Il Tirreno

«Sono un sacerdote e ho pieno diritto di celebrare la messa» 

«Sono un sacerdote e ho pieno diritto di celebrare la messa» 

Don Choinski interviene sull’episodio accaduto a Riotorto quando gli fu impedito di salire sul pulpito col suo successore 

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RIOTORTO. Don Waldemar Choinski, ex parroco di Riotorto, non si sente un problema per la Chiesa e per i fedeli e dopo le polemiche sull’episodio accaduto la domenica delle Palme, quando gli è stato impedito di concelebrare, come avrebbe voluto, la messa insieme al suo successore, spiega la sua posizione in una lunga lettera inviata al Tirreno, di cui pubblichiamo alcuni passi.
Riferendosi all’episodio in questione, don Waldemar sostiene «che di fronte alle parole inesatte e provocatorie di don Jacques dirette ai fedeli, ho fatto seguito tentando solamente di proteggere la gente e la mia reputazione. Don Jacques non avrebbe dovuto usare toni, parole e riferimenti inadeguati (dati i trascorsi, l’avevo gia preavvisato con una raccomandata A.R. rimasta totalmente disattesa). Dopo il suo discorso pronunciato dal pulpito – prosegue – alcune persone che si trovavano in chiesa hanno espresso la loro opinione sui fatti accaduti. Oltre ad uno scambio acceso di parole tra don Jacques e queste persone, non c’e stato nessun disordine e i carabinieri non sono intervenuti certamente a riportare la pace come si legge sul vostro giornale. Una volta terminata la breve diatriba, i carabinieri, hanno riscontrato la massima calma trovandomi seduto in fondo alla navata centrale al flne di ascoltare la messa».
Per don Waldemar è «eccessivo dire che la comunità dei fedeli di Riotorto sia sconcertata per causa mia; evidenzio che, nelle circostanze di cui agli articoli, percepivo vicinanza nei miei confronti da parte dei presenti».
«Con riferimento a quanto riportato nelle pubblicazioni – prosegue – è incontestabile che il demonio o il male abbiano una rilevanza nel mondo in cui viviamo. Del male ne parlano spesso i sacerdoti, i vescovi, i cardinali ed il Papa, dunque, non c’e da meravigliarsi se tali argomenti vengano trattati quotidianamente oltre che dal Sommo Pontefice anche dai sacerdoti».
Ma sul tema della sua presenza in chiesa dopo che da molto tempo è stato formalmente sostituito in parrocchia, il sacerdote polacco spiega «che, a tutt’oggi, sono un sacerdote ed al contrario di ciò che ho potuto sentire, ribadisco, fermamente, che ho il diritto di celebrare la Santa Messa. Contrariamente a quanto riferito da don Jacques Bachina in mia presenza e confermato successivamente anche da don Mario Magni davanti ai Carabinieri, non esiste alcun documento scritto che mi proibisca la celebrazione della Santa Messa; addirittura, tre giorni dopo l’accaduto (il Mercoledì Santo) concelebravo la Santa Messa nella Cattedrale di Massa insieme a monsignor Vescovo Carlo Ciattini e in tale circostanza non mi risulta che qualcuno abbia chiamato i carabinieri per proibirmi di celebrare la Santa Messa».
Infine don Waldemar vuol evidenziare «che circa un mese prima del 9 aprile avevo preavvisato, senza ricevere alcuna risposta in merito, monsignor Carlo Ciattini con una raccomandata A.R. del fatto che avrei ripreso la celebrazione della Santa Messa. In linea con quanto appena evidenziato si pone la seguente circostanza: il 19 marzo monsignor Ciattini, dopo la celebrazione della Santa Messa nella parrocchia da San Giuseppe di Portoferraio, in un incontro con un gruppo di 9 persone, ribadiva che il sottoscritto poteva celebrare la Santa Messa e confessare. E allora come si giustifica l’accaduto nella sua interezza?».

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