Cozze coltivate nel Golfo È la prima volta sulla costa
di Claudia Guarino
Due società hanno appena ottenuto le concessioni demaniali marittime A regime porteranno una sessantina di posti di lavoro diretti oltre all’indotto
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PIOMBINO. Acciaio sì, ma non solo. Perché l’impressione è che, comunque vada la vicenda Aferpi, l’attività siderurgica non sia più in grado, da sola, di sostenere l’economia del nostro territorio.
Se, dunque, la parola d’ordine è “diversificazione”, una delle risorse tramite cui questa può realizzarsi è il mare, considerato come meta di turismo balneare, come luogo di attività portuali, ma anche come base per la piscicoltura e l’itticoltura. Nelle acque del comune di Piombino ci sono tre produttori impegnati in queste attività, in esercizio da diverso tempo occupandosi principalmente di orate e spigole.
Ma in più stanno nascendo due attività di mitilicoltura, con i produttori che hanno ottenuto le concessioni demaniali marittime dal Comune di Piombino per realizzare i loro progetti nel golfo di Follonica. Si tratta della Cooperativa Venere e di Cesit, Centro di sviluppo ittico toscano, che si stanno preparando a montare impianti i quali copriranno, rispettivamente, superfici di 70 e di 300 ettari, al largo di Perelli e di Carbonifera.
La coltivazione di mitili (chiamati cozze o muscoli a seconda delle regioni), è un’attività che sulla costa toscana manca e la domanda viene soddisfatta principalmente con l’importazione. Una simile attività, inoltre, è ecosostenibile, perché i mitili tendono a depurare l’acqua di mare. «L’idea ci è venuta qualche anno fa – dice Paolo Del Lama, presidente di Venere, cooperativa di pescatori nata nel 2009 che gestisce anche un’attività di ittiturismo – Un amico mi chiese se avessi del lavoro per lui in cooperativa e pensai che la mitilicoltura potesse diventare una seria opportunità di lavoro, anche perché qui la domanda di mitili è superiore all’offerta. Abbiamo quindi approfondito la questione con ricerche e studi, abbiamo steso un progetto e l’abbiamo presentato al Comune. Abbiamo quindi ottenuto le concessioni e adesso siamo in procinto di montare gli impianti. Chiaramente andremo per gradi, non sarà tutto a pieno regime da subito».
Gli impianti sorgeranno entro il miglio dalla costa, copriranno un’estensione di 70 ettari e, una volta completati, saranno caratterizzati da 15 filari e avranno dei blocchi realizzati non in calcestruzzo, ma con pietre naturali di Campiglia. Anche in questo modo si vuole garantire il rispetto dell’ambiente, con un progetto che è stato comunque sottoposto a Via, valutazione d’impatto ambientale. L’avvio della produzione, che si prevede una volta a regime, di 400/500 tonnellate annue, porterà anche posti di lavoro. «È difficile fare una previsione sull’occupazione – sottolinea Del Lama – Credo che saranno impiegate quindici persone per quanto riguarda gli impianti e da 5 a 10 nell’indotto».
Di occupazione parla anche Roberto Manai, presidente di Cesit. «Per quanto riguarda la nostra attività di mitilicoltura, saranno impiegate inizialmente una ventina di persone, per poi arrivare a 40 una volta che tutto sarà finito. Stiamo anche lavorando per organizzare corsi di formazione per il personale. Ci servono operai specializzati ma anche sei laureati in biologia. Non faremo distinzione di età, per assumere terremo conto soprattutto delle capacità».
Gli impianti di Cesit, società cooperativa consortile, sorgeranno a circa due miglia dalla costa e occuperanno una superficie di circa 300 ettari. «Vorremmo essere operativi entro la fine dell’anno per iniziare la produzione, anche se per andare a pieno regime ci vorrà del tempo – sottolinea Manai – L’idea è venuta in conseguenza del lavoro fatto con l’ex Gac, oggi Flag. I nostri pescatori hanno visitato impianti e hanno incontrato colleghi di altri Paesi. La mitilicoltura è una risorsa importante portata avanti nel rispetto dell’ambiente, tratta infatti proteine naturali che hanno anche funzioni di depurazione. Inoltre noi importiamo la maggior parte del prodotto che consumiamo, abbiamo dunque un mercato di riferimento importante, dove potremmo essere concorrenziali». L’investimento, dice Manai, è di quelli importanti e la produzione, quando gli impianti saranno a pieno regime, dovrebbe essere di circa 3.800 tonnellate annue. «Auspichiamo – conclude – che ci siano altri produttori di mitili nella zona con cui collaborare. Questo vuol dire fare mercato».
