Concessioni portuali, altolà del sindacato
Il 31 la scadenza: «Solo Piombino Logistics può procedere a carico e scarico delle navi». Rischio insolvenza, si muove il collegio sindacale
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PIOMBINO. I sindacati ribadiscono la necessità di un incontro urgente col ministro Carlo Calenda, mentre si avvicina (31 gennaio) la scadenza delle concessioni portuali che mette in allarme 164 lavoratori della Piombino Logistics.
Per questo ieri in un documento segreterie Fim, Fiom e Uilm e coordinatori rsu di Aferpi e Piombino Logistics hanno ribadito che «in questa fase di incertezza totale, così come vanno garantite le produzioni e la possibilità di aggiudicarsi gli appalti, non ci si può permettere che il lavoro di carico e scarico delle navi, che ha sempre svolto il personale ex Lucchini oggi Piombino Logistics, possa essere effettuato da imprese diverse o addirittura in altri porti. Si sta parlando di 164 famiglie – proseguono i sindacati – che devono essere tutelate e che non possono essere utilizzate né dall’azienda né dal Governo come scudi umani. Si sta parlando della dignità di 164 lavoratori, ma anche del mantenimento della vita stessa dello stabilimento, e della possibilità di poterlo utilizzare per il futuro dell’intera comunità. Aferpi e Piombino Logistics insieme rappresentano un patrimonio inscindibile».
Sul punto l’Autorità portuale si pronuncerà nei prossimi giorni, la richiesta del sindacato è chiara: non rinnovare le concessioni aprirebbe un processo pericoloso, anche dal punto di vista del contenzioso legale avviato dal Governo nei confronti di Issad Rebrab.
Che nei prossimi giorni potrebbe trovarsi a fronteggiare, su questo versante, un problema nuovo: secondo alcune fonti infatti il collegio sindacale Aferpi intende incontrare nei prossimi giorni il cda. Un confronto che potrebbe essere legato alla richiesta posta al collegio dal commissario Piero Nardi a metà novembre e cioè la verifica sulla sussistenza o meno delle condizioni per la continuità industriale, in grado cioè di evitare una situazione di “insolvenza prospettica”, cioè una sorta di irreversibilità della situazione di dissesto.
Il sindacato intanto chiede l’incontro a Calenda perché, ribadendo la necessità che, «come condiviso con il Governo, debbano essere messe in campo tutte le procedure per costringere Rebrab a cedere lo stabilimento ad un altro imprenditore», ritiene necessario «conoscere le tempistiche previste dal Governo. Calenda continua a dichiarare che esistono altri imprenditori interessati, afferma che non è ammissibile essere ostaggi di Rebrab, ma non possiamo attendere tempi biblici e deve essere altrettanto chiaro che non ci renderemo neppure ostaggi del ministro».(cloz)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Per questo ieri in un documento segreterie Fim, Fiom e Uilm e coordinatori rsu di Aferpi e Piombino Logistics hanno ribadito che «in questa fase di incertezza totale, così come vanno garantite le produzioni e la possibilità di aggiudicarsi gli appalti, non ci si può permettere che il lavoro di carico e scarico delle navi, che ha sempre svolto il personale ex Lucchini oggi Piombino Logistics, possa essere effettuato da imprese diverse o addirittura in altri porti. Si sta parlando di 164 famiglie – proseguono i sindacati – che devono essere tutelate e che non possono essere utilizzate né dall’azienda né dal Governo come scudi umani. Si sta parlando della dignità di 164 lavoratori, ma anche del mantenimento della vita stessa dello stabilimento, e della possibilità di poterlo utilizzare per il futuro dell’intera comunità. Aferpi e Piombino Logistics insieme rappresentano un patrimonio inscindibile».
Sul punto l’Autorità portuale si pronuncerà nei prossimi giorni, la richiesta del sindacato è chiara: non rinnovare le concessioni aprirebbe un processo pericoloso, anche dal punto di vista del contenzioso legale avviato dal Governo nei confronti di Issad Rebrab.
Che nei prossimi giorni potrebbe trovarsi a fronteggiare, su questo versante, un problema nuovo: secondo alcune fonti infatti il collegio sindacale Aferpi intende incontrare nei prossimi giorni il cda. Un confronto che potrebbe essere legato alla richiesta posta al collegio dal commissario Piero Nardi a metà novembre e cioè la verifica sulla sussistenza o meno delle condizioni per la continuità industriale, in grado cioè di evitare una situazione di “insolvenza prospettica”, cioè una sorta di irreversibilità della situazione di dissesto.
Il sindacato intanto chiede l’incontro a Calenda perché, ribadendo la necessità che, «come condiviso con il Governo, debbano essere messe in campo tutte le procedure per costringere Rebrab a cedere lo stabilimento ad un altro imprenditore», ritiene necessario «conoscere le tempistiche previste dal Governo. Calenda continua a dichiarare che esistono altri imprenditori interessati, afferma che non è ammissibile essere ostaggi di Rebrab, ma non possiamo attendere tempi biblici e deve essere altrettanto chiaro che non ci renderemo neppure ostaggi del ministro».(cloz)
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