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Ci sarà il Sammuri bis, via libera al Senato
Per il ritorno del presidente uscente manca il voto in commissione alla Camera. Solo il M5S contrario: «Non può, è in pensione». La replica: «Solo sciocchezze»
PORTOFERRAIO. Giampiero Sammuri è ormai a un passo dal ritorno da presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano. La commissione ambiente del Senato della Repubblica ha infatti espresso parere favorevole alla sua nomina, proposta dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti d’intesa con il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Per l’ufficialità del Sammuri bis occorrerà attendere il voto della commissione Ambiente della Camera, calendarizzato per il prossimo martedì, quindi sarà il ministro a dover porre la firma sul decreto che, di fatto, ridarà un presidente al Parco con sede all’Enfola, attualmente amministrato dal presidente facente funzione Stefano Feri.
Il ritorno dell’ultimo presidente del Parco era nell’aria ormai da giorni e, nei mesi scorsi, era stato caldeggiato nell’ambiente della politica e delle istituzioni dell’isola d’elba. Rispetto al recente passato dell’ente Parco la fase pre-nomina è stato meno turbolento e segnato fin dall’inizio da una convergenza sul nome dell’ultimo presidente, il cui incarico è scaduto la scorsa estate. Sammuri, presidente di Federparchi, non si sbilancia prima del voto della commissione della Camera dei Deputati ma non nasconde la soddisfazione per il suo probabile ritorno all’isola d’Elba. «È chiaro che la nomina sia stata effettuata dopo aver verificato la mia disponibilità – spiega – se questa ipotesi andasse in porto sarei contento, mi sono trovato molto bene all’Elba e tornerei volentieri sull’isola».
Il passaggio in commissione è stato accompagnato anche da una polemica, innescata dall’attacco dei parlamentari del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Ambiente di Camera e Senato: «Il nostro no alla sua nomina è forte e chiaro», hanno annunciato i pentastellati che imputano a Sammuri la paternità del disegno di legge sui Parchi che «con tutte le nostre forze stiamo cercando di affossare. In questo disegno di legge presidente e direttore dei parchi diventano cariche politiche senza alcun riferimento alla preparazione naturalistica». Inoltre, aggiungono, i parlamentari 5 Stelle «ci risulta sia in pensione, quindi per la legge Madia la sua dovrebbe essere una nomina temporale, non certo una scelta di ampio respiro. Ma su questo vorremmo vederci chiaro».
La replica di Sammuri non si è lasciata attendere: «Quello che mi stupisce e mi preoccupa però sono le motivazioni addotte. Infatti il parere contrario deriva dal fatto che io sarei “tra gli ispiratori e fautori del disegno di legge sui parchi” attualmente in discussione al Senato e giudicato molto negativamente dai parlamentari pentastellati. Premetto che in questo, come in tutti gli altri casi, le leggi le pensano, le scrivono e le propongono i parlamentari e che sulla proposta di legge in questione, non io personalmente, ma la Federparchi, l’associazione che ho l’onore di rappresentare, ha semplicemente espresso pareri e valutazioni sui testi e gli emendamenti che il parlamento sovrano ci proponeva». Sammuri difende la riforma nel merito e risponde anche alla questione della pensione: «Sull’incompatibilità non ci perdo nemmeno tempo, tutte le nomine prima di essere proposte sono vagliate con puntigliosità e competenza dagli uffici competenti che, nel caso specifico, sono quelli del ministero dell’ambiente e che sono estremamente meticolosi. E proprio cinque mesi fa è stato nominato il presidente del Parco dell’Appennino Tosco Emiliano che è nelle mie stesse identiche condizioni».
Sammuri non percepirà l’indennità prevista per il ruolo del presidente del Parco.
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