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«Aferpi, la “Marzano” bis non ci basta»
Il sindacato preoccupato dal silenzio del Governo chiede un incontro. E anche il treno rotaie è vicino alla fermata
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PIOMBINO. Fim, Fiom e Uilm e le rsu di Aferpi chiedono un incontro «rapidissimo» sia al commissario Piero Nardi che al ministero dello Sviluppo economico, «per avere risposte e aggiornamenti, capire e condividere come si procede, sapendo che il 30 giugno, data in cui scadono i termini della Legge Marzano e i primi 24 mesi di solidarietà, è alle porte».
È un vero allarme quello delle organizzazioni sindacali «che non accetteranno che si arrivi in “zona Cesarini” solo con la soluzione del rinnovo di due anni di sorveglianza senza risposte certificate su continuità produttiva e senza una soluzione industriale concreta. Nei prossimi giorni – avverte il sindacato – alzeremo il livello della mobilitazione se non avremo riscontro e puntuale informazione delle trattative del commissario con Cevital». Del resto la richiesta di continuità produttiva, ricorda il sindacato, «è uno degli elementi ribaditi con forza anche dal ministro Carlo Calenda previa grave inadempienza che porterebbe alla risoluzione del contratto».
Il sindacato ammette «che dopo quasi due anni di immobilismo, è importante che il Governo abbia deciso di cambiare passo, ma l’importante è uscire da questo stallo. Il nostro obiettivo è la messa in sicurezza innanzitutto di tutti i lavoratori diretti tramite un accordo per altri due anni del periodo di sorveglianza, utilizzando in questo periodo i contratti di solidarietà. Vogliamo risposte e date certe anche sul tavolo degli ammortizzatori sociali per l’indotto».
Ma soprattutto il sindacato vuole «aggiornamenti dal Governo sulla ricerca del partner siderurgico, per capire se ci sono soggetti realmente interessati», specificando «che non ci accontenteremo di un soggetto che non metta come priorità l’obiettivo di tornare a produrre acciaio». Tutto ciò mentre «solo il treno rotaie è in marcia, probabilmente per poco visto che a oggi non sono in arrivo navi di semiprodotti, mentre non ci sono segnali di ripartenza di tmp e tve, fermi da oltre 5 mesi».
Infine Fim, Fiom e Uilm chiedono aggiornamenti «sugli smantellamenti che spettano al privato e sulle bonifiche che spettano al pubblico. È fondamentale capire a che punto siamo con i progetti della logistica e dell’agroindustria, fondamentali per la piena occupazione».
È un vero allarme quello delle organizzazioni sindacali «che non accetteranno che si arrivi in “zona Cesarini” solo con la soluzione del rinnovo di due anni di sorveglianza senza risposte certificate su continuità produttiva e senza una soluzione industriale concreta. Nei prossimi giorni – avverte il sindacato – alzeremo il livello della mobilitazione se non avremo riscontro e puntuale informazione delle trattative del commissario con Cevital». Del resto la richiesta di continuità produttiva, ricorda il sindacato, «è uno degli elementi ribaditi con forza anche dal ministro Carlo Calenda previa grave inadempienza che porterebbe alla risoluzione del contratto».
Il sindacato ammette «che dopo quasi due anni di immobilismo, è importante che il Governo abbia deciso di cambiare passo, ma l’importante è uscire da questo stallo. Il nostro obiettivo è la messa in sicurezza innanzitutto di tutti i lavoratori diretti tramite un accordo per altri due anni del periodo di sorveglianza, utilizzando in questo periodo i contratti di solidarietà. Vogliamo risposte e date certe anche sul tavolo degli ammortizzatori sociali per l’indotto».
Ma soprattutto il sindacato vuole «aggiornamenti dal Governo sulla ricerca del partner siderurgico, per capire se ci sono soggetti realmente interessati», specificando «che non ci accontenteremo di un soggetto che non metta come priorità l’obiettivo di tornare a produrre acciaio». Tutto ciò mentre «solo il treno rotaie è in marcia, probabilmente per poco visto che a oggi non sono in arrivo navi di semiprodotti, mentre non ci sono segnali di ripartenza di tmp e tve, fermi da oltre 5 mesi».
Infine Fim, Fiom e Uilm chiedono aggiornamenti «sugli smantellamenti che spettano al privato e sulle bonifiche che spettano al pubblico. È fondamentale capire a che punto siamo con i progetti della logistica e dell’agroindustria, fondamentali per la piena occupazione».
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