Se, dunque, la parola d’ordine è “diversificazione”, una delle risorse tramite cui questa può realizzarsi è il mare, considerato come meta di turismo balneare, come luogo di attività portuali, ma anche come base per la piscicoltura e l’itticoltura. Nelle acque del comune di Piombino ci sono tre produttori impegnati in queste attività, in esercizio da diverso tempo occupandosi principalmente di orate e spigole.
Ma in più stanno nascendo due attività di mitilicoltura, con i produttori che hanno ottenuto le concessioni demaniali marittime dal Comune di Piombino per realizzare i loro progetti nel golfo di Follonica. Si tratta della Cooperativa Venere e di Cesit, Centro di sviluppo ittico toscano, che si stanno preparando a montare impianti i quali copriranno, rispettivamente, superfici di 70 e di 300 ettari, al largo di Perelli e di Carbonifera.
La coltivazione di mitili (chiamati cozze o muscoli a seconda delle regioni), è un’attività che sulla costa toscana manca e la domanda viene soddisfatta principalmente con l’importazione. Una simile attività, inoltre, è ecosostenibile, perché i mitili tendono a depurare l’acqua di mare. «L’idea ci è venuta qualche anno fa – dice Paolo Del Lama, presidente di Venere, cooperativa di pescatori nata nel 2009 che gestisce anche un’attività di ittiturismo – Un amico mi chiese se avessi del lavoro per lui in cooperativa e pensai che la mitilicoltura potesse diventare una seria opportunità di lavoro, anche perché qui la domanda di mitili è superiore all’offerta. Abbiamo quindi approfondito la questione con ricerche e studi, abbiamo steso un progetto e l’abbiamo presentato al Comune. Abbiamo quindi ottenuto le concessioni e adesso siamo in procinto di montare gli impianti. Chiaramente andremo per gradi, non sarà tutto a pieno regime da subito».
Gli impianti sorgeranno entro il miglio dalla costa, copriranno un’estensione di 70 ettari e, una volta completati, saranno caratterizzati da 15 filari e avranno dei blocchi realizzati non in calcestruzzo, ma con pietre naturali di Campiglia. Anche in questo modo si vuole garantire il rispetto dell’ambiente, con un progetto che è stato comunque sottoposto a Via, valutazione d’impatto ambientale. L’avvio della produzione, che si prevede una volta a regime, di 400/500 tonnellate annue, porterà anche posti di lavoro. «È difficile fare una previsione sull’occupazione – sottolinea Del Lama – Credo che saranno impiegate quindici persone per quanto riguarda gli impianti e da 5 a 10 nell’indotto».
Di occupazione parla anche Roberto Manai, presidente di Cesit. «Per quanto riguarda la nostra attività di mitilicoltura, saranno impiegate inizialmente una ventina di persone, per poi arrivare a 40 una volta che tutto sarà finito. Stiamo anche lavorando per organizzare corsi di formazione per il personale. Ci servono operai specializzati ma anche sei laureati in biologia. Non faremo distinzione di età, per assumere terremo conto soprattutto delle capacità».
Gli impianti di Cesit, società cooperativa consortile, sorgeranno a circa due miglia dalla costa e occuperanno una superficie di circa 300 ettari. «Vorremmo essere operativi entro la fine dell’anno per iniziare la produzione, anche se per andare a pieno regime ci vorrà del tempo – sottolinea Manai – L’idea è venuta in conseguenza del lavoro fatto con l’ex Gac, oggi Flag. I nostri pescatori hanno visitato impianti e hanno incontrato colleghi di altri Paesi. La mitilicoltura è una risorsa importante portata avanti nel rispetto dell’ambiente, tratta infatti proteine naturali che hanno anche funzioni di depurazione. Inoltre noi importiamo la maggior parte del prodotto che consumiamo, abbiamo dunque un mercato di riferimento importante, dove potremmo essere concorrenziali». L’investimento, dice Manai, è di quelli importanti e la produzione, quando gli impianti saranno a pieno regime, dovrebbe essere di circa 3.800 tonnellate annue. «Auspichiamo – conclude – che ci siano altri produttori di mitili nella zona con cui collaborare. Questo vuol dire fare mercato».
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