Il presidio
L’isola ricorda le vittime dell’Andrea Sgarallino
di Luigi Cignoni
Il piroscafo fu abbattuto dal missile di un sommergibile inglese, oltre 300 i morti Ieri al Molo Elba di Portoferraio la commemorazione davanti a cittadini e autorità
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PORTOFERRAIO. Tre fischi di sirena prolungati in darsena e il lancio dalla motovedetta degli ormeggiatori di una corona d’alloro in mare da parte di alcuni bambini della scuola primaria dell’Istituto comprensivo di Portoferraio sono stati il clou della commemorazione voluta dall’amministrazione comunale dell’affondamento del piroscafo di linea Andrea Sgarallino.
La cerimonia era stata prevista per le 9,30 di ieri, giorno del 74° anniversario della più grande tragedia della Marina civile italiana (morirono oltre trecento persone) nel corso della seconda guerra mondiale, giusto per l’introduzione da parte del primo cittadino Mario Ferrari e la disposizione sulla banchina del molo Elba delle rappresentanze militari, dei delegati delle varie associazioni combattenti presenti all’Elba fra cui i Bersaglieri (Andrea Sgarallino, colonnello livornese dei Bersaglieri eroe del nostro Risorgimento) e di un gruppo numeroso di studenti della scuola dell’obbligo del capoluogo, aspettando che l’orologio di Porta a Mare segnasse le 9,49. La stessa ora in cui si fermarono gli orologi a bordo del piroscafo colpito da due siluri lanciati dal sommergibile inglese Hms Uproar, comandato da L. E. Herrik. Lo Sgarallino, dopo essersi spezzato in due, colò a picco al largo di Nisporto.
«Abbiamo optato per il molo Elba per commemorare la tragedia dello Sgarallino – ha detto iniziando il discorso il sindaco Mario Ferrari – perché era da questo luogo che il piroscafo partiva per effettuare i collegamenti con il continente. Dopo l’occupazione nazista dell’isola la nave fu requisita battente bandiera tedesca. Probabilmente per questa circostanza e per il suo aspetto di nave da guerra, avvenne la tragedia». E il sindaco è passato, poi, a ricostruire gli eventi di quella giornata. «Il mare – ha continuato Ferrari – era mosso, agitato da venti di scirocco. Quel giorno sui pontili di Piombino si era ammassata una folla in attesa di ritornare all’Elba, fra cui militari smobilitati dopo l’8 settembre. Lo Sgarallino era il primo piroscafo che partiva dopo il precipitare degli eventi e non tutti gli elbani in attesa di raggiungere le case riuscirono a salire a bordo».
Per alcuni il piroscafo fu la tomba. Chi restò a terra si salvò. «Non c’è stato paese elbano – ha concluso il sindaco – che non sia stato colpito da lutto». Oggi rimane traccia di questo episodio nella cappella della chiesa di San Giuseppe, dove si conserva il nome staccato dalla prua della nave affondata e un’opera del pittore elbano Italo Bolano a Rio Elba, in piazza Caduti nelle miniere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La cerimonia era stata prevista per le 9,30 di ieri, giorno del 74° anniversario della più grande tragedia della Marina civile italiana (morirono oltre trecento persone) nel corso della seconda guerra mondiale, giusto per l’introduzione da parte del primo cittadino Mario Ferrari e la disposizione sulla banchina del molo Elba delle rappresentanze militari, dei delegati delle varie associazioni combattenti presenti all’Elba fra cui i Bersaglieri (Andrea Sgarallino, colonnello livornese dei Bersaglieri eroe del nostro Risorgimento) e di un gruppo numeroso di studenti della scuola dell’obbligo del capoluogo, aspettando che l’orologio di Porta a Mare segnasse le 9,49. La stessa ora in cui si fermarono gli orologi a bordo del piroscafo colpito da due siluri lanciati dal sommergibile inglese Hms Uproar, comandato da L. E. Herrik. Lo Sgarallino, dopo essersi spezzato in due, colò a picco al largo di Nisporto.
«Abbiamo optato per il molo Elba per commemorare la tragedia dello Sgarallino – ha detto iniziando il discorso il sindaco Mario Ferrari – perché era da questo luogo che il piroscafo partiva per effettuare i collegamenti con il continente. Dopo l’occupazione nazista dell’isola la nave fu requisita battente bandiera tedesca. Probabilmente per questa circostanza e per il suo aspetto di nave da guerra, avvenne la tragedia». E il sindaco è passato, poi, a ricostruire gli eventi di quella giornata. «Il mare – ha continuato Ferrari – era mosso, agitato da venti di scirocco. Quel giorno sui pontili di Piombino si era ammassata una folla in attesa di ritornare all’Elba, fra cui militari smobilitati dopo l’8 settembre. Lo Sgarallino era il primo piroscafo che partiva dopo il precipitare degli eventi e non tutti gli elbani in attesa di raggiungere le case riuscirono a salire a bordo».
Per alcuni il piroscafo fu la tomba. Chi restò a terra si salvò. «Non c’è stato paese elbano – ha concluso il sindaco – che non sia stato colpito da lutto». Oggi rimane traccia di questo episodio nella cappella della chiesa di San Giuseppe, dove si conserva il nome staccato dalla prua della nave affondata e un’opera del pittore elbano Italo Bolano a Rio Elba, in piazza Caduti nelle miniere.
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