articolo 1 - camping Cig
«Siamo alla Caporetto del governo locale e non»
PIOMBINO. Il coordinamento articolo 1 – Camping Cig la definisce la Caporetto delle forze di governo, nazionali e locali, e dei sindacati. «L’aver assecondato per due anni il gioco al rimando di...
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PIOMBINO. Il coordinamento articolo 1 – Camping Cig la definisce la Caporetto delle forze di governo, nazionali e locali, e dei sindacati. «L’aver assecondato per due anni il gioco al rimando di Rebrab senza costruire alternative ha messo la città sotto scacco costringendola a venire a patti con un imprenditore palesemente inadempiente. Ora – si legge in una nota – il Governo deve recuperare ed esercitare tutta la sua responsabilità per uscire dalle sabbie mobili. Il faro da puntare restano gli accordi del 2015 e il contratto di compravendita, con gli indirizzi industriali a cui rimandano. Va perseguita con tempestività ogni soluzione che consenta di centrare gli obiettivi di fondo, irrinunciabili per la sopravvivenza socio-economica dei lavoratori e del comprensorio».
Al primo punto della tabella di marcia, da qui a poche settimane, si pone la necessità di assicurare la continuità produttiva e il prolungamento delle tutele per un ulteriore biennio, «anche mediante un nuovo accordo con la proprietà, se inevitabile. È comunque necessaria, anche oltre il biennio, una copertura che non escluda nessuno dei 2200 dipendenti più l’indotto, per i tempi necessari al riassorbimento di mano d’opera attraverso il rilancio produttivo e occupazionale della zona. Ulteriori cadute dei livelli occupazionali e salariali della zona trascinerebbero la Val di Cornia e oltre in un degrado insopportabile e irreversibile. Un eventuale nuovo accordo dovrà puntare ad un assetto proprietario con ingresso di un nuovo partner con specifica esperienza, in posizione dominante rispetto a Cevital, che consenta la ripresa del colaggio». Il coordinamento sollecita un piano industriale credibile tecnicamente e finanziariamente, comprensivo di siderurgia, logistica, agroindustria e relativa cronologia. «La vigilanza del commissario – si aggiunge – dovrà esercitarsi con rigore e tempestività, senza concessioni, pena l’immediata riacquisizione, da parte dello Stato, delle aree e strutture cedute. Un eventuale contenzioso legale non può essere usato strumentalmente come uno spauracchio per imporre soluzioni raffazzonate con l’attuale proprietà: le incertezze sono forti sia con che senza contenzioso e non mancano al Governo chances di vittoria in tempi ragionevoli, mentre nelle more del procedimento la gestione dello stabilimento potrebbe essere assicurata con provvedimento di urgenza del tribunale». Tra le richieste, lo stop a qualsiasi manovra che vada nel senso della ulteriore riduzione di lavoro e di salario nelle ditte in appalto, come si paventa per le addette alle pulizie civili. «E un tavolo specifico sui problemi occupazionali delle ex ditte in appalto nello stabilimento siderurgico, per le quali dovranno esserci coperture con ammortizzatori sociali come per i dipendenti diretti. Oltre le urgenze, occorre comunque costruire una soluzione ponte verso un futuro che deve essere credibile a lungo termine, nell’ambito di un piano siderurgico nazionale e con un ruolo rafforzato dello Stato nel settore; non già una ennesima, temporanea anestesia sociale che prepari un nuovo fallimento (vedi Lucchini e Severstal)».
Al primo punto della tabella di marcia, da qui a poche settimane, si pone la necessità di assicurare la continuità produttiva e il prolungamento delle tutele per un ulteriore biennio, «anche mediante un nuovo accordo con la proprietà, se inevitabile. È comunque necessaria, anche oltre il biennio, una copertura che non escluda nessuno dei 2200 dipendenti più l’indotto, per i tempi necessari al riassorbimento di mano d’opera attraverso il rilancio produttivo e occupazionale della zona. Ulteriori cadute dei livelli occupazionali e salariali della zona trascinerebbero la Val di Cornia e oltre in un degrado insopportabile e irreversibile. Un eventuale nuovo accordo dovrà puntare ad un assetto proprietario con ingresso di un nuovo partner con specifica esperienza, in posizione dominante rispetto a Cevital, che consenta la ripresa del colaggio». Il coordinamento sollecita un piano industriale credibile tecnicamente e finanziariamente, comprensivo di siderurgia, logistica, agroindustria e relativa cronologia. «La vigilanza del commissario – si aggiunge – dovrà esercitarsi con rigore e tempestività, senza concessioni, pena l’immediata riacquisizione, da parte dello Stato, delle aree e strutture cedute. Un eventuale contenzioso legale non può essere usato strumentalmente come uno spauracchio per imporre soluzioni raffazzonate con l’attuale proprietà: le incertezze sono forti sia con che senza contenzioso e non mancano al Governo chances di vittoria in tempi ragionevoli, mentre nelle more del procedimento la gestione dello stabilimento potrebbe essere assicurata con provvedimento di urgenza del tribunale». Tra le richieste, lo stop a qualsiasi manovra che vada nel senso della ulteriore riduzione di lavoro e di salario nelle ditte in appalto, come si paventa per le addette alle pulizie civili. «E un tavolo specifico sui problemi occupazionali delle ex ditte in appalto nello stabilimento siderurgico, per le quali dovranno esserci coperture con ammortizzatori sociali come per i dipendenti diretti. Oltre le urgenze, occorre comunque costruire una soluzione ponte verso un futuro che deve essere credibile a lungo termine, nell’ambito di un piano siderurgico nazionale e con un ruolo rafforzato dello Stato nel settore; non già una ennesima, temporanea anestesia sociale che prepari un nuovo fallimento (vedi Lucchini e Severstal)».
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