Il presidio
È a rischio anche l’attività di urologia
di Valeria Parrini
Per due dei tre medici in forza a Villamarina, già impegnati anche a Cecina e all’Elba, si è aggiunto il reparto di Livorno
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PIOMBINO. A rischio l’attività di urologia. Salvo rimedi, con l’inizio dell’estate si strapperà il filo sottolissimo che finora ha permesso di mantenere la funzionalità del reparto.
Questione di personale. Sono 3 i medici di Villamarina chiamati a coprire anche gli ospedali di Portoferraio e Cecina. Affanno e spirito di abnegazione hanno, finora, permesso di raggiungere un certo equilibrio. Precario. Il problema si è aggravato da quando per due degli urologi si è aggiunto il carico di Livorno. Il reparto del capoluogo è in crisi. E, per fronteggiarla, si potrebbe affossare Piombino. Perché con l’inizio delle ferie del personale, la situazione è destinata ad aggravarsi.
Già adesso sono 90 i cittadini in attesa di essere operati. L’attività chirurgica è garantita da una sola seduta settimanale in cui sono eseguiti mediamente 6 o 7 interventi mentre sono una trentina le richieste che si aggiungono ogni mese. Un quadro complicato ulteriormente dallo stop all’attività chirurgica programmata che viene introdotto ogni anno. A settembre la lista d’attesa sarà ancora più lunga.
«È chiaro che chi può e chi ha fretta, si rivolgerà altrove», afferma Paolo Camelli, responsabile Uil sanità dell’Area vasta Nord Ovest, che definisce la situazione molto grave anche per il Pronto soccorso. «Gravità – afferma – destinata ad attenuarsi parzialmente dal primo giugno quando entrerà in servizio uno dei due medici previsti»
Tra i nodi, Camelli mette anche il blocco operatorio dove «nonostante i troppi straordinari e la reperibilita che stremano gli infermieri, non si riesce a garantire lo smaltimento delle liste, in particolare di ortopedia. Su questo, a giorni, incontreremo l’azienda».
Mentre stamani a Livorno le tre organizzazioni confederali consegneranno all’assessore regionale Stefania Saccardi un documento sulle criticità livornesi, la Cgil funzione pubblica provinciale interviene con un documento molto concentrato su Cecina, dove il comitato che difende la sanità locale è piuttosto attivo.
Nella nota si sottolinea la validità dell’unificazione con Piombino. «La Cgil – si legge – ha già ottenuto molto per Cecina ma le nostre rivendicazioni non si fermano qui e continuano nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori. Difendiamo concretamente l’ospedale in quanto fondamento del diritto alla salute di tutti. Grazie a noi – prosegue – arriverà nuovo personale e si stabilizzeranno i posti da primario. Difendere l’ospedale vuol dire difendere i diritti fondamentali dei cittadini. Questo obiettivo lo si raggiunge se si difende l’ospedale unico Cecina/Piombino, perché questo è lo strumento che garantirà anche nel futuro la permanenza dei 2 presidi. È proprio per questa ragione che chiediamo di ampliare l’ospedale unico anche a Portoferraio. La sinergia tra i presidi – dice la Cgil – è l’unica strada che garantisce servizi e posti di lavoro e mette al sicuro dai tagli previsti dalla normativa e, proprio grazie a questa collaborazione e grazie alle istituzioni locali, Cecina potrà ottenere l’emodinamica e garantire la permanenza delle proprie specialistiche sul territorio, come dimostrato dai concorsi da primario in atto e programmati».
Per il sindacato, il modello per intensità di cure può essere una soluzione, ma a patto che il progetto sia completato. «È inaccettabile – chiude – che, ancora oggi, non siano ancora state garantiti i servizi di cura intermedia e le case della salute, di cui chiediamo l’immediata edificazione».
Questione di personale. Sono 3 i medici di Villamarina chiamati a coprire anche gli ospedali di Portoferraio e Cecina. Affanno e spirito di abnegazione hanno, finora, permesso di raggiungere un certo equilibrio. Precario. Il problema si è aggravato da quando per due degli urologi si è aggiunto il carico di Livorno. Il reparto del capoluogo è in crisi. E, per fronteggiarla, si potrebbe affossare Piombino. Perché con l’inizio delle ferie del personale, la situazione è destinata ad aggravarsi.
Già adesso sono 90 i cittadini in attesa di essere operati. L’attività chirurgica è garantita da una sola seduta settimanale in cui sono eseguiti mediamente 6 o 7 interventi mentre sono una trentina le richieste che si aggiungono ogni mese. Un quadro complicato ulteriormente dallo stop all’attività chirurgica programmata che viene introdotto ogni anno. A settembre la lista d’attesa sarà ancora più lunga.
«È chiaro che chi può e chi ha fretta, si rivolgerà altrove», afferma Paolo Camelli, responsabile Uil sanità dell’Area vasta Nord Ovest, che definisce la situazione molto grave anche per il Pronto soccorso. «Gravità – afferma – destinata ad attenuarsi parzialmente dal primo giugno quando entrerà in servizio uno dei due medici previsti»
Tra i nodi, Camelli mette anche il blocco operatorio dove «nonostante i troppi straordinari e la reperibilita che stremano gli infermieri, non si riesce a garantire lo smaltimento delle liste, in particolare di ortopedia. Su questo, a giorni, incontreremo l’azienda».
Mentre stamani a Livorno le tre organizzazioni confederali consegneranno all’assessore regionale Stefania Saccardi un documento sulle criticità livornesi, la Cgil funzione pubblica provinciale interviene con un documento molto concentrato su Cecina, dove il comitato che difende la sanità locale è piuttosto attivo.
Nella nota si sottolinea la validità dell’unificazione con Piombino. «La Cgil – si legge – ha già ottenuto molto per Cecina ma le nostre rivendicazioni non si fermano qui e continuano nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori. Difendiamo concretamente l’ospedale in quanto fondamento del diritto alla salute di tutti. Grazie a noi – prosegue – arriverà nuovo personale e si stabilizzeranno i posti da primario. Difendere l’ospedale vuol dire difendere i diritti fondamentali dei cittadini. Questo obiettivo lo si raggiunge se si difende l’ospedale unico Cecina/Piombino, perché questo è lo strumento che garantirà anche nel futuro la permanenza dei 2 presidi. È proprio per questa ragione che chiediamo di ampliare l’ospedale unico anche a Portoferraio. La sinergia tra i presidi – dice la Cgil – è l’unica strada che garantisce servizi e posti di lavoro e mette al sicuro dai tagli previsti dalla normativa e, proprio grazie a questa collaborazione e grazie alle istituzioni locali, Cecina potrà ottenere l’emodinamica e garantire la permanenza delle proprie specialistiche sul territorio, come dimostrato dai concorsi da primario in atto e programmati».
Per il sindacato, il modello per intensità di cure può essere una soluzione, ma a patto che il progetto sia completato. «È inaccettabile – chiude – che, ancora oggi, non siano ancora state garantiti i servizi di cura intermedia e le case della salute, di cui chiediamo l’immediata edificazione».
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