Il Tirreno

Tfr, la rabbia dei 250 operai esclusi

Cristiano Lozito
L’area dello stabilimento dove operavano i lavoratori di Lucchini Servizi (foto Paolo Barlettani)
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L’area dello stabilimento dove operavano i lavoratori di Lucchini Servizi (foto Paolo Barlettani)

Fuori dal riparto la Lucchini Servizi. «Nardi ci spieghi dove sono i nostri soldi». In Aferpi arrivata la lettera di messa in mora

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PIOMBINO. «Stesso commissario per due aziende, ma agli ex Lucchini viene pagato il tfr e a noi della Lucchini Servizi no. E’ giustizia questa? Nessuno vuole spiegare perché, secondo noi è il commissario del Governo, Piero Nardi, a dover chiarire perché noi non siamo compresi nel riparto». A parlare sono due operai della ex Lucchini servizi, Daniele Bedendo e Paolo Luppoli, che si fanno portavoce della rabbia dei 250 lavoratori che dovranno aspettare, e non si sa quanto, per avere ciò che gli spetta.

Complessivamente si parla di una cifra intorno al milione e mezzo, perché Lucchini Servizi, controllata al 100% di Lucchini Spa, era nata da pochi anni dalla fusione di Siderco e Bimec (prima ancora l’azienda che si occupava di manutenzione, trasporti, parco rottami all’interno dello stabilimento si chaiamava Icrot): ma è evidente che per i lavoratori si trattava di un sostegno importante in un momento molto difficile. «Anche perché – sottolinea Bedendo – gli ex Lucchini Servizi da tre anni non vanno al lavoro...».

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Lucchini Servizi è creditrice chirografara di Lucchini Spa, e il timore dei lavoratori è che non ci siano più i soldi per loro. Impossibile anche accedere al fondo di garanzia dell’Inps perché non c’è stata – tesi contestata ad esempio da Camping cig – soluzione di continuità dalla precedente proprietà ad Aferpi.

«Noi comunque siamo lavoratori – dice Luppoli – non un’azienda, e come tali avremmo dovuto essere al riparo dalla distinzione privilegiati-chirografari. Poi in mezzo al tfr ci sono altre voci, come le ferie non godute, che non si sa proprio che fine faranno... Ripeto, deve essere Nardi a spiegarci come stanno le cose».

Naturale che la notizia del pagamento agli ex Lucchini e non agli ex Lucchini Servizi abbia provocato rabbia tra gli esclusi, che si sentono oggetto di un’ulteriore divisione tra i lavoratori, dopo quella con gli operai dell’indotto.
Intanto in Aferpi si prova ad andare avanti in attesa della risposta che Issad Rebrab deve al ministro Carlo Calenda, per la lettera (formalmente inviata dal commissario Nardi), arrivata in azienda già il giorno dopo l’incontro romano.

Tre i punti chiave individuati per la messa in mora di Cevital: il piano finanziario che non c’è, l’assenza di continuità produttiva (marcia al momento solo il treno rotaie) e la mancanza dei progetti per le attività non siderurgiche, e cioè agroalimentare e logistica portuale.

L’azienda intanto ha convocato i sindacati territoriali per giovedì 27 aprile, per fare il punto dopo una fase in cui i rapporti sono praticamente azzerati.

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