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Livorno, la sentenza: udienze solo nel 2018 poi stop al tribunale

Livorno, la sentenza: udienze solo nel 2018 poi stop al tribunale

Lo rende noto il dirigente amministrativo del capoluogo Gli avvocati ormai rassegnati. Le elezioni unica speranza 

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PORTOFERRAIO. Il programma delle udienze fissate per il 2019 non prevede il dibattimento nella sezione distaccata del tribunale di Portoferraio.

Lo rende noto il presidente e il dirigente amministrativo dello stesso tribunale di Livorno, in coerenza con le linee d’indirizzo adottate dal Ministero di Grazia e Giustizia. Che tradotto in termini più semplici significa cancellazione della sezione di via Guerrazzi. Come del resto era stato ampiamente preannunciato al termine del convegno che si tenne, nel dicembre 2015 a Ischia, tutto incentrato sul trattamento della giustizia sulle cosiddette isole minori.

All’epoca si ottenne una proroga di altri due anni di apertura dei tribunali insulari (nell’elenco figurava anche quello dell’Elba), che fu inserita nel decreto Milleproroghe, all’epoca all’esame del Parlamento. Scaduto l’allungamento, rispunta quello che fin dall’inizio apparve molto chiaro: la soppressione. Comunque sia. E questo appare oggi il panorama. All’epoca andò a Ischia una delegazione di avvocati elbani (Paolo Di Tursi, Carla Leonardi, Cesarina Barghini, Francesco Magro e Francesca Iovine) insieme con una rappresentanza di pubblici amministratori.

Apparve fin da allora che i rappresentanti elbani erano riusciti a strappare una boccata d’ossigeno per le sorti del tribunale elbano, che avrebbe però allungato l’agonia, come oggi purtroppo si delinea nella sua cruda realtà. Ora, rispetto al 2014, solidarietà e lo schierare a fianco degli avvocati elbani per salvare il salvabile sulla maggiore isola della Toscana appare più debole, se si esclude la recente dichiarazione dell’onorevole Velo e delle associazioni di categoria elbane.

Mentre continua la teoria di trasferimento nel capoluogo provinciale dei faldoni che prima erano conservati nell’archivio della sede di via Guerrazzi. «Si tratta – sottolinea amaramente Paolo Di Tursi, che parla anche a nome dei suoi colleghi elbani – di un’ulteriore dimostrazione che la rotta che si sta perseguendo ci porta dritti dritti alla chiusura degli uffici giudiziari». La concessione di Ischia è stato un contentino che ha il sapore di aver fatto durare ancora per due anni in vita una realtà che era comunque compromessa.

Quindi tutto finirà con dicembre 2018. Un preallarme era scattato in questi due anni di proroga da un’attività dibattimentale, nella sede portoferraiese, molto limitata. Furono esaminate soltanto le cause che erano scattate solo dopo la pubblicazione del decreto di riapertura del 2014. Quelle precedenti furono d’ufficio trasferite a Livorno.

«In questo periodo – continua il portavoce degli avvocati elbani – stiamo procedendo al buio. Conosciamo che fine faremo, ma la speranza è l’ultima a morire».

E cosa sperano gli avvocati elbani e di converso anche la comunità elbana? In un altro emendamento, come quello che sono riusciti a strappare per le isole minori d’Italia a Ischia. Infatti il 19 febbraio, con decreto del Ministro della Giustizia, in base all’indagine condotta sulle condizioni operative per il ripristino del servizio giudiziario presso le sezioni distaccate insulari, venne fissato per il 6 ottobre 2014 la data di inizio del funzionamento della sezione distaccata del Tribunale di Livorno con sede in Portoferraio. Quei tempi appaiono lontani. Perché rispetto ad allora non si è registrata una presa di coscienza del problema da parte delle istituzioni pubbliche. Ma neanche di enti rappresentanti del mondo politico locale e provinciale, come invece avvenne anni fa. Rimane ancora una carta da calare sul tavolo, le elezioni del 4 marzo.

«Più che di promesse elettorali – conclude Di Tursi – abbiamo bisogno di garanzie certe. Assicurazioni che si trasformino in atti concreti. E non parlo dei disagi che noi avvocati elbani potremmo incontrare andando a discutere le cause a Livorno; ma mi riferisco alle difficoltà logistiche di residenti elbani interpellati al dibattimento».

Luigi Cignoni

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