Il Tirreno

Da Pietro Gori ad Ageno, la contestazione silenziosa divide la piazza

La contestazione contro il cambio di nome alla piazza
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La contestazione contro il cambio di nome alla piazza

Un'ottantina di persone con un garofano rosso in mano o nel bavero della giacca hanno protestato (senza interromperla) contro la reintitolazione della piazza all'ex sindaco morto per un infarto

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PORTOFERRAIO. La pacificazione e riunificazione voluta dalla giunta guidata da Mario Ferrari è stata smentita dalla geometria. La mattina di sabato 3 febbraio, infatti, la nuova piazzetta Giovanni Ageno (ormai ex piazza Pietro Gori), intitolata all'ex sindaco di Portoferraio morto per un infarto nel 2005 e uscito indenne (solo dopo la morte) dallo scandalo di Elbopoli, era divisa in due fazioni.

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Separate come da un muro invisibile. Da una parte qualche decina di persone e le autorità civili e militari, riunite sotto il palco allestito dalla giunta. Nella parte opposta della piazza, sulle scalinate del palazzo delle ex Poste e sotto la lapide dedicata a Pietro Gori, il cavaliere errante dell'anarchia, un'ottantina di cittadini. Tutti con un garofano rosso in mano e nel bavero della giacca. In silenzio per buona parte della cerimonia, che del resto è andata avanti senza interruzioni. L'idea era chiara. Portare un saluto a Pietro Gori, senza offendere la memoria di Giovanni Ageno.

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Dopo le parole del sindaco, dell'ex assessore della giunta Ageno, Riccardo Nurra e dell'ex sindaco di Rio Marina Francesco Bosi, il primo cittadino ha scoperto la targa della nuova piazzetta Ageno con il figlio dell'ex primo cittadino.

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Un momento vissuto con commozione da chi ha vissuto l'esperienza politica e umana di Giovanni Ageno. Ma il gesto della giunta è stato preso come un affronto alla memoria di un gigante della storia come Pietro Gori da chi è rimasto, per tutta la cerimonia, sotto la lapide dell'anarchico. E quando la targa è stata scoperta sono partiti alcuni fischi, seguiti al termine della cerimonia dai cori "Gori, Gori". E ancora "Non si cancella la storia!".

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I contestatori, alcuni dei quali arrivati dal continente con le bandiere dei gruppi anarchici toscani e del partito comunista dei lavoratori della Maremma, hanno intonato per diversi minuti "Addio Lugano Bella" e altri canti del poeta-avvocato. Un modo per salutare l'anarchico accompagnato fuori dalla piazza dopo 107 anni dalla sua morte. E per contestare una scelta vissuta come una provocazione.

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