Il Tirreno

Aferpi, gli operai Fiom salgono sul tetto

di Cristiano Lozito
Aferpi, gli operai Fiom salgono sul tetto

«Rebrab se ne deve andare, il 30 vogliamo risposte precise dal Governo». Alla protesta partecipa l’Uglm, si dissociano Fim e Uilm

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PIOMBINO. Gli operai sono tornati sul tetto, dopo 5 anni passati invano alla ricerca di una ripresa delle acciaierie. Ma rispetto al 2012 (quando protagonista di quella protesta con i lavoratori fu anche l’allora sindaco Gianni Anselmi) c’erano solo le tute blu della Fiom e quelle dell’Uglm, strana coppia formatasi nei giorni più caldi della vertenza ex Lucchini, mentre Fim e Uilm continuano a giudicare inopportune queste manifestazioni di protesta a pochi giorni dall’ultimatum del Governo a Issad Rebrab.

Ieri dunque alcuni operai si sono incatenati ai cancelli della direzione aziendale di Aferpi e degli uffici del commissario, Piero Nardi, altri sono saliti sul tetto degli uffici srotolando uno striscione con scritto “Calenda, l’unica via è mandarlo in Algeria”, riferito appunto a Rebrab.

Una manifestazione pacifica, iniziata poco prima dell’alba e conclusa a metà mattinata, che aveva lo scopo di richiamare il Governo agli impegni presi per Piombino. Aferpi dal canto ha chiesto ai pochissimi lavoratori di turno di restare a casa, decisione criticata dalla Fiom.

«Il 30 incontriamo il Governo e per noi non sarà una passerella, perché vogliamo risposte precise», ha affermato David Romagnani, segretario territoriale della Fiom durante la manifestazione a cui ha partecipato anche il coordinatore nazionale della siderurgia, Mirco Rota.

«Cevital ha fermato questo stabilimento – ha proseguito Romagnani – e quindi deve lasciare la mano a chi può costruire una prospettiva reale per il territorio, ma è necessario garantire gli ammortizzatori sociali per i lavoratori in attesa della ripresa dell’attività produttiva. Oggi siamo qui per evidenziare il disagio dei lavoratori e di una città».

Fim e Uilm dal canto loro hanno ribadito la propria posizione rispetto a quella da loro definita «fuga in avanti della Fiom» delle ultime settimane («noi non avalliamo iniziative per l’interesse di pochi ma che prendono in giro molti»), attaccando direttamente Rota, che da poco alla guida dei siderurgici Cgil, è considerato il regista della svolta sul fronte delle azioni di protesta nella vertenza Aferpi.

«Rota proceda pure con i suoi programmi e la sua agenda – dicono in una nota Fim e Uilm – noi andremo avanti con i nostri nazionali, così come avvenuto per i contratti separati. I fatti di oggi e i risultati per i lavoratori parlano per tutti. In questa situazione così delicata le persone che rappresentiamo non sono interessate alle polemiche tra sindacati, piuttosto vogliono risposte: Fim e Uilm hanno il loro percorso, condiviso sempre con i lavoratori e portato avanti con forza e determinazione, che passa dalla messa in sicurezza del reddito di tutti e dalla ripartenza della produzione di acciaio».

Fim e Uilm spiegano quindi che al ministro Carlo Calenda il 30 ribadiranno la richiesta «del rispetto e della coerenza dei termini previsti nell’addendum. Dopo il 31 ottobre saremo convocati e già da oggi chiediamo il coinvolgimento delle rsu, perché sarà in quella sede che apprenderemo l’esito finale. Al rientro da quell’incontro terremo subito le assemblee con tutti i lavoratori».

L’Uglm, infine, ritiene che la vertenza «sia ancora lontana dalla parola fine. Non ci appassionano le polemiche sindacali. Noi condividiamo obiettivi con chi persegue il nostro stesso fine, il bene dei lavoratori».



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