Il Tirreno

Stallo nella trattativa, forse un ultimatum

di Luca Centini
La prima pagina del Tirreno pubblicata il 29 agosto del 1987
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La prima pagina del Tirreno pubblicata il 29 agosto del 1987

Quarto giorno: ore di tensione nel carcere, in tv la Rai rimanda in onda l’appello della madre di Tuti

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PORTO AZZURRO. Mario Tuti non ha più il pallino delle operazioni. Ora comanda la fazione sarda di Marrocu e Tolu. È la voce incontrollata che balza fuori dall’infermeria. O, più precisamente, una delle voci inquietanti che emergono nel corso di un quarto giorno di rivolta segnato dalla tensione e dall’incertezza. Nella notte tra venerdì 28 agosto e sabato 29, infatti, si sparge la voce di un ultimatum che il gruppo di sequestratori rivolge ai magistrati che stanno portando avanti, con fatica, l’estenuante trattativa. Per fortuna nelle ore seguenti si capirà che l’ultimatum, se mai ci fosse stato, non avrebbe poi prodotto alcuno spargimento di sangue, tanto meno la rottura della trattativa. Ma il clima nel carcere di Porto Azzurro è pesante, con le parti ferme in una sorta di stallo. I sequestratori sono fermi sulla richiesta dell’elicottero che le autorità non sono disposte a mettere a disposizione. Lo Stato tiene duro sulla linea della fermezza.

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Le poche informazioni che trapelano dal carcere trasformato in un bunker, spesso sono contrastanti. Basti pensare che la voce relativa a un ultimatum segue di solo poche ore l’indiscrezione secondo cui i sequestratori avrebbero chiesto viveri per un mese, segno della volontà di tenere duro nella trattativa.
All’esterno, intanto, proliferano gli appelli e continua il via vai di politici e uomini delle istituzioni. In mattinata il sindaco Maurizio Papi, ormai nel pieno della sua sfida aperta allo Stato (ha dichiarato il giorno precedente di essere contro lo Stato, criticando duramente la linea della fermezza), riceve la visita dell’onorevole della Democrazia Cristiana Pino Lucchesi. Nel frattempo i familiari degli ostaggi, angosciati per il destino dei cari, contattano Ernesto Olivero, esperto di problemi carcerari e promotore del servizio missionario giovanile: «È disposto a venire all’Elba a parlare con Tuti, è convinto di poter fare qualcosa». In effetti, due giorni dopo, Olivero entrerà davvero nel carcere di Porto Azzurro.

All’ora di pranzo la Rai trasmette ancora una volta (la prima messa in onda è del martedì 25 agosto) l’appello della madre di Mario Tuti. La speranza è quella di fare breccia nell’animo del terrorista, il risultato è opposto (Tuti dichiarerà di aver trovato estremamente scorretto il comportamento dello Stato): «Mario, sono la mamma. Cerca di fare le cose per bene, da uomo come sei sempre stato. Non so cosa dirti, fai quello che ti detta la coscienza ma comportati bene per l’amor di Dio». Un altro giorno si esaurisce con un nulla di fatto, la partita a scacchi sulla pelle degli ostaggi va avanti senza che nessuno, per ora, compia la mossa decisiva.

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