Il Tirreno

«Indotto, servono misure straordinarie»

«Indotto, servono misure straordinarie»

Fim, Fiom e Uilm rivendicano la propria azione e accusano l’Usb: ci attacca solo per ottenere qualche tessera in più

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PIOMBINO. Usb poco tenera con le sigle confederali dei metalmeccanici. Che replicano con altrettanta durezza al sindacato autonomo recentemente nato anche a Piombino.

«È evidente – scrivono Fim, Fiom e Uom – che per l’Usb è molto più facile attaccarci, piuttosto che contestare le aziende e proporre soluzioni che siano percorribili per dare una risposta concreta ai lavoratori. In tutti questi anni non hanno portato alcun contributo a sostegno delle vertenze di Piombino per salvare i posti di lavoro, né per i diretti, né per l’indotto».

Le tre organizzazioni di categoria affermano di aver fatto in questi anni decine di iniziative, che ne stanno facendo ancora e continueranno «nonostante le mille difficoltà. Solo per avere visibilità e autolegittimarsi, è vergognoso attaccare chi tutti i giorni si impegna a cercare le migliori soluzioni per tutti, speculando sulla pelle dei lavoratori. Tutti questi paladini dell’ultimo minuto, che hanno trovato terreno fertile in questa crisi bestiale e che oggi si vendono come i detentori della verità assoluta, farebbero bene a portare avanti le proprie idee e le proprie proposte, ammesso che ne abbiano. Ma è evidente – si aggiunge nella nota – che non è così, e trovano il loro sport preferito nell’attaccare chi da oltre 9 anni si impegna a tutelare i lavoratori».

Fim, Fiom e Uilm non hanno dubbi: l’Usb mancherebbe sia di conoscenza del problema, che di fondamento, «come ad esempio il “tutti dentro” riferito ai lavoratori diretti che noi abbiamo sempre rivendicato come elemento imprescindibile per la salvaguardia di tutti i posti di lavoro, ed ottenuto il 1 novembre 2016 con il passaggio dei lavoratori in Aferpi e Piombino Logistics».

«Sproloqui», insomma basati sulla scarsa conoscenza della normativa. «Se conoscessero la Legge Marzano, probabilmente capirebbero che questa prevede regole di accesso ben precise, in cui le piccole aziende del territorio come quelle dell’indotto, non sono comprese per requisiti. E questo – prosegue la nota – per effetto della legge che ha validità in tutto il territorio nazionale e non solo a Piombino. E siccome per noi non esistono lavoratori di serie A o serie B, ma esistono solo le persone e le loro famiglie da tutelare, ci siamo attivati fin dall’inizio di questa vicenda – a fronte di queste gravi difficoltà e carenze normative – per chiedere al Governo misure eccezionali che derogassero alla legge vigente al fine di tutelare l’indotto».

Fim, Fiom e Uilm rivendicano al loro operato l’aver ottenuto che nelle aree di crisi complessa, fosse concesso un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria, «adottata per alcune aziende, impedendo il licenziamento di decine di lavoratori. Con le aziende abbiamo sempre cercato di stipulare ogni tipo di accordo possibile, talvolta anche derogando agli strumenti ordinari. È chiaro – proseguono – che il tempo non ha giocato a nostro favore ma il nostro lavoro non si ferma e attraverso i numerosi tavoli aperti per l’indotto, siamo riusciti ad avere almeno lo sblocco dei 30 milioni da destinare alle politiche attive del lavoro per i disoccupati e la mobilità in deroga per coloro che la terminano nel 2017. Ovviamente – chiude la nota delle tre organizzazioni – queste misure non sono né risolutive, né soddisfacenti perché Piombino necessita di interventi straordinari soprattutto per ampliare le tutele sociali. Ma non accettiamo lezioni da chi promuove solo azioni di natura propagandistica, buona solo a ottenere un applauso o una tessera».



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