Il Tirreno

«In 2 contro dieci agenti? Mi pare un’esagerazione» 

di Lara Loreti
«In 2 contro dieci agenti? Mi pare un’esagerazione» 

Il garante dei detenuti Corleone: «Il Provveditorato sull’isola deve mandare  detenuti con pene lunghe. E gli agenti devono partecipare alla loro rieducazione»

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PORTO AZZURRO. Da una parte il Provveditorato, che «la deve smettere di spedire al carcere Porto Azzurro detenuti condannati a pene brevi, con problemi di tossicodipendenza e/o mentali». Dall’altra la polizia penitenziaria, che «deve essere consapevole di partecipare a un progetto in linea con la Costituzione: mi riferisco all’articolo 27, che promuove il reinserimento sociale del condannato e stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità».
Non le manda a dire a nessuno Franco Corleone, garante dei detenuti della Toscana, che interviene così sulla lite che si è verificata ieri nel carcere elbano. Un detenuto nordafricano, con problemi di droga, ha dato in escandescenze nel chiedere la dose di metadone. Ne è nata una accesa lite a cui ha preso parte un altro detenuto e dieci agenti, tutti rimasti lievemente feriti. «Si stenta a credere che due detenuti causino situazioni gravi a dieci poliziotti, onestamente sembra un’esagerazione». Il problema secondo l’analisi del garante toscano dei detenuti è un altro: «C’è da dire che Porto Azzurro è stato a lungo un carcere abbandonato a sé, in una situazione deplorevole, senza un direttore e senza un garante. Da un anno e mezzo finalmente la musica è cambiata, l’istituto sta rinascendo grazie a una serie di iniziative: dalla ristrutturazione dei servizi igienici e dell’area verde al rilancio di spazi come la falegnameria, la panetteria e così via. Non vorrei che qualcuno fosse contrario a queste attività, che comportano inevitabilmente anche un aumento di lavoro».
Nel carcere di Porto Azzurro ci sono circa 250 detenuti di cui una ottantina lavora tra l’Elba e Pianosa (più o meno 30) come previsto dall’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. «Per fare questi tipi di lavori, importantissimi per il reinserimento sociale – riflette Corleone – è necessario che il carcere ospiti detenuti che devono scontare pene lunghe, da poter fruttare per recuperare abilità utili per il lavoro». Da qui l’appello al Provveditorato a fare attenzione alla selezione dei carcerati. «E anche gli agenti penitenziari – aggiunge – devono avere consapevolezza di certi percorsi: le carceri nelle isole devono servire a questo. Chi tra i poliziotti non è d’accordo può sempre chiedere il trasferimento in terraferma».
Per Corleone è dunque importante andare a fondo nelle situazioni e non calcare la mano: «Io non metto in dubbio che ci siano degli episodi in cui i detenuti reagiscono male, con aggressività. In certe Residenze per le misure di sicurezza (Rems), ad esempio, i pazienti hanno reazioni forti, ma il personale lì non enfatizza perché è consapevole di fare parte di una grande riforma, quella della chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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