Il Tirreno

Ecco l’impero di Mr Jsw, patron di un vero colosso

Ecco l’impero di Mr Jsw, patron di un vero colosso

Tra i più grandi produttori mondiali, già nel 2014 aveva tentato di acquisire la Lucchini prima che prevalesse la proposta della società algerina Cevital di Issad Rebrab

3 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Sajjan Jindal, 59 anni, è a capo del terzo gruppo siderurgico indiano, considerato tra i più grandi produttori mondiali. Jindal south west è specializzato in rotaie, travi, vergella, profilati per costruzioni e laminati piatti: oggi ha un potenziale produttivo che supera i 14 milioni di tonnellate di acciaio annue.

Se l’obiettivo è arrivare a produrre fino a 40 milioni nei prossimi 10 anni, come annunciato dallo stesso Jindal, l’ingresso in Europa è una via obbligata che del resto Jindal cercava di imboccare da tempo, almeno dal 2014 quando la sua proposta per l’acquisto di Piombino (all’epoca limitata all’uso dei laminatoi, con 750 lavoratori) venne superata da quella di Rebrab che invece prometteva il reimpiego di tutti i lavoratori e la realizzazione di due forni elettrici. Tentativo replicato, in grande, con l’Ilva di Taranto in una gara poi vinta da Arcelor Mittal. La società di Mumbai, guidata da Sajjan Jindal, è la principale tra le realtà delle attività della galassia dell’omonima famiglia indiana (riunite nella Jindal Group) suddivise, alla scomparsa del fondatore Om Prakash JIndal, tra i quattro figli Prithviraj, Ratan, Naveen, e, appunto, Sajjan. Aziende riconducibili a un’unica conglomerata da 18 miliardi di dollari di fatturato.

Jsw, nata nel 1982 con la creazione di un’acciaieria vicino a Mumbai, nel tempo ha raggiunto le dimensioni attuali, con sei siti produttivi attivi, interessi nel minerario in Africa e Cile, attività negli Stati Uniti. A livello complessivo il gruppo Jsw ha interessi diversificati, oltre che nell’acciaio e nel minerario, anche nell’energia, nei gas industriali, nella logistica portuale, nell’alluminio, nel cemento.

Intanto la produzione del gruppo è cresciuta del 18,7% nel terzo trimestre del nuovo anno fiscale. Le acciaierie del gruppo guidato da Sajjan Jindal hanno infatti prodotto 4,11 milioni di tonnellate di prodotti finiti contro i 3,86 milioni del periodo corrispondente nell’esercizio precedente.

Forte il legame con l’Italia: nel 2014 la famiglia Jindal scelse Firenze per un matrimonio da 700 invitati, della figlia di Sajjan, Tanvi. Matrimonio da favola, con feste che fra colline e centro città si svilupparono per tre giorni.

Nello stesso anno avvenne l’approccio sulla ex Lucchini: a Firenze Jindal incontrò Matteo Renzi e poi alla presidenza della Regione il Governatore Enrico Rossi. La visita si concluse con una sua frase scritta sul libo delle visite: «Spero che aiuteremo o Piombino a tornare ai vecchi giorni di gloria con il nuovo piano industriale». Sembrava tutto fatto, seppure con prospettive di più basso profilo per il futuro delle acciaierie piombinesi, poi l’arrivo di Issad Rebrab scompaginò il quadro.

Il rimpianto di quella scelta – che pure Renzi aveva benedetto nel dicembre del 2014 – si è ritrovato nelle parole dell’ex premier e attuale segretario del Pd, che nel suo recente viaggio in treno per l’Italia, confidò a un gruppo di operai piombinesi: ««Rebrab? Furono Rossi e Landini a volerlo. Io penso che l’operazione con Jindal, che avevo conosciuto a Firenze, andasse fatta 3 anni fa».(cloz)



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web