Il Tirreno

Oggi è il Tartaday, la giornata dedicata alle tartarughe marine

Oggi è il Tartaday, la giornata dedicata alle tartarughe marine

A Marina di Campo intanto i volontari attendono la schiusa delle uova depositate da “Federica” Muroni (Legambiente): «La collaborazione coi pescatori professionisti ha dato risultati eccezionali»

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MARINA DI CAMPO. Oggi è il Tartaday, la giornata cioè dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine e del loro habitat. Tantissimi centri di cura e recupero di questi splendidi animali in tutto il nostro Paese apriranno le porte ai visitatori. Lo scopo è far conoscere da vicino le tartarughe marine ancora ricoverate. Ma non solo. Da oggi e fino alla metà di agosto, i centri organizzeranno le liberazioni degli esemplari curati e pronti per tornare a vivere in mare.

Come sta accadendo a Marina di Campo, dove i volontari coordinati da Legambiente, con il sostegno di ‘La Racchetta’ e delle associazioni animaliste elbane, aspettano la schiusa delle uova depositate da Federica, la tartaruga che si è spinta eccezionalmente a nord, fino all’isola d’Elba per fare il nido.

Tartaday è una delle iniziative organizzate nell’ambito del progetto finanziato dalla Commissione europea TartaLife, che in tre anni ha permesso di curare nei centri che aderiscono al progetto e restituire al mare circa 900 tartarughe. «Un numero – ha dichiarato Alessandro Lucchet del Cnr-Ismar di Ancona, capofila del progetto - che è in netto aumento rispetto a cinque anni fa, segno evidente che l’intensa opera di formazione e sensibilizzazione dei pescatori italiani coinvolti nel progetto TartaLife sta dando buoni frutti. Infatti, la maggior parte delle tartarughe che arrivano ai centri di recupero sono conferite proprio dai pescatori, principali responsabili del successo delle misure di conservazione della tartaruga marina che stiamo mettendo in campo da tre anni».

L’alto numero delle nidificazioni che si moltiplicano sul nostro territorio confermano la possibilità di incidere concretamente sulla salvaguardia di questi esemplari perennemente minacciati dalle attività umane.

«I centri di recupero delle tartarughe marine - ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni – stanno svolgendo un ottimo lavoro e la collaborazione con i pescatori professionisti ha dato risultati eccezionali. Il traffico marittimo, il degrado e la cementificazione delle coste, la mala depurazione e l’abbandono dei rifiuti sulle spiagge, la pulizia degli arenili con mezzi meccanici invasivi continuano a rappresentare rischi concreti per la sopravvivenza di questi animali».

Lo scorso anno sulle nostre coste sono stati certificati 60 nidi (quindi si presume siano stati oltre un centinaio, considerando la difficoltà di censimento) di cui 41 sulle coste della Calabria, e quest’anno probabilmente i numeri saranno ancora più alti, con nidificazioni eccezionali come quella di Marina di Campo. Però non basta. Molto rimane da fare per salvare le tartarughe dai pericoli legati all’ingestione di plastiche e rifiuti.

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