Il Tirreno

Stop per decreto ai contratti di solidarietà, sale la tensione in città

di Valeria Parrini
Stop per decreto ai contratti di solidarietà, sale la tensione in città

I sindacati: «Con il nuovo ammortizzatore sociale firmato da Padoan e Poletti si fa sciacallaggio contro Piombino»

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PIOMBINO. Niente proroga dei contratti di solidarietà alla scadenza del 30 giugno. Cresce la tensione.

Martedì 27 consiglio di fabbrica straordinario, mercoledì 28 volantinaggio e mobilitazione anche nei confronti del Pd «del quale - dicono i sindacati in una nota - non vogliamo pagare a Piombino le conseguenze di contrasti interni». E ancora, giovedì 29, sciopero di 24 ore con blocco delle portinerie.

La protesta nasce da un decreto a doppia firma dei ministri Padoan (Finanze) e Poletti (Lavoro) varato venerdì scorso con cui si decide per Aferpi l’introduzione di un ammortizzatore in deroga simile alla cassa integrazione straordinaria. Rivisitata in chiave jobs act. «Uno sciacallaggio del governo contro Piombino», dicono ancora Fim, Fiom e Uilm.

Ieri mattina è stata l’azienda ad informare della novità, arrivata a ridosso della convocazione al Ministero dello sviluppo economico del 30, finalizzata a capire se ci sarà accordo con Issad Rebrab oppure si materializzerà la risoluzione del contratto.

Il decreto stabilisce una copertura dal primo luglio prossimo fino al 31 dicembre 2018, stracciando, di fatto, l’accordo firmato dai sindacati il 26 giugno del 2015 che assicurava, alla scadenza, il rinnovo di altri 24 mesi dei contratti di solidarietà.

L’atto del governo interviene anche in altre realtà che versano in condizioni analoghe e stabilisce come condizione la presenza in fabbrica di almeno il 40% del personale. Ad Aferpi la nuova normativa costerebbe di più ogni anno e ai lavoratori, mediamente, duecento euro in meno ogni mese. E per un periodo più breve rispetto ai due anni concordati. Perchè, allora? I sindacati temono che la continuità produttiva sia scomparsa definitivamente dall’orizzonte.

Un altro elemento di preoccupazione è dato dal fatto che sarà l’Inps ad erogare le somme e l’esperienza dice che spesso il meccanismo decolla dopo un po’, lasciando scoperti i primi mesi. Perchè le anticipazioni aziendali non sono contemplate.

I sindacati locali affermano di essere stati presi alla sprovvista. La stessa cosa che si sono sentiti dire dai loro referenti nazionali.

In una nota firmata da Fim, Fiom e Uilm al termine del consiglio di fabbrica si parla di «provvedimento sciagurato che offende l’intelligenza dei lavoratori e di un intero territorio» e si definisce il governo «il primo vero inadempiente. Queste condizioni non potranno mai essere accettate. Chiediamo che tutte le forze politiche, i sindaci, la Regione, Cgil, Cisl e Uil (che hanno annunciato di proclamare uno sciopero generale a sostegno, pur salvaguardando i servizi minimi ndr) di essere con noi. E’ il momento di vedere chi davvero è al fianco dei lavoratori e di questo territorio».

Nel documento si rivendica una gestione responsabile della vertenza. «Abbiamo sempre operato con la testa sulle spalle, dando il tempo al Governo per capire se c’erano le condizioni per fare un accordo con l’imprenditore o andare verso la risoluzione del contratto, ma - si aggiunge - è vergognoso che si attenda 2 anni per rendersi conto dei ritardi per poi arrivare a proporre a 4 giorni dalla scadenza della Legge Marzano e della solidarietà un decreto del genere. Vogliono ricattarci portandoci ad elemosinare gli ammortizzatori sociali e allo stesso tempo sanciscono la morte dello stabilimento e del comprensorio. Perché altrimenti non confermare la proroga della solidarietà con le regole ante jobs-act firmato dallo stesso Ministero se non perché si ritiene che la continuità produttiva non c’è e non ci sarà più? Pensano di sancire la fine della siderurgia a Piombino dandoci una manciata di ammortizzatori sociali? Non lo accetteremo mai. Diamo appuntamento - chiude la nota - a tutti coloro che condividono davvero le nostre rivendicazioni, per mercoledì 28 alle 10 in largo Caduti sul lavoro, (ex cavalcavia Lucchini»).

L’Ugl non ha sottoscritto il documento dichiarando che avrebbe preferito una presa di posizione più netta nei confronti delle forze politiche locali di maggioranza «presenti alla firma dell’accordo cancellato dal decreto. Il timore - afferma - è che ci siano altre brutte sorprese».

Preoccupato anche il sindaco Massimo Giuliani, in disaccordo con l’applicazione delle regole del jobs act in Aferpi «che comporterebbe evidenti rischi - sottolinea - per la tenuta sociale del nostro territorio. In qualità di primo cittadino richiamo il ministro del lavoro Poletti e il governo a scongiurare l'applicazione della nuova normativa e a muoversi per garantire la continuità produttiva dei laminatoi».
 

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