Scavi al fondale, ecco la barriera di bolle
di Guido Fiorini
Testato un nuovo sistema anti-inquinamento: un “muro” di aria ad alta pressione installato da una ditta tedesca
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PIOMBINO. Sono ripresi in questi giorni i lavori di dragaggio al porto. Ci sono da adeguare i fondali nella zona di fronte alla banchina che ospiterà la General Electric, la multinazionale che ha in progetto di portare a Piombino la produzione di grandi turbine. Al tempo stesso vanno avanti spediti i lavori proprio per la banchina ed è quasi completato l’allungamento del molo foraneo che, al termine, sarà in grado di ospitare due grandi navi da crociera. Le due foto qui a fianco (prese da Google Earth) consentono di vedere i cambiamenti del porto dal 2007 a oggi.
E proprio per l’attività di dragaggio, qualche settimana fa è stato sperimentato un nuovo sistema di “barriera” per i sedimenti che, inevitabilmente, vengono smossi dai lavori. Il sistema, in funzione in Italia solo a Genova, si chiama “bubble screens” e consiste in un muro di bolle che salgono dal basso e, creando una turbolenza, impediscono ai sedimenti stessi di passare oltre. Il collaudo da parte dell’Autorità portuale è stato effettuato con la collaborazione dell’Università di Genova, dell’Ispra, della Capitaneria di porto e delle imprese Sales, Somit e Abate. La decisione di puntare sul nuovo sistema di “air compressed barrier” al posto delle consuete panne galleggianti è stata presa per una serie di motivi, prima di tutto l’esigenza di far convivere il sistema con il notevole movimento del porto di Piombino e anche perché il sistema è assai più pratico da installare e rimuovere.
Così la “barriera a bolle” è stata piazzata in alcuni punti critici: una prima a protezione dell’imboccatura del porto, su un fondale di venti metri, per una lunghezza complessiva di 560 metri; la seconda a protezione dell’impianto di presa dell’azienda Agroittica, per circa 20 metri.
Come funziona. Il sistema è semplice e consiste in un compressore e in un tubo, di plastica flessibile, con buchi nella parte superiore. Quando il tubo è ancorato al fondo marino, viene pompata aria ad alta pressione che, uscendo dai fori, genera una colonna di bolle. In questo modo le turbolenze generate dal sistema e la differenza di fluidità genera una netta separazione che impedisce il passaggio dei sedimenti. Così il volume di acqua interessato dai lavori resta del tutto separato dall’ambiente circostante.
L’installazione e il controllo del sistema sarà a cura di un’azienda tedesca, di Lubecca, la Hydrotechnik Lübeck Gmbh, che ha una consolidata esperienza nel settore. Un’installazione simile è in funzione da tempo ad Anversa.
E proprio per l’attività di dragaggio, qualche settimana fa è stato sperimentato un nuovo sistema di “barriera” per i sedimenti che, inevitabilmente, vengono smossi dai lavori. Il sistema, in funzione in Italia solo a Genova, si chiama “bubble screens” e consiste in un muro di bolle che salgono dal basso e, creando una turbolenza, impediscono ai sedimenti stessi di passare oltre. Il collaudo da parte dell’Autorità portuale è stato effettuato con la collaborazione dell’Università di Genova, dell’Ispra, della Capitaneria di porto e delle imprese Sales, Somit e Abate. La decisione di puntare sul nuovo sistema di “air compressed barrier” al posto delle consuete panne galleggianti è stata presa per una serie di motivi, prima di tutto l’esigenza di far convivere il sistema con il notevole movimento del porto di Piombino e anche perché il sistema è assai più pratico da installare e rimuovere.
Così la “barriera a bolle” è stata piazzata in alcuni punti critici: una prima a protezione dell’imboccatura del porto, su un fondale di venti metri, per una lunghezza complessiva di 560 metri; la seconda a protezione dell’impianto di presa dell’azienda Agroittica, per circa 20 metri.
Come funziona. Il sistema è semplice e consiste in un compressore e in un tubo, di plastica flessibile, con buchi nella parte superiore. Quando il tubo è ancorato al fondo marino, viene pompata aria ad alta pressione che, uscendo dai fori, genera una colonna di bolle. In questo modo le turbolenze generate dal sistema e la differenza di fluidità genera una netta separazione che impedisce il passaggio dei sedimenti. Così il volume di acqua interessato dai lavori resta del tutto separato dall’ambiente circostante.
L’installazione e il controllo del sistema sarà a cura di un’azienda tedesca, di Lubecca, la Hydrotechnik Lübeck Gmbh, che ha una consolidata esperienza nel settore. Un’installazione simile è in funzione da tempo ad Anversa.
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