Il presidio
la protesta di Filcams cgil e ugl
Rischiano il posto 60 lavoratrici delle mense e delle pulizie
PIOMBINO. C’è un nuovo fronte occupazionale a rischio, quello delle lavoratrici delle mense e delle pulizie di Aferpi, una sessantina di persone.«A giugno le stesse dettero inizio ad un percorso di...
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PIOMBINO. C’è un nuovo fronte occupazionale a rischio, quello delle lavoratrici delle mense e delle pulizie di Aferpi, una sessantina di persone.
«A giugno le stesse dettero inizio ad un percorso di lotta per vedere riconosciuto un ammortizzatore della stessa durata dei colleghi metalmeccanici – spiegano in una nota le rsa di Filcams Cgil e Ugl terziario – Furono coinvolte le istituzioni locali e la commissione pari opportunità che in un consiglio comunale portarono all’ordine del giorno una mozione, approvata all’unanimità da tutte le forze politiche, dove si chiedeva un diritto al lavoro e alla dignità con utilizzo di un ammortizzatore per compensare quelle ore che oggi non è possibile più lavorare».
Persone che ancora lavorano, con turni saltuari di due-tre ore e che iniziano anche alle 6 di mattina, sopravvivendo con 400-500 euro al mese. «Persone che chiedevano e chiedono oggi – dicono Filcams Cgil, Ugl terziario – che sia data loro la possibilità di salvaguardare quel poco di lavoro che ancora rimane. A giugno è stato sottoscritto, dalle aziende e sindacati, un verbale per la riattivazione della cassa integrazione che a settembre ci risulta sia stato approvato e che a distanza di quasi due mesi lo stesso Ministero che lo aveva concesso rimette in discussione».
Le rsa e le segreterie di Filcams e Ugl terziario stanno chiedendo spiegazioni «di quella che sembrerebbe una notizia assurda. La gravità sta nel fatto, non solo che una sessantina di lavoratrici diventerebbero nuove disoccupate della tanto proclamata “area di crisi complessa”, ma anche che non esiste un trattamento paritario con decreti straordinari concessi per alcuni lavoratori e decreti approvati e poi modificati in peggio per altri».
Le due organizzazioni sindacali annunciano quindi che intraprenderanno «qualsiasi forma di lotta, chiedendo ancora una volta la collaborazione e il sostegno di tutte le forze politiche, commissione delle pari opportunità e associazioni che ci hanno sostenuto».
Oggi le rsa si riuniranno con le segreterie e decideranno «i percorsi da seguire con serietà e senso di responsabilità che le hanno sempre contraddistinte senza mai utilizzare strumentalmente il dramma delle lavoratrici che in primo luogo sono persone e non semplici numeri».
«A giugno le stesse dettero inizio ad un percorso di lotta per vedere riconosciuto un ammortizzatore della stessa durata dei colleghi metalmeccanici – spiegano in una nota le rsa di Filcams Cgil e Ugl terziario – Furono coinvolte le istituzioni locali e la commissione pari opportunità che in un consiglio comunale portarono all’ordine del giorno una mozione, approvata all’unanimità da tutte le forze politiche, dove si chiedeva un diritto al lavoro e alla dignità con utilizzo di un ammortizzatore per compensare quelle ore che oggi non è possibile più lavorare».
Persone che ancora lavorano, con turni saltuari di due-tre ore e che iniziano anche alle 6 di mattina, sopravvivendo con 400-500 euro al mese. «Persone che chiedevano e chiedono oggi – dicono Filcams Cgil, Ugl terziario – che sia data loro la possibilità di salvaguardare quel poco di lavoro che ancora rimane. A giugno è stato sottoscritto, dalle aziende e sindacati, un verbale per la riattivazione della cassa integrazione che a settembre ci risulta sia stato approvato e che a distanza di quasi due mesi lo stesso Ministero che lo aveva concesso rimette in discussione».
Le rsa e le segreterie di Filcams e Ugl terziario stanno chiedendo spiegazioni «di quella che sembrerebbe una notizia assurda. La gravità sta nel fatto, non solo che una sessantina di lavoratrici diventerebbero nuove disoccupate della tanto proclamata “area di crisi complessa”, ma anche che non esiste un trattamento paritario con decreti straordinari concessi per alcuni lavoratori e decreti approvati e poi modificati in peggio per altri».
Le due organizzazioni sindacali annunciano quindi che intraprenderanno «qualsiasi forma di lotta, chiedendo ancora una volta la collaborazione e il sostegno di tutte le forze politiche, commissione delle pari opportunità e associazioni che ci hanno sostenuto».
Oggi le rsa si riuniranno con le segreterie e decideranno «i percorsi da seguire con serietà e senso di responsabilità che le hanno sempre contraddistinte senza mai utilizzare strumentalmente il dramma delle lavoratrici che in primo luogo sono persone e non semplici numeri».
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