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Sarà un’estate con la siccità «I Comuni si attivino»
Le liste civiche unite vanno all’attacco, a soffrirne sarà l’agricoltura «Si adeguino gli acquedotti. E si riveda il progetto del Cornia industriale»
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CAMPIGLIA. Aumenta la preoccupazione per le liste civiche unite dei comuni di Campiglia, Piombino, San Vincenzo e Suvereto che chiedono di riflettere sulla criticità della situazione della Val di Cornia per quanto riguarda le risorse idriche e la fallimentare gestione delle stesse da parte delle amministrazioni locali. Data la quasi totale assenza di precipitazioni durante l’anno passato si preannunciano delle gravi conseguenze sull’agricoltura e su tutte le altre attività che si basano sulla risorsa idrica. È per questo motivo che le liste richiedono dei seri interventi d’urgenza. E il sostanziale silenzio da parte delle istituzioni risulta - dicono - allarmante e vengono sollecitate a provvedere a trovare una soluzione attraverso un piano concreto per attenuare gli effetti della siccità incombente.
«La crisi idrica della Val di Cornia è strutturale. Negli ultimi decenni, nonostante la sempre minor disponibilità di acqua a causa dei cambiamenti climatici, si è scelto di perseguire logiche di trasformazioni del territorio il cui impatto sulla risorsa è insostenibile – fanno notare –. Anche la gestione del servizio idrico ha palesato errori strategici che oggi paghiamo a carissimo prezzo. Mentre si convogliavano le risorse per realizzare grandi interventi, si è lasciata ulteriormente degradare una rete idrica già poco efficiente al momento dell’inizio della gestione dell’ASA». Quello che è necessario è, dunque, prendere coscienza dello stato di emergenza aggravato dalla: «Beffa che è il maggiore investimento. Ci riferiamo all’intervento milionario che ha convogliato le acque dei depuratori della Val di Cornia a Piombino, il cosiddetto Cornia industriale, perché servissero agli usi dell’acciaieria, ma visti i livelli di attività della stessa, ormai non serve praticamente a niente. L’acqua depurata, portata a Piombino, finisce in mare alla faccia della siccità». Gli strumenti necessari perché si possano recuperare le acque inutilizzate dall’industria ci sarebbero, bisognerebbe solo usufruirne. Ad esempio, suggeriscono di adeguare fin da subito gli acquedotti, in modo da poter ridurre le perdite. Con l’elaborazione di un progetto praticabile le acque reflue del Cornia industriale potrebbero essere riutilizzate. «Questo lavoro – sottolineano – è estremamente urgente, perché in una situazione così critica che coinvolge ad ogni livello la società e il tessuto economico, deve essere responsabilità delle Amministrazioni risolvere il problema nonostante tanti ritardi si siano già accumulati».
Jessika Biondi
«La crisi idrica della Val di Cornia è strutturale. Negli ultimi decenni, nonostante la sempre minor disponibilità di acqua a causa dei cambiamenti climatici, si è scelto di perseguire logiche di trasformazioni del territorio il cui impatto sulla risorsa è insostenibile – fanno notare –. Anche la gestione del servizio idrico ha palesato errori strategici che oggi paghiamo a carissimo prezzo. Mentre si convogliavano le risorse per realizzare grandi interventi, si è lasciata ulteriormente degradare una rete idrica già poco efficiente al momento dell’inizio della gestione dell’ASA». Quello che è necessario è, dunque, prendere coscienza dello stato di emergenza aggravato dalla: «Beffa che è il maggiore investimento. Ci riferiamo all’intervento milionario che ha convogliato le acque dei depuratori della Val di Cornia a Piombino, il cosiddetto Cornia industriale, perché servissero agli usi dell’acciaieria, ma visti i livelli di attività della stessa, ormai non serve praticamente a niente. L’acqua depurata, portata a Piombino, finisce in mare alla faccia della siccità». Gli strumenti necessari perché si possano recuperare le acque inutilizzate dall’industria ci sarebbero, bisognerebbe solo usufruirne. Ad esempio, suggeriscono di adeguare fin da subito gli acquedotti, in modo da poter ridurre le perdite. Con l’elaborazione di un progetto praticabile le acque reflue del Cornia industriale potrebbero essere riutilizzate. «Questo lavoro – sottolineano – è estremamente urgente, perché in una situazione così critica che coinvolge ad ogni livello la società e il tessuto economico, deve essere responsabilità delle Amministrazioni risolvere il problema nonostante tanti ritardi si siano già accumulati».
Jessika Biondi
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