Il presidio
Eleonora, la vice sindaca che sa tener pulito il paese
Lorenzelli porta avanti il lavoro da operatrice ecologica e la passione per la politica. «Sassetta è nel mio Dna, voglio dare un contributo per garantirle un futuro»
Radici sassetane, babbo operaio delle acciaierie in pensione, mamma impiegata al Comune di Cecina e un fratello minore che lavora in una ditta di escavazioni e non si occupa di politica.
Eleonora Lorenzelli (41 anni, una figlia di ventuno e un figlio di 13), è operatrice ecologica par time per una cooperativa sociale giovanile e al mattino, per tre ore al giorno, gestisce la pulizia delle strade del suo comune. Mentre nel pomeriggio e certe volte anche la sera dopo cena veste i panni dell’assessore al turismo, legalità e sociale, nonché quelli di vice sindaca di Sassetta, carica assunta nelle recenti elezioni amministrative di giugno che hanno visto primo cittadino Alessandro Scalzini.
Da quanto tempo è in politica?
«Da cinque anni. Ma più che di politica si tratta di volontariato e quindi di un servizio al paese. È una passione, unita al desiderio di dare un proprio contributo perché un luogo dove sono nata e cresciuta possa avere un futuro».
In che senso?
«Le risorse, specialmente nei piccoli centri, sono sempre meno e si fa fatica perfino a portare avanti i servizi essenziali. Senza contare che con tutte le minacce di fusioni si vive sempre con l’incubo di non poter continuare in modo autonomo. E questo non semplifica affatto le cose».
Non si sente stretta in una piccola realtà da cui sarebbe più comprensibile fuggire?
«No, perché questa è la mia dimensione da sempre».
Davvero non ha mai pensato di andarsene?
«Mai. Sono radicata qui dove mi sento a casa in ogni angolo. Sassetta è nel mio Dna, con tutti i pro e i contro di un piccolo comune. Certo, c’è sempre il rovescio della medaglia, ma il posto ideale non esiste».
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I contro sono facili da individuare in un paese isolato e poco servito. Ma i pro quali sono?
«Prima di tutto la tranquillità. Qui si vive in maniera molto semplice, si può lasciare la chiave nella porta e i bambini crescono per strada senza pericoli. Tutte cose che in città sono impossibili».
Al primo posto per lei c’è la tranquillità.
«Decisamente sì. Per me, ma soprattutto per i miei figli».
Si sarà allontanata da Sassetta qualche volta, almeno per andare a scuola.
«Sono andata a Cecina per il liceo e poi a Pisa per studiare scienze politiche. Ma sono rimasta incinta di mia figlia e ho dato un solo esame con il pancione. Dopodiché ho deciso di lasciar perdere: mia madre lavorava e a me mancava l’appoggio giusto per la bambina».
Ha dato la priorità alla famiglia. Ora che i suoi figli sono grandi però potrebbe riprendere a studiare.
«Ci ho pensato, ma non è facile, anche se non bisogna mai dire mai. Il pallino dell’università mi è rimasto e non è detto che un giorno... Però sia chiaro, non rinnego nulla delle mie scelte».
Con i suoi figli va d’accordo?
«Moltissimo. La bimba, che adesso lavora ed è ormai una donna, mi sostiene in tutto. Non ci sono tanti anni di differenza e praticamente siamo cresciute insieme Anche con il maschio ho un ottimo rapporto. Mi assomiglia di carattere, è gioioso, amicone; pieno di interessi e molto affettuoso».
Cosa ricorda della Sassetta di quando era bambina?
«Ho solo bei ricordi. Spesso mi ritrovo la sera con degli amici storici e si rammenta ciò che facevamo, quali erano allora i nostri giochi, i nostri interessi: bicicletta, pallone, maschi e femmine tutte insieme. Cose che qui si ripropongono anche fra i bambini di oggi, pur se non viviamo nel Medioevo e ci sono anche da noi tecnologie e cellulari».
In una realtà così piccola il fatto di essere rimasta incinta ventuno anni fa, quando ancora in tal senso c’erano dei tabù, cosa le ha comportato?
