Il Tirreno

«Il governo agisca come fa altrove» 

«Il governo agisca come fa altrove» 

Il Pci chiede che Roma intervenga senza limitarsi a prorogare gli ammortizzatori

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PIOMBINO. «Il governo agisca per Piombino come sta facendo in altre vertenze come Taranto». La richieta è del Pci (ex PdCI)che non si dice interessato a chi debba essere il proprietario della fabbrica «Né pensiamo – afferma – che l’unica soluzione sia chiudere la vicenda Issad Rebrab con la richiesta della sua uscita di scena, soprattutto perchè potrebbe verosimilmente aprire un contenzioso legale lunghissimo. Non crediamo nemmeno che Antonio Gozzi abbia la verità in tasca quando afferma che era noto che Rebrab non avrebbe potuto portare dall’Algeria il denaro necessario. Tuttavia siamo rimasti stupiti dal silenzio del governo poiché proprio il governo avrebbe dovuto replicare ad una affermazione tanto grave, e proprio perché, prima di impegnarsi nella vendita, un governo nazionale avrebbe dovuto, come succede in qualsiasi altro Stato che si rispetti, informarsi sulle reali disponibilità dell’acquirente».
Il Pci non intende rimettere in discussione il proprio orientamento sulla validità complessiva del progetto. «È comprensibile - afferma - che il ministro Calenda abbia fatto la voce grossa per ottenere risposte precise, ma questo non è sufficiente, né può significare alla fine un salto nel buio. Il governo non può limitarsi a prorogare gli ammortizzatori sociali, ma deve intervenire con i mezzi a sua disposizione (leggi Cassa Depositi e Prestiti) per realizzare il progetto con o senza Rebrab, con o senza altri partner. Pare evidente infatti che, in situazioni di emergenza, si possa e si debba intervenire, anche ricorrendo a quei prestiti –ponte che permettono di affrontare situazioni di crisi in settori strategici della nostra economia. Si è fatto per il sistema bancario, si è fatto in questi giorni per Alitalia».
«Il settore siderurgico, - aggiunge - viene ribadito ogni volta ed ad ogni tavolo, è ancora un settore strategico, a Piombino come a Taranto. E non può esserlo solo per gli acciaieri del nord. È illusorio e politicamente disonesto ventilare ipotesi che vedano solo nel turismo la soluzione ai problemi dell’economia piombinese: chi lo fa da tempo, omette di dire che le poche centinaia di posti di lavoro che questo settore potrebbe (e potrà) offrire potranno essere al più aggiuntive, non certo alternative. Piombino e la Val di Cornia non possono prescindere dalla siderurgia di qualità nuova, moderna, Non ci pare sufficiente insomma che il Governo possa, al punto in cui siamo giunti, esaurire il proprio ruolo con altri due anni di cig o solidarietà».

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