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Aferpi, più vicina la conferma di Nardi
di Cristiano Lozito
«Risposta collaborativa di Rebrab» alle richieste di Calenda che vuole mantenere la vigilanza del Governo e proseguire con la “Marzano”
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PIOMBINO. Ci vorranno altri incontri, probabilmente un tavolo tecnico, ma pare farsi più larga la strada che porterà alla conferma per altri due anni del commissario Piero Nardi e al prolungamento conseguente degli effetti della legge Marzano che metterebbe al sicuro fino al 2019 i 2000 dipendenti di Aferpi dalla possibilità di licenziamento dopo il 30 giugno.
È questo quanto si ricava dalle indiscrezioni sul contenuto della lettera con cui, rispettando i tempi richiesti dal commissario, ieri Issad Rebrab ha risposto alle contestazioni mosse dal Governo sulle inadempienze della proprietà algerina rispetto ai programmi per l’acciaieria, ma anche per la logistica e l’agroalimentare.
In realtà sul contenuto della lettera arriva da varie fonti vicine al dossier Aferpi un giudizio così sintetizzato: «Quella di Rebrab è una risposta collaborativa», a indicare che non c’è stata la temuta rottura dopo la tesissima riunione del 19 aprile in cui il ministro Carlo Calenda aveva elencato tutte le promesse non mantenute di Rebrab, annunciandogli la messa in mora e minacciando la rescissione del contratto. Una risposta negativa del presidente di Cevital alle condizioni prospettate dal ministro per andare avanti (prolungamento della sorveglianza del Governo e ricerca di un partner) infatti avrebbe aperto un fronte – rescissione del contratto e sicuro contenzioso legale – che avrebbe rischiato di mettere fine alle speranze di rilancio della ex Lucchini. Peraltro nessun dettaglio emerge sul contenuto della lettera, soprattutto sugli impegni finanziari.
Rebrab dunque per restare agganciato all’affare Piombino sceglie l’unico modo che aveva a disposizione dopo l’aut aut del ministro, sperando probabilmente di riuscire, in una situazione meno tesa, a negoziare credito con la garanzia di Sace (la società assicurativa per il commercio estero controllata da Cassa depositi e prestiti) e magari avere un po’di ossigeno sul circolante con la garanzia della Regione attraverso Fidi Toscana.
Calenda dal canto suo – se quanto emerso reggerà il confronto dei prossimi tavoli – ottiene quel che voleva: la messa in sicurezza dei lavoratori con la “Marzano” (anche se forse tecnicamente sarà necessario un nuovo provvedimento attraverso un decreto), la prosecuzione della vigilanza da parte del Governo e un po’di tempo per vedere come finirà la vicenda Ilva di Taranto (probabile chiusura a fine mese) e trattare eventualmente con Jindal un suo ingresso in partnership in Aferpi.
Ma il Governo procederà comunque all’escussione del pegno sulle azioni, cioè quel 27% rimasto a garanzia dello Stato, che consentirebbe di entrare nel capitale di Aferpi? La risposta, che al momento non c’è, è legata probabilmente al modo in cui la proprietà algerina si rapporterà col commissario, dal quale è prevedibile che nel secondo biennio di vigilanza il Governo si attenda un ruolo attivo, o meglio dall’atteggiamento che terrà Rebrab rispetto all’esigenza che Nardi abbia una completa agibilità nel campo delle ipotetiche trattative con altri soggetti industriali interessati a entrare in Aferpi. Agibilità che, altrimenti, il Governo si prenderà appunto recuperando il 27% di azioni.
«Abbiamo appreso che Aferpi – dice Lorenzo Fusco, coordinatore delle rsu Uilm – ha risposto alla lettera del Governo e che la risposta è nelle mani del commissario. Abbiamo immediatamente richiesto un incontro al commissario per conoscerne i contenuti il prima possibile e ci aspettiamo di essere a breve convocati dal ministero».
