Il presidio
crisi idrica
Gli albergatori fanno da soli ecco i primi desalinatori
PORTOFERRAIO . Finora sono nove (ma il numero è destinato comunque a crescere) le aziende alberghiere che entro questa stagione turistica si doteranno di piccoli impianti di potabilizzazione d’acqua...
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PORTOFERRAIO . Finora sono nove (ma il numero è destinato comunque a crescere) le aziende alberghiere che entro questa stagione turistica si doteranno di piccoli impianti di potabilizzazione d’acqua marina. Una minoranza. Una goccia davvero, rispetto ai 300 soci che fanno parte dell’associazione albergatori dell’Elba. Sono i primi nove, è vero, ma sono quelli che non sono molto distanti dai litorali. Però non ci si ferma qui. Sono allo studio altri interessanti progetti. Lo rende noto l’associazione degli albergatori, che intende così mettersi con le spalle al sicuro, in vista di una stagione che si prevede sì interessante dal punto di vista delle richiesta di ospiti, ma anche estremamente a rischio o con probabile penuria di acqua potabile sulla maggiore isola della Toscana, a causa di una primavera estremamente povera di precipitazioni atmosferiche. «Con il ponte della Festa della Repubblica – esordisce Massimo De Ferrari, presidente degli albergatori – iniziamo la stagione a tutti gli effetti. Abbiamo appreso da Asa quali previsioni si prospettano per la prossima estate dal punto di vista idrico. Noi siamo corsi ai ripari, giusto per non farci sorprendere impreparati».
Nell’immediato sarà fornito al gestore delle risorse idriche sull’Elba un memorandum sui bisogni reali che ogni albergatore prevede di consumare per l’intera stagione. «Si tratta di dati che stiamo raccogliendo, una specie di check up aggiornato e funzionale che fornisce un’idea delle nostre necessità alberghiere. E in base a questo, quanta disponibilità d’acqua richiedere all’Asa e quanta invece dovremo provvedere con i nostri mezzi». Non è la prima volta che all’Elba si vive l’emergenza idrica. Ma i turisti non se ne sono mai accorti, grazie all’intervento degli operatori che ordinarono rifornimenti con autobotti private. E, grazie all’andirivieni di queste, riempirono le loro cisterne e i depositi. «Altri tempi, adesso la strada da percorrere è la dissalazione». Una richiesta che pare sia emersa dalla base e che ha trovato fin da subito l’appoggio e il gradimento dello stesso consiglio direttivo di calata Italia. «Stiamo studiando l’ipotesi di impianti consortili. Per ora si stanno attivando le procedure burocratiche per raggiungere l’obiettivo».
In che cosa consiste il progetto? Un impianto unico che possa servire più alberghi che insistono sulla medesima zona o località. E la mente corre immediatamente a Procchio (frazione di Marciana), a Lacona (Capoliveri), Bagnaia (Rio Elba), tanto per fare esempi. «Abbiamo avviato contatti con una ditta specializzata in impianti di trattamento delle acque di Verona, per studiare il modo migliore per arrivare alla realizzazione del progetto. Ma penso che non saremo in grado di funzionare non prima dell’anno prossimo».
La scelta degli albergatori anticipa nei tempi il progetto di Asa che intende realizzare sulla piana di Mola un dissalatore pubblico. «Sarà la chiave di volta delle nostre necessità – aveva detto Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri nell’annunciare il piano – la soluzione al problema annoso della grande sete d’estate». Nell’attesa, gli albergatori si attrezzano. «Il nostro intervento – conclude Massimo De Ferrari – è un piccolo contributo per fare passi in avanti al turismo elbano e alle nostre aziende che occupano circa duemila addetti e sviluppano un fatturato di 250 milioni di euro e un indotto di oltre 750 milioni». (l.c.)
Nell’immediato sarà fornito al gestore delle risorse idriche sull’Elba un memorandum sui bisogni reali che ogni albergatore prevede di consumare per l’intera stagione. «Si tratta di dati che stiamo raccogliendo, una specie di check up aggiornato e funzionale che fornisce un’idea delle nostre necessità alberghiere. E in base a questo, quanta disponibilità d’acqua richiedere all’Asa e quanta invece dovremo provvedere con i nostri mezzi». Non è la prima volta che all’Elba si vive l’emergenza idrica. Ma i turisti non se ne sono mai accorti, grazie all’intervento degli operatori che ordinarono rifornimenti con autobotti private. E, grazie all’andirivieni di queste, riempirono le loro cisterne e i depositi. «Altri tempi, adesso la strada da percorrere è la dissalazione». Una richiesta che pare sia emersa dalla base e che ha trovato fin da subito l’appoggio e il gradimento dello stesso consiglio direttivo di calata Italia. «Stiamo studiando l’ipotesi di impianti consortili. Per ora si stanno attivando le procedure burocratiche per raggiungere l’obiettivo».
In che cosa consiste il progetto? Un impianto unico che possa servire più alberghi che insistono sulla medesima zona o località. E la mente corre immediatamente a Procchio (frazione di Marciana), a Lacona (Capoliveri), Bagnaia (Rio Elba), tanto per fare esempi. «Abbiamo avviato contatti con una ditta specializzata in impianti di trattamento delle acque di Verona, per studiare il modo migliore per arrivare alla realizzazione del progetto. Ma penso che non saremo in grado di funzionare non prima dell’anno prossimo».
La scelta degli albergatori anticipa nei tempi il progetto di Asa che intende realizzare sulla piana di Mola un dissalatore pubblico. «Sarà la chiave di volta delle nostre necessità – aveva detto Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri nell’annunciare il piano – la soluzione al problema annoso della grande sete d’estate». Nell’attesa, gli albergatori si attrezzano. «Il nostro intervento – conclude Massimo De Ferrari – è un piccolo contributo per fare passi in avanti al turismo elbano e alle nostre aziende che occupano circa duemila addetti e sviluppano un fatturato di 250 milioni di euro e un indotto di oltre 750 milioni». (l.c.)
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