Il presidio
Terre Rosse: «E' la Porto Aurora che deve avere i soldi»
Dopo le polemiche dei diportisti replica il legale: travisata la realtà
PIOMBINO. L’avvocato Luigi Cappelli, legale della società Porto Aurora (che gestisce il porticciolo a Terre Rosse) spiega la posizione della società.
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«La società Porto Aurora, che gestisce il marina in affitto d’azienda stipulato con la Cpc Srl, proprietaria dell’area, mi ha chiesto di intervenire, per esporre il suo punto di vista ed evitare che si continuino a dire cose inesatte rappresentando una situazione diversa dalla realtà. Il marina è nato per iniziativa del defunto Franco Carbocci, che ha investito in quel progetto tutti i suoi averi e tutte le sue energie, fino al giorno della sua morte. Oggi questo onere è passato al figlio Gianni, che, insieme a Giuseppe Sciacca, sta facendo di tutto per tentare di rilanciare tutta l’area portuale, nonostante le grosse difficoltà che ci sono state, nonostante non siano mai state rilasciate le autorizzazioni per l’ampliamento e, soprattutto, nonostante vi siano, all’interno del marina, molti diportisti, che da anni si rifiutano di pagare i servizi e si comportano come se tutto il porto ed i servizi, fossero cosa loro. La Cpc ha ceduto in affitto l’azienda alla Porto Aurora che aveva ancora da incassare molti crediti dai diportisti e oggi, la stessa Porto Aurora, è creditrice di somme rilevanti verso i medesimi diportisti. Leggendo le dichiarazioni rese da questi ultimi, sembrerebbe che tutti i 575 assegnatari di posti barca, fossero in contenzioso con il Marina, in realtà, solo 80 avevano avviato un’azione legale, con l’intenzione di non pagare le quote di loro competenza».
«Alcuni mesi fa, grazie anche alla disponibilità del dottor Claudio Capuano, la Porto Aurora ha sottoscritto un accordo, che prevedeva un pagamento annuale forfettario, la realizzazione di alcuni servizi e la regolamentazione dell’erogazione dell’acqua e dell’elettricità, per evitare che venisse consumata in modo improprio e per far sì che ognuno si facesse carico dei propri consumi, consentendo al gestore di sospendere l’erogazione in caso di morosità. Quando è stato fatto questo accordo, il marina era stato devastato da un’alluvione che aveva riempito i canali di fango e i diportisti si rifiutavano di pagare gli importi necessari al ripristino della navigabilità. Con l’accordo siglato, sono stati previsti tempi per l’esecuzione dei lavori e scadenze per i pagamenti».
«Ancora una volta, però, i pagamenti non sono stati eseguiti, secondo gli importi e le scadenze pattuite e oggi, alcuni assegnatari dei posti barca, pretenderebbero di continuare ad usare l’acqua e l’energia elettrica senza pagare i relativi consumi. La Porto Aurora ha dragato i canali, ad eccezione del pontile C, che non era inserito nel piano di dragaggio, ha ripristinato i fingers degli ormeggi, ha riattivato la pompa di benzina, ha fatto le disinfestazioni periodiche, ha ripulito le aree, ha realizzato le colonnine elettriche e dell’acqua, con schede a pagamento, ha attivato un servizio di sorveglianza ed ha ripristinato i bagni, anch’essi con tessera riservata ai soci».
«A fronte di questo, le quote di pagamento a carico di molti diportisti, non sono state pagate e, come risulta dalle dichiarazioni rese al Tirreno, gli stessi pretenderebbero di continuare a consumare acqua e luce, lasciando il pagamento delle bollette a Porto Aurora. Mi pare che la situazione sia molto diversa da come è stata dipinta e, stavolta, la Porto Aurora, non ha intenzione di rinunciare al pagamento di quanto ad essa dovuto».
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