Il Tirreno

Bassetti e il suo impegno per i lavoratori 

di Valeria Parrini
Bassetti e il suo impegno per i lavoratori 

Nei quattro anni alla guida della diocesi il neopresidente della Cei si è interessato spesso ai temi dell’occupazione

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PIOMBINO. «Se mi fosse stato dato di scegliere, sarei rimasto qui. Mi è stato chiesto di partire e ho obbedito a chi mi rappresenta il Signore». Parole di circostanza? Chissà. Rimane il fatto che i 4 anni poco più in cui monsignor Gualtiero Bassetti ha guidato la diocesi di Massa e Piombino, ne testimoniano la distanza da formalità e apparenze.
Il fatto che papa Francesco lo abbia nominato presidente della Conferenza episcopale è stato apprezzato. Non solo tra le pareti delle parrocchie. In quell’ambìto non è rimasto mai relegato.
«Qua, fin dagli inizi del mio episcopato ho avuto l’impressione di un ambiente a me vicino, che mi riportava a quello dell’infanzia», aveva dichiarato al Tirreno nell’intervista rilasciata poco prima del trasferimento ad Arezzo.
Nato sulle montagne dell’appennino tosco-romagnolo nel cuore della guerra, il 1942, durante la permanenza in Maremma aveva apprezzato le analogie tra il carattere dei maremmani e quello della sua gente: «Entrambi apparentemente ruvidi ma di gran cuore. E questo mi ha permesso un rapporto aperto, spontaneo e cordiale con tutti».
Erano tempi complicati per il polo industriale, anche se il confronto con l’oggi ne alleggerisce il peso. Bassetti si preoccupò molto della crisi e del mondo del lavoro. «Mi auguro - aveva commentato nello stesso articolo - che il mio successore sia un pastore molto attento al lavoro e ai suoi numerosi risvolti. Occorre un dialogo paziente con imprenditori, sindacati, istituzioni affinché si creino condizioni sempre più favorevoli per i nostri giovani e le loro famiglie. Regione e Stato in particolare devono far sentire di più la loro presenza».
E poi, la sua attenzione forte alla dignità e alla sicurezza. Anni pesanti, con infortuni mortali frequenti. Quattro vittime solo nel 1998. Un manutentore in Coop, tre operai dell’indotto siderurgico.
I panni da lavoro deposti sulla balaustra della concattedrale di Sant’Antimo durante l’incontro voluto da Bassetti a ridosso del primo maggio dello stesso anno, appartenevano ad uno di loro, Ruggero Toffolutti, morto in Magona nel marzo precedente. L’associazione che prende il suo nome sarebbe nata dopo pochi mesi. Il padre aveva voluto donare quegli indumenti simbolici al vescovo. Che, al momento dell’offertorio, li aveva elevati dinanzi ai fedeli. Come il calice. Affermando: «Io voglio pregare, e quando dico pregare intendo anche impegnarmi, come Chiesa, per tutti coloro che hanno perso la vita lavorando. Le vittime, come sempre incolpevoli, sono costrette ad operare in condizioni di estrema pericolosità. Dobbiamo contrastare ogni cultura che sacrifichi i diritti delle persone, delle famiglie alle sole logiche di mercato, del profitto e del consumo».
Durante il suo episcopato nella nostra diocesi, Bassetti si è richiamato più volte alla necessità di combattere ogni cultura della divisione, dell’odio di razza e di parte, del prevalere degli interessi di alcuni sulla collettività. Pressanti anche gli interventi sui temi ambientali. E sugli abusi ai danni delle risorse naturali «perché anche l’ambiente è dono di Dio e va sempre rispettata la salute dei cittadini. Alla luce della fede dobbiamo respingere una visione economicistica perché non è vero che il lavoro ha come unico scopo il guadagno. Il fine rimane l’uomo, il lavoratore, il disoccupato».
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