Italia
Il 40% in più gli immobili finiti all’asta
L’elenco dei beni in vendita si allunga continuamente, in Val di Cornia al momento ce ne sono 71, a Piombino 30
PIOMBINO. Aste giudiziarie in aumento in Val di Cornia. Nel comprensorio sono 71, al momento, i beni pignorati e messi in vendita dal tribunale di Livorno. Si tratta di appartamenti, garage, fondi commerciali, poderi, capannoni, terreni e attrezzature varie. Tutti beni messi all'asta a seguito di esecuzioni mobiliari-immobiliari, fallimenti e concordati. Dove si possono trovare? Ordinanze, avvisi (con prezzi, ribassi, data e luogo dell'asta), planimetrie e foto sono tutti reperibili sul sito ufficiale www.astegiudiziarie.it. Qui, anche per la Val di Cornia, l'elenco delle vendite di immobili di vario pregio e grandezza è lungo e si arricchisce continuamente. Solo a Piombino, al momento, si contano 30 lotti. Segue San Vincenzo con 21. A Campiglia sono all'asta 13. Infine, troviamo 7 lotti a Suvereto. I numeri parlano chiaro: secondo i dati raccolti dalla società di consulenza Astasy, nel 2016 le aste giudiziarie condotte dal tribunale di Livorno sono state 1.503. Nel 2015 la cifra era nettamente inferiore: 1.075. In un anno è stato registrato un aumento pari al 39,81%. «La gran parte delle esecuzioni - spiega Enrico Pecchia dottore commercialista, delegato dal giudice del tribunale di Livorno - nasce da pignoramenti effettuati da istituti di credito, perché legati a mutui non pagati regolarmente». Infatti, nella scheda dettagliata del bene all'asta, alla voce "creditore" è facile trovare uno o addirittura più istituti bancari. In pratica, sono le banche che promuovono il maggior numero di esecuzioni. Si tratta, infatti, di pignoramenti di uno o più immobili di proprietà di società o privati che non riescono a pagare i propri debiti, con conseguente messa in vendita all'asta del bene per soddisfare il credito. Sintomo di una grave crisi. «A me, sul territorio provinciale, è capitato di tutto - racconta Alessandro Sentieri, consigliere dell'ordine dei dottori commercialisti di Livorno - da terreni ad aziende, fino a capannoni artigianali e addirittura piccoli monolocali. Questo è sintomo di una crisi diffusa, i cui effetti si stanno manifestando esplicitamente in questo periodo». «Su Piombino, nel 90% sono piccole abitazioni - sottolinea Pecchia - Per lo più appartamenti in zone periferiche della città, come via Landi, via Pisa, Cotone e Poggetto, acquistati con mutui che i proprietari poi non sono stati in grado di pagare». Complice la grave crisi economica, il fenomeno è in decisa espansione, tanto da portare alla luce un profondo malessere sociale. Quasi tutti gli immobili in vendita, infatti, sono "occupati dall'esecutato", che, dopo la vendita all'asta della propria abitazione sono costretti ad uscirne. «Nel decreto di trasferimento al nuovo proprietario c'è l'intimazione all'esecutato a lasciare l'immobile - spiega Pecchia -. Se questo non avviene nei tempi stabiliti, il delegato richiede al giudice l'emissione dell'ordine di liberazione. A quel punto il custode si presenta dall'esecutato insieme all'ufficiale giudiziario. A me non è mai capitato. Ma so di colleghi che qui in Val di Cornia sono stati costretti ad intervenire». «Per noi delegati - precisa Alessandro Sentieri - quella della liberazione dell'immobile è la fase più brutta della procedura. Trattandosi spesso di prime case, la maggior parte degli esecutati non sa dove andare. Per questo il nostro ordine ha sollecitato alcuni Comuni della Provincia a fornire alloggi sociali da destinare a chi rimane vittima di questo tipo di vicende». Un mercato in espansione. Ultimamente, il fenomeno delle aste giudiziarie ha creato un interesse crescente nei privati, soprattutto in chi è alla ricerca della prima casa. Acquistare un appartamento tramite un'asta può rivelarsi, infatti, un vero affare. Secondo Astasy, chi compra sostiene una spesa mediamente inferiore del 30% (con punte fino al 50%) rispetto agli attuali prezzi di mercato, già bassi in questo periodo. Tra l'altro, la legge 132/2015, ha dato la possibilità, per la prima volta nella storia delle esecuzioni italiane, di fare offerte inferiori alla base d'asta, seppur con il limite del 25%. «Fino a qualche tempo fa - continua Sentieri - il mercato delle aste era frequentato soprattutto da speculatori che investivano soldi negli immobili per poi rivenderli a prezzi più alti. Adesso, invece, sono sempre di più le persone che acquistano all'asta la prima casa. Questo, purtroppo, ha contribuito a penalizzare un mercato già sofferente come quello edile e immobiliare. I prezzi dei beni all'asta sono nettamente inferiori a quelli che si trovano nelle agenzie immobiliari. Per fare un esempio, a San Vincenzo ho venduto più di un appartamento al prezzo di un garage». Fino a qualche tempo fa si pensava alle aste come un mondo il cui accesso era riservato a pochi professionisti del settore (soprattutto, grosse imprese edili). Ora, comprare una casa all'asta è ormai alla portata di tutti. «Non vi è alcun rischio di ipoteche nascoste - spiega Pecchia -. In pratica, quello all'asta è l'acquisto più sicuro, perché l'immobile è libero da pregiudiziali, che vengono cancellate prima del decreto di trasferimento. Inoltre, a partire dall'emissione dell’atto, il nuovo proprietario, in presenza di un qualsiasi abuso ha la possibilità di presentare la sanatoria sia urbanistica che catastale entro 120 giorni». Acquistando all'asta, si evitano le spese notarili e la percentuale dovuta alle agenzie, si possono accendere mutui ed avere tutti i vantaggi della prima casa. Inoltre, è stato previsto un abbattimento delle imposte di registro per chi acquista un immobile con lo scopo di riqualificarlo e rivenderlo entro i successivi 24 mesi. Nessun rischio di rimessa della cauzione richiesta (un deposito del 10% dell'offerta fatta). Quest'ultima, in caso di mancata aggiudicazione, viene infatti restituita al termine dell'asta. Poi, per per qualsiasi informazione o per visitare l'immobile, basta rivolgersi al professionista indicato nelle ordinanze e negli avvisi di vendita.
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