Il Tirreno

A Poggio l'Accademia della Bellezza

La casa seicentesca ristrutturata da Ferruzzi
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La casa seicentesca ristrutturata da Ferruzzi

L'architetto e scenografo Paolo Ferruzzi restaura e apre la sua casa del ’600: «Era il mio sogno, sarà un luogo di condivisione culturale»

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POGGIO. Sembrerà di tornare indietro nel tempo, alla ricerca di sensazioni e gesti che non fanno parte di una quotidianità troppo di corsa e troppo spesso distratta. Per ritrovare antiche sensazioni e riti dimenticati, per ritrovare sé stessi e la bellezza interiore. È per questo che, a Poggio, località gioiello del versante occidentale dell’isola, nasce l’Accademia della Bellezza. Un progetto che Paolo Ferruzzi, architetto e scenografo di valore nazionale, svelerà il 5 agosto. Per ora un’apertura informale, riservata agli amici.

«L’Accademia del Bello per trasformare la bruttura in bellezza e, l’inutile in fantastico, il bistrattato in meraviglia» è l’idea del di Ferruzzi che l’ha realizzata in un edificio del tardo ’600, appartenuto alla sua famiglia, che alla fine degli anni ’40 salutò gli albori del turismo con nomi come Rothschild, De Chirico e Barilla che sceglievano la frazione marcianese per la loro villeggiatura.

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In questa casa Ferruzzi è cresciuto e qui come Proust, che dai profumi delle madeleine ha creato la Recherche, è andato alla ricerca del suo vissuto per trasformarlo in un progetto di bellezza “l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana”. «Avevo un sogno – spiega Paolo Ferruzzi – per tutta la vita ho lavorato nelle accademie e ho deciso di fare un’accademia, per celebrare la bellezza interiore». Una scommessa con sé stesso, una sfida perché restasse un progetto tutto suo. Ha lavorato da solo per portare agli antichi splendori le stanze, compresa la terrazza che si affaccia a 360° sul paese di Poggio, sui monti e sul mare. Ed ecco che i vani, un grande salone intorno a cui ruotano altri otto locali, i mobili, le suppellettili, via via tornavano a nuova vita fino a che sono stati pronti per ricevere i cultori della bellezza. Cosa potrà offrire? Musica, libri (la collezione di Ferruzzi ne conta oltre 18 mila), un grande archivio di reperti elbani. «Metto tutto a disposizione dei futuri soci – spiega – chi vorrà venire qui, troverà i documenti catalogati e li potrà consultare, o semplicemente potrà ascoltare musica o parlare con altri».

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L’Accademia è un struttura aperta, ci si potrà andare in qualsiasi ora del giorno e trovare qualcuno che riceve. Ma Ferruzzi è anche un uomo di teatro e quindi ha ideato anche serate a tema, molto particolari e suggestive. «È un progetto per non più di venti persone ogni volta – specifica – arriveranno e troveranno una sartoria teatrale che fornirà costumi per il tema della serata. Una volta vestito l’ospite troverà un cameriere, con assaggio di aperitivo, quindi cena con assaggi sempre secondo il tema della serata, il tutto sulla terrazza che domina il panorama, al lume di candela, «per poter conversare con altre persone che condividono la stessa sensibilità e la disponibilità al bello, declinato in tutte le forme», racconta Ferruzzi. Finiti gli assaggi si passa nel fumoir per bere caffè o fumare, per assaporare a fondo l’atmosfera. E poi nel salone per un concerto, o per la proiezione di un film d’epoca. Ma questo è il futuro. Per ora si aprono informalmente le porte.

Poteva vendere la struttura e farne fare appartamento da affittare ai turisti, ma ha deciso diversamente. «Ho voluto fare questo mio progetto e condividerlo con altri che hanno le mie stesse aspirazioni», ribadisce. I materiali che componevano al struttura sono stati tutti riusati, quindi è rimasto inalterato lo spirito del tempo. Le pareti sono state tutte riportare alla tinta originale e restaurate con contributi dei familiari che hanno rivitalizzato i fini ornamenti, i mobili Coppedè.

Ci sarà anche un importante e particolare spazio per l’arte con due opere a confronto. Ferruzzi ha deciso di iniziare con due giovani artisti scomparsi prematuramente. Una è l’elbana Simona Campitelli, l’altro è Luca Bolzoni (anche lui con un legame affettivo per l’Elba che la madre frequentava). Due opere che parlano da sole. «Se una persona entra, vede le opere e si ferma a guardarle… bene hanno già parlato – spiega Ferruzzi – non parlerò come critico né farò parlare altri. Ho messo le creazioni di due ragazzi morti tragicamente all’incirca alla stessa età. Tutti e due frequentavano un’accademia. Non voglio fare un’azione moralistica o sentimentale ma voglio far capire che l’arte prosegue oltre la vita. Sono le due opere che parlano tra loro e che comunicano. Ci si trova in mezzo ad un dialogo che non si spezza ma si percepisce».

Il tour continua nelle diverse stanze che girano intorno al salone. C’è quella degli amici di Paolo Ferruzzi: tutti grandi artisti che hanno lasciato un ricordo all’architetto (Colasanti, Campeggi, Castelvecchi, Wertmuller…) in modo che chi vi entra venga proiettato in una sorta di afflato poetico. C’è poi la stanza del Carpaccio ( (in ricordo del dipinto di San Girolamo) e una stanza che deve ancora essere restaurata e a cui Ferruzzi e la famiglia lavoreranno in diretta per far vedere ai visitatori il lavoro compiuto per ridare luce all’arte delle pareti. Ogni stanza una piccola chicca di raffinatezza culturale che Ferruzzi condividerà con altri cultori dell’arte, della cultura, della bellezza.

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