«Un po’ di bigottismo l’ho pagato. Le cose in faccia non te le dice mai nessuno, ma si sa che la "grande famiglia" non esiste. Però io quando sono convinta della scelta fatta non mi lascio condizionare, anche se il giudizio degli altri pesa su tutti... Mi sono sposata in chiesa con il pancione di sette mesi senza farmi grandi problemi. La mia è stata una scelta d’amore e non avevo motivo di vergognarmi».
Dal suo paese molto amato, non si è spostata neppure per turismo?
«Qualche viaggio l’ho fatto ma in Italia e solo negli ultimi sei anni».
Ma non ha voglia di vedere altri paesi e altra gente?
«Il turismo non rientra nelle mie abitudini, non l’ho mai praticato e non ne sento la mancanza. Però un po’ di curiosità ce l’ho e magari, adesso che ho superato i 40 anni, potrei anche tentare di cambiare il mio stile di vita».
Quando non lavora e non si occupa del suo paese cosa fa?
«Sono stata nel comitato festeggiamenti e questo mi ha riempito abbastanza il tempo. Mi piace leggere, divoro i libri e faccio parte del coro parrocchiale. Poi sono consigliere nella pubblica assistenza dove sono stata in precedenza vice presidente. Le mie giornate insomma sono abbastanza piene e, naturalmente, specie con mio figlio che è ancora piccolo, faccio anche la mamma, lo accompagno a San Vincenzo a fare basket e in giro quando deve vedere degli amici».
Uno dei contro di Sassetta è la lontananza da tutto.
«Siamo nati pendolari, gli spostamenti rientrano nella nostra quotidianità e perciò non ci pesano più di tanto».
Come vede il rapporto con gli immigrati bosniaci e macedoni che vivono a Sassetta da tempo?
«Chi viene da noi si sente accolto e questo accadeva anche anni fa con i vacanzieri: noi bambini li inserivamo senza problemi nel gruppo, tant’è che con molti di loro siamo rimasti amici: ancora adesso ci sono tante persone che tornano in estate e fanno parte integrante del paese. La stessa accoglienza l’abbiamo riservata negli anni Novanta, dopo la guerra nei Balcani, a chi ha dovuto venir via da quei luoghi e oggi conviviamo tutti insieme, con i problemi di ogni comunità, ma uniti da un unico scopo: crescere i nostri figli nel modo migliore».
Cosa farebbe per Sassetta se potesse avere la bacchetta magica?
«Vorrei darle più servizi e un centinaio di ristoranti per farla conoscere. Vorrei che fosse amata come un paese che si è conservato con le sue radici nonostante il progresso, mantenendo quello stato naturale che è il suo distintivo. Non vorrei un turismo di massa, che sarebbe distruttivo, ma gente che venga a Sassetta perché qui si vive la storia, la cultura e anche la lentezza che qui esiste davvero. E vorrei un paese che pur non avendo l’azzurro del mare fosse apprezzato per il verde dei boschi, che a suo modo è ugualmente affascinante».
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Parliamo del suo lavoro di operatore ecologico. Per farlo a che ora si alza la mattina?
«Alle sei e trenta. Ma il mio è un lavoro che, contrariamente a quanto si possa pensare, mi piace molto e non mi costa sacrificio. Me lo sono organizzato nei minimi particolari, so dove il vento ammucchia le foglie, ho la mappatura di ogni angolo e potrei disegnare ogni lastra. Adesso con me c’è un ragazzo disabile che mi fa sentire ancora più utile. Ogni lavoro, anche il più umile come quello dello spazzino, se lo svolgi con passione può soddisfarti... Quando passo per le strade e la gente mi fa i complimenti per come le tengo pulite, mi sento uno spazzino importante, anche se in un’altra vita vorrei diventare giornalista, perché mi piace scrivere e descrivere».
Potrebbe scrivere un libro su Sassetta.
«Non è detto che un giorno non lo faccia. Il paese visto dall’occhio di chi lo pulisce. Perché no?».
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