Il Tirreno

Tuti torna a parlare: «Ci prendete in giro»

La prima pagina pubblicata dal Tirreno il 30 agosto 1987
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La prima pagina pubblicata dal Tirreno il 30 agosto 1987

Trattativa in bilico dopo il no all’elicottero, solo nel tardo pomeriggio i primi segnali di distensione

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PORTO AZZURRO. «Ora basta, non voglio più essere preso in giro». La voce di Mario Tuti rompe il silenzio con i magistrati, durato circa 24 ore. È ancora lui alla guida della rivolta nel carcere di Porto Azzurro e non la fazione sarda. L’indiscrezione trapelata durante il quarto giorno, insomma, viene smentita dai fatti. Eppure i toni della trattativa, come riporta Il Tirreno nelle cronache di trent’anni fa, si fanno più duri, benché il dialogo sia ancora in piedi.

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Ostaggio liberato. La mattina del 29 agosto inizia con una notizia positiva. I sequestratori liberano un detenuto ostaggio, malato di cuore. Ne vorrebbero liberare un altro, un criminale coinvolto nella faida di Gioia Tauro, molto rispettato nel carcere, che tuttavia, per motivi non precisati di onore, decide di restare con gli altri ostaggi. Il detenuto liberato racconta cosa sta accadendo in infermeria: «È un inferno, sono armati fino ai denti».

La trattativa tesa. Ad innervosire i sequestratori è il no - ormai definitivo - dei magistrati alla richiesta dell’elicottero. Ipotesi su cui si sono riversate nei giorni precedenti anche le energie dei parenti degli ostaggi, del sindaco Maurizio Papi e di tanti cittadini di Porto Azzurro, preoccupati per una svolta violenta alla vicenda dell’infermeria.

Il no all’elicottero fa vacillare il dialogo, già di per sé complicato. Ed è in questo contesto che, strategicamente, le autorità fanno arrivare nella rada di Porto Azzurro due motovedette veloci della Polizia di Stato. È un modo per tenere in piedi la trattativa, per offrire uno spiraglio ai rivoltosi. Tanto basta per riallentare anche se di poco la tensione.

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Il ministro. Nel frattempo, a Porto Azzurro, arriva il ministro della giustizia Giuliano Vassalli. Entra nel penitenziario, incontra i magistrati. Poi riparte per Roma senza rilasciare dichiarazioni particolari a i giornalisti: è probabile che abbia portato un messaggio del governo, il cui contenuto - tuttavia - non è chiaro. È uno dei segnali che la trattativa, appesa a un filo, sta entrando in una fase decisiva.
Le carte da poker. Non mancano, nel corso della giornata, segnali di distensione. Uno di questi arriva durante il colloquio telefonico che il sindaco Papi ha con il direttore del carcere Cosimo Giordano. Gli chiede se vuole che gli mandi in infermeria un mazzo di carte. Il direttore rifiuta. E allora il sindaco lo incalza: «Perché? Nessuno sa giocare a poker?». Il direttore a quel punto risponde: «No, no. Tuti sa giocare a poker, ma lascia perdere lo stesso».

Gli avvocati. Intanto gli avvocati dei sequestratori, arrivati nelle ore precedenti a Porto Azzurro, proseguono nella delicata mediazione tra l’infermeria e i magistrati. Un’opera che si rivelerà decisiva.

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