Italia
Magona, il tavolo del Mise è l’obiettivo sindacale
Assemblee in fabbrica: «60 lavoratori non possono pagare i problemi di Taranto» Su Aferpi è arrivata la convocazione per martedì prossimo da parte di Calenda
PIOMBINO. La questione della cessione di Magona al gruppo Arvedi, con la decisione di Mittal di non cedere il reparto verniciatura, prevedendo tra un anno il suo trasloco (e quello di 60 lavoratori) a Genova, deve finire sul tavolo del ministro Carlo Calenda, perché questo tema è strettamente legato all’acquisizione dello stabilimento Ilva di Taranto da parte di Arcelor Mittal.
È questa la posizione di Fim, Fiom e Uilm che ieri il sindacato, dopo il primo incontro a Cremona con Giovanni Arvedi ha esposto ai lavoratori riuniti in assemblea, ribadendo che il trasferimento di quei 60 lavoratori è inaccettabile, «anche perché lo stabilimento non può rinunciare alla diversificazione produttiva di un prodotto dal valore aggiunto come il verniciato – ha detto Claudio Valacchi, coordinatore rsu Fiom – oltre tutto col conseguente ridimensionamento dei volumi di produzione del treno e delle zincature».
Venerdì 12 febbraio intanto è fissato un nuovo incontro con Arcelor Mittal, dove si capirà se qualcosa è cambiato nell’impostazione aziendale rispetto alla questione della verniciatura. «Ma intanto andiamo avanti nel percorso sindacale – ha proseguito Valacchi – che porti la questione al tavolo ministeriale Ilva. Perché la vicenda di Taranto non può esser fatta pagare a 60 lavoratori di Magona, e non può concludersi senza aver messo in sicurezza i 60 lavoratori che alle dipendenze di Arvedi operino sulla verniciatura, linea 2 o 1 che sia».
Claudio Bartolommei, coordinatore rsu Uilm, ha sostenuto come in questa fase sia indispensabile «mantenere l’unità tra i lavoratori, siamo tutti parte dello stesso stabilimento e così dobbiamo rimanere e continuare a ragionare. Oggi abbiamo un percorso chiaro davanti – ha proseguito – e cioè alzare il tiro e portare la discussione al tavolo istituzionale, nazionale e ministeriale. Se l’azienda va avanti con l’attuale linea non solo non glielo permetteremo e non si vernicerà, ma fermeremo la produzione».
Intanto sul fronte Aferpi, è arrivata la convocazione ai sindacati da parte del ministro Calenda per martedì prossimo 6 febbraio. Per quella data Calenda vuole dal commissario Piero Nardi le carte che consentano di prefigure da parte di Cevital una situazione di insolvenza prospettica. Calenda aspetta una mossa da Issad Rebrab, che vada oltre la lettera inviata dall’industriale algerino, in cui ribadisce l’intenzione di cedere Aferpi accusando però di fatto il Governo di intralciare le trattative.(cloz)
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