Meteo
La furia dei diving campesi: "Così non lavoriamo"
I gestori dei centri immersione protestano per le limitazioni alla viabilità portuale: ci negano anche lo scarico delle attrezzature
MARINA DI CAMPO. «Vogliamo solo poter lavorare, non chiediamo altro». È quanto chiedono i titolari dei diving center di Marina di Campo, arrabbiati con l’Autorità portuale regionale e con il Comune di Campo nell’Elba per le restrizioni alla viabilità che impediscono loro di raggiungere le barche nella banchina commerciale del porto per poter accompagnare i clienti e poter scaricare agevolmente le attrezzature. Per questo, la mattina di mercoledì, i titolari dei diving hanno effettuato un sit-in nella zona di accesso al porto, dove hanno parcheggiato i mezzi e affisso alcuni striscioni: «Né favori, né privilegi», si leggeva in un cartello. E ancora: «Solo lavorare».
Massimiliano Mammi, presidente dell’associazione dei diving centri immersione di Marina di Campo, chiarisce il motivo della protesta, andata in scena dopo che, la mattina, i titolari hanno avuto un confronto - definito costruttivo - con la comandante della polizia municipale. «Fino al dicembre del 2015 – spiega – avevamo libero accesso alla banchina commerciale per il trasporto dei clienti e lo scarico delle attrezzature, fondamentale per la qualità del nostro servizio. Potevamo sostare e effettuare il carico e scarico. Poi, la situazione è inspiegabilmente cambiata. La sosta è stata dichiarata vietata in base a una nuova interpretazione del regolamento e potevamo usare solo gli stalli del carico e scarico. Ciò ha fatto in modo che i gestori dei diving iniziassero a fare dei veri salti mortali per garantire il servizio. O, come poi è accaduto, finissero per pagare a cadenza quotidiana 28 euro di multa per la sosta vietata». Ma le vere difficoltà dovevano ancora arrivare. E si sono palesate nei giorni di Pasqua: «La polizia municipale ci ha spiegato che anche il carico e scarico è vietato, dal momento che l’area portuale è diventata inaccessibile ai nostri mezzi. Il risultato? Possiamo fermarci a 150-200 metri dalle barche e trasportare a mano tutta l’attrezzatura. Lavorare in questo modo è impossibile».
Mammi ricorda come l’attrezzatura, per questo genere di attività, sia molto pesante. Le bombole sono circa 24 per imbarcazione, a oltre a quelle dello staff, a cui si aggiungono le grandi borse e le zavorre. «Ci hanno consigliato di usare dei carrelli – spiega il presidente – ma dove li dovremmo tenere. E poi trascinare chili di materiale sul pavé sarebbe dannoso».
Da tempo i titolari dei diving hanno provato a sollecitare il Comune di Campo nell’Elba e l’Autorità portuale regionale per trovare una soluzione, per ora senza fortuna. «Solo stamani abbiamo incontrato la comandante della polizia municipale, ma fino ad oggi parlare con il Comune non è stato possibile – racconta Mammi – è incredibile, non stiamo chiedendo niente di eccezionale, ma solo il minimo indispensabile per poter lavorare: cinque posti per parcheggiare i mezzi e per poter accompagnare i nostri clienti». L’associazione diving riunisce le cinque imprese attive sul territorio con le quali lavorano circa 15 addetti. «In una stagione portiamo a Campo circa 7000 persone, tra sub e accompagnatori – racconta Mammi – rappresentiamo un settore del turismo, visto che Campo è una base importante per le immersioni. Ma, probabilmente, non interessa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