Della vicenda Aferpi ieri ha parlato anche Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, rispondendo ai giornalisti a Firenze dove ha partecipato a “The state of the union” con altri governanti e leader europei: «Io credo che l’industria siderurgica toscana – ha detto – debba essere inserita in una strategia nazionale ed europea, affinché l’alta qualità e il saper fare non venga perduto. Si tratta di un patrimonio – ha concluso – che deve essere tutelato nell’interesse locale, ma anche nazionale ed europeo».
È questo quanto si ricava dalle indiscrezioni sul contenuto della lettera con cui, rispettando i tempi richiesti dal commissario, ieri Issad Rebrab ha risposto alle contestazioni mosse dal Governo sulle inadempienze della proprietà algerina rispetto ai programmi per l’acciaieria, ma anche per la logistica e l’agroalimentare.
In realtà sul contenuto della lettera arriva da varie fonti vicine al dossier Aferpi un giudizio così sintetizzato: «Quella di Rebrab è una risposta collaborativa», a indicare che non c’è stata la temuta rottura dopo la tesissima riunione del 19 aprile in cui il ministro Carlo Calenda aveva elencato tutte le promesse non mantenute di Rebrab, annunciandogli la messa in mora e minacciando la rescissione del contratto. Una risposta negativa del presidente di Cevital alle condizioni prospettate dal ministro per andare avanti (prolungamento della sorveglianza del Governo e ricerca di un partner) infatti avrebbe aperto un fronte – rescissione del contratto e sicuro contenzioso legale – che avrebbe rischiato di mettere fine alle speranze di rilancio della ex Lucchini. Peraltro nessun dettaglio emerge sul contenuto della lettera, soprattutto sugli impegni finanziari.
Rebrab dunque per restare agganciato all’affare Piombino sceglie l’unico modo che aveva a disposizione dopo l’aut aut del ministro, sperando probabilmente di riuscire, in una situazione meno tesa, a negoziare credito con la garanzia di Sace (la società assicurativa per il commercio estero controllata da Cassa depositi e prestiti) e magari avere un po’di ossigeno sul circolante con la garanzia della Regione attraverso Fidi Toscana.
Calenda dal canto suo – se quanto emerso reggerà il confronto dei prossimi tavoli – ottiene quel che voleva: la messa in sicurezza dei lavoratori con la “Marzano” (anche se forse tecnicamente sarà necessario un nuovo provvedimento attraverso un decreto), la prosecuzione della vigilanza da parte del Governo e un po’di tempo per vedere come finirà la vicenda Ilva di Taranto (probabile chiusura a fine mese) e trattare eventualmente con Jindal un suo ingresso in partnership in Aferpi.
Ma il Governo procederà comunque all’escussione del pegno sulle azioni, cioè quel 27% rimasto a garanzia dello Stato, che consentirebbe di entrare nel capitale di Aferpi? La risposta, che al momento non c’è, è legata probabilmente al modo in cui la proprietà algerina si rapporterà col commissario, dal quale è prevedibile che nel secondo biennio di vigilanza il Governo si attenda un ruolo attivo, o meglio dall’atteggiamento che terrà Rebrab rispetto all’esigenza che Nardi abbia una completa agibilità nel campo delle ipotetiche trattative con altri soggetti industriali interessati a entrare in Aferpi. Agibilità che, altrimenti, il Governo si prenderà appunto recuperando il 27% di azioni.
«Abbiamo appreso che Aferpi – dice Lorenzo Fusco, coordinatore delle rsu Uilm – ha risposto alla lettera del Governo e che la risposta è nelle mani del commissario. Abbiamo immediatamente richiesto un incontro al commissario per conoscerne i contenuti il prima possibile e ci aspettiamo di essere a breve convocati dal ministero».
Della vicenda Aferpi ieri ha parlato anche Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, rispondendo ai giornalisti a Firenze dove ha partecipato a “The state of the union” con altri governanti e leader europei: «Io credo che l’industria siderurgica toscana – ha detto – debba essere inserita in una strategia nazionale ed europea, affinché l’alta qualità e il saper fare non venga perduto. Si tratta di un patrimonio – ha concluso – che deve essere tutelato nell’interesse locale, ma anche nazionale ed europeo».
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