Il Tirreno

«La vergogna delle antenne»Legambiente dura sul Puntale

di Luigi Cignoni

L’impianto di telefonia mobile nella zona dell’Acquaviva nel mirino dell’associazione «C’erano promesse chiare ai cittadini, non mantenute. Sono brutte e deturpano la zona» 

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PORTOFERRAIO . «L’infinita vergogna sul Puntale. Sono proprio brutte le antenne della telefonia mobile all’Acquaviva. È davvero uno scandalo paesaggistico».

Lo dichiara senza mezzi termini Legambiente arcipelago toscano, che si meraviglia che ancora sull’installazione delle antenne in uno dei punto più panoramici d’Elba non si sia ancora pronunciata la Soprintendenza.

E commenta sarcasticamente: «Si preferisce tutelare gli interessi di una multinazionale, piuttosto che mantenere le promesse fatte ai cittadini».

Le antenne per la telefonia mobile del Puntale, erette sulla costa bianca a nord ovest di Portoferraio, furono autorizzate ormai una quindicina di anni fa da un’amministrazione di centrodestra portoferraiese. All’indomani della loro installazione si sollevarono proteste, petizioni, manifestazioni a cui prese parte anche Legambiente arcipelago toscano.

La successiva giunta di centrosinistra di Portoferraio, sostenuta da forze politiche che parteciparono alle proteste, assicurò che avrebbe fatto di tutto per mitigare l’impatto visivo delle antenne del puntale dell’Acquaviva. Ma non si andò oltre a una mano di verde sulle antenne che furono anche guarnite “turisticamente” dei colori di alcuni Paesi europei e che a scadenza della concessione, grazie a un accordo con il confinante parco nazionale, le “antenne della discordia” sarebbero state spostate in un luogo con un minor impatto paesaggistico.

«Niente di tutto questo è avvenuto» dichiara l’associazione ambientalista, che nel 2016 evidenziò il degrado delle strutture, la perdita di pezzi del rivestimento delle antenne, la riverniciatura estemporanea, l’abbandono di un luogo che si era promesso sarebbe diventato un posto sosta fiorito e attrezzato e che invece risulta un degradato parcheggio polveroso, circondato da una discarica diffusa che infestava la sottostante macchia mediterranea, anche con la presenza di materiali pericolosi e di amianto.

«Ora – continua Legambiente – le antenne che sarebbero dovute scomparire, essere spostate, delle quali si prometteva di ridurre l’impatto paesaggistico, sono state “impreziosite” di una specie di cappella funginea di grosse dimensioni che quell’impatto lo moltiplica, sfigurando ulteriormente un’area paesaggistica di eccezionale pregio. L’unico tentativo di mascherarle sono dei poveri e striminziti cipressi che acuiscono l’impressione di desolante presa in giro. Dobbiamo ancora una volta constatare – conclude – che le amministrazioni pubbliche preferiscono tutelare gli interessi di una qualche multinazionale della telefonia piuttosto che mantenere le promesse fatte ai cittadini e ai propri elettori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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