Italia
«Una colonna di gas, acqua e detriti alta dieci metri»
Il racconto dei pescatori che stavano calando le reti all’Affrichella: «Ci siamo spaventati, eravamo a mezzo miglio»
CAMPO NELL’ELBA. Un fragore improvviso squarcia la superficie del mare, a poche decine di metri dallo scoglio d’Affrica, nel triangolo remoto del Tirreno tra Montecristo, Pianosa e la Corsica. Alessandro Ricci e gli altri pescatori alzano lo sguardo fino ad allora concentrato sulle reti da pesca e lo puntano a circa mezzo miglio dalla posizione delle barche. Restano sbalorditi.
Una colonna di acqua nera, fango e detriti si alza dalla superficie del mare raggiungendo dieci metri di altezza e con un’ampiezza di alcune decine di metri quadrati. È un getto potente e ininterrotto. Va avanti per oltre venti minuti, quindi perde intensità e, soprattutto, il colore del getto si fa via via più chiaro. Tutto questo accade giovedì 16 marzo, davanti a tre imbarcazioni della flottiglia di Campo nell’Elba e a una decina di pescatori che proprio in quel momento stavano calando le reti nel cuore del mar Tirreno.
«Avevo appena calato delle nasse in quello spicchio di mare che è molto pescoso – racconta Alessandro Ricci, uno dei pescatori presenti – c’è stata una specie di esplosione, io e miei colleghi ci siamo spaventati. A circa mezzo miglio da noi si è alzata una colonna di acqua nera e detriti. Non sapevamo cosa fare, pensavamo di scappare e lasciare le reti, ma siamo rimasti lì ad assistere a quello spettacolo della natura.
Da decenni il tratto di mare dello Scoglio d’Affrica, un faro in mezzo al niente tra l’ isola di Montecristo, Pianosa e la costa orientale della Corsica, è battuto dai pescatori professionisti in arrivo dall’Elba. E da decenni, a cadenza regolare, arrivano segnalazioni di qualcosa che, sott’acqua, si risveglia ed emette il proprio respiro sopra la superficie del mare. Dal 18 marzo, in seguito all’ordinanza emessa dalla Capitaneria di porto di Portoferraio, le barche non potranno avvicinarsi entro il raggio di 500 metri dal punto in cui è emerso quello strano getto gassoso, fino a quando gli studi scientifici chiariranno meglio la natura del fenomeno.
«Ci siamo spaventati al momento dell’esplosione – racconta Gaetano Avellino, anche lui pescatore presente quel giorno all’Affrichella – abbiamo temuto che si potesse provocare un’onda, un gorgo o qualche altro evento di quel tipo. Poi siamo rimasti e non è successo niente di tutto questo. Già in passato alcuni vecchi colleghi ci avevano raccontato di episodi simili in quel tratto di mare, sono eventi che ciclicamente avvengono. Non so se si tratti di piccoli rilasci di metano o roba simile. Spero solo che, per questo, non ci venga portato via un altro pezzo di mare in cui pescare».
Non è la prima volta, dunque, in cui i pescatori campesi si trovano di fronte a questi getti simili a geyser. Ma per dimensioni l’evento di giovedì scorso, a sentire il racconto dei pescatori, è stato rilevante.
«Potevamo essere lì, del resto in quel tratto avevamo posato delle reti – racconta Ricci, pescatore professionista della flottiglia di Marina di Campo – dopo circa un’ora ero tentato di andare a toglierle dal fondale, poi ci ho ripensato. Sono tornato il giorno successivo e ho segnato con una bandierina il punto esatto». Nelle ore successive le notizie relative all’evento naturale si sono diffuse sul porto di Marina di Campo, quindi - nella giornata di sabato - la Capitaneria e i tecnici dell’Ingv hanno effettuato un sopralluogo con tanto di elicottero e hanno emesso un’ordinanza. Vietato avