Ecco i volontari col sorriso in aiuto di chi soffre
Un'associazione in Val di Cornia si occupa delle famiglie che hanno un malato terminale in casa
PIOMBINO. È vero di cancro, al giorno d’oggi, non è detto che si muoia, ma l’alone terrificante che avvolge questa malattia è rimasto intatto negli anni nonostante i progressi della ricerca scientifica. La comunicazione della diagnosi è un evento traumatico che nella mente della persona malata e di tutti coloro che gravitano attorno a lei, evoca immediatamente sentimenti di ansia, paura e smarrimento. Per questo motivo il cancro è visto non solo come una malattia individuale, ma anche familiare in quanto colpisce ogni membro della famiglia, ristrutturando i ruoli all’interno di essa.
Qui diventa fondamentale il ruolo di un’associazione come quella della Val di Cornia, attiva ormai da dieci anni, essendosi costituita il 15 novembre 2007. Dal 2008 è iscritta all’albo regionale Onlus. Dall’aprile 2009 opera attraverso una convenzione con l’Asl e i primi servizi offerti dall’associazione attraverso convenzioni con professionisti sono stati quelli di supporto fisioterapico, in collaborazione con l’associazione Hidra, e di supporto psicologico. Tutti i professionisti che offrono questi servizi dal 2009 hanno svolto un tirocinio presso l’Hospice di Livorno e da poco l’associazione ha anche un medico palliativista. Ha circa 150 soci e 15 volontari.
A presiedere l’associazione è Alberto Maestrini, affiancato da Rosaria Lombardo (vice), Anna Pettinario (segretario) e da un consiglio formato da Nadia Bruni, Adriano Della Schiava, Lia Filoni, Giuseppina Pacifici, Maria Laura Pieroni, Carmela Proto e Franco Bonucci.
Il fantasma della morte, accompagnato da un profondo senso di minaccia, colpa e disperazione, causa profondi cambiamenti e un continuo sforzo adattivo per poter fronteggiare la complessità di una malattia lunga, sia che si parli di guarigione che di sopravvivenza. Dopo un’iniziale fase di choc e rifiuto della malattia, la famiglia si unisce al malato per poter combattere al suo fianco. Questo comporta però una nuova definizione e divisione dei ruoli familiari, una revisione nella gestione del tempo, una minor energia da dedicare agli altri membri della famiglia e il peso di accresciute responsabilità, oltre ad eventuali problemi economici legati alle cure mediche. Queste trasformazioni danno luogo a nuove forme di comunicazione, reciprocità ed intimità e una buona comunicazione diventa, quindi, essenziale per poter uscire dalla fragilità e permettere di contenere meglio la minaccia di una eventuale perdita.
«Purtroppo siamo ancora poco conosciuti – ci dicono dall’associazione – perché il concetto stesso di cure palliative è poco accettato dalle famiglie. Noi non curiamo le persone, ma la legge riconosce il diritto delle persone di essere assistite e accompagnate nel modo migliore alla fine della vita». Quando combattere la malattia non è più possibile, bisogna accompagnare la persona affetta dalla neoplasia con una terapia del dolore mirata e le cure palliative possono fornire un aiuto psicologico in termini di sostegno emozionale. Un’equipe selezionata assisterà il paziente che deve affrontare il suo fine vita e tutti i familiari che vivono un percorso parallelo. Provvedere al sollievo del dolore, migliorare, per quanto possibile la qualità della vita, offrire il supporto psicologico necessario, affermare la vita, la dignità e le volontà della persona, considerando il morire un evento naturale, sono i principali obiettivi delle cure palliative.
Info. Molte informazioni si possono trovare sul sito www.curepalliativevdc.net, dove c’è una maschera per fare la richiesta di assistenza. La sede è al secondo piano dell’ospedale Villamarina. I telefoni e la email sono 0565 67975 e curepalliative.pb@libero.it.
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