Il Tirreno

Due settimane per la “Marzano” bis 

di Cristiano Lozito

Audizione di Nardi alla Camera: «Proroga entro il 15-20 giugno. Rebrab ha degli impegni, li verificheremo per l’ultima volta»

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PIOMBINO. «Il tavolo tecnico è stato avviato, credo che entro il 15-20 giugno arriveremo alla proroga di altri 24 mesi della sorveglianza governativa su Aferpi». Così si è espresso ieri il commissario straordinario Piero Nardi durante l’audizione di fronte alla commissione attività produttive della Camera, presieduta da Guglielmo Epifani.
Non si rischierà quindi di andare al 30 giugno, data oltre la quale Issad Rebrab sarebbe libero dagli obblighi, in particolare quelli occupazionali, assunti al momento dell’acquisto di Lucchini. Perché se non verranno rispettati gli impegni «saranno avviate le azioni necessarie – ha detto Nardi – ad avere voce in capitolo».
Primo obiettivo quindi è quello di mettere in sicurezza i lavoratori, con le garanzie della “Marzano” e altri due anni di ammortizzatori. «Perché un socio è indispensabile per Rebrab – ha spiegato il commissario – e sarà un partner che secondo me dovrà avere la maggioranza per acquisire il diritto a gestire lo stabilimento e a riprendere il mercato. Ma i tempi comunque saranno lunghi e per questo serviranno ammortizzatori in dose massiccia».
Nardi dunque, durante un’ora scarsa in commissione (peraltro solo il deputato dei 5 Stelle Davide Crippa ha posto delle domande) ha fatto la sintesi della vicenda, dal fallimento Lucchini all’assegnazione dello stabilimento a Cevital.
«Nell’ottobre 2008 Lucchini – ha ricordato Nardi in calce a un ragionamento sugli svantaggi che storicamente le acciaierie piombinesi con l’altoforno hanno sempre sofferto rispetto ai produttori con forno elettrico – aveva una disponibilità di cassa di 450 milioni di euro a cui si sono aggiunti i 350 milioni dalla dismissione di Ascometal. I 200 milioni recuperati con il destoccaggio del circolante e tenuto conto che al momento dell’ammissione all’amministrazione straordinaria residuavano 80 milioni di euro di liquidità, si può evincere che in quattro anni sono stati bruciati circa 900 milioni di euro a un ritmo di 18 milioni al mese».
Parole chiare anche sulle ragioni che lo convinsero a preferire la proposta di Cevital a quella di Sajjan Jindal: «Non c’erano alternative possibili», ha sostenuto Nardi, spiegando che l’offerta Cevital era di 11 milioni (5 per Gsi e 6 per Lucchini) mentre quella di Jsw aveva un valore netto negativo di 31,7 milioni. L’offerta algerina è stata poi considerata «più favorevole ai fini occupazionali», ricordando l’impegno a riassumere 1680 lavoratori (poi diventati 2200 con la trattativa sindacale), mentre la proposta di Jindal arrivava a 750 occupati, oltre tutto con la richiesta di «una riduzione del 50% dell’onere contributivo a carico dell’azienda». Inoltre la previsione di un forno elettrico era «subordinata alla costruzione di un impianto per la preriduzione del minerale di ferro, a sua volta subordinata alla disponibilità di gas naturale a prezzi inferiori a quelli di mercato».
Infine le domande di Crippa sulle garanzie offerte da Cevital, sul possibile socio e sugli alibi che l’imprenditore algerino potrebbe accampare in caso di contenzioso. Le garanzie sono «sulle penali previste – ha risposto Nardi – e sulla possibile escussione delle garanzie previste dalla legge», riguardo al socio il commissario ha spiegato in sostanza che il Mise ha avuto degli incontri con potenziali soggetti interessati «ma che comunque servirà un accordo con Rebrab». Ma la parte pubblica è in qualche modo in difetto? «Ci sono delle inadempienze – ha detto Nardi – i tempi lunghi per le autorizzazioni, la strada 398, il costo dell’energia su cui c’è solo una dichiarazione in via di principio del Governo. Tutto ciò a fronte di una persona che ha messo 100 milioni nel capitale e 20 di finanziamenti, e non so quanti imprenditori italiani lo avrebbero fatto. Inoltre c’è stato il blocco dell’esportazione dei capitali dall’Algeria per la crisi e lo scontro politico tra Rebrab e alcuni elementi del Governo. Però non sono alibi, lui ha degli impegni e li deve rispettare, e noi dobbiamo verificarli per l’ultima volta con atti precisi».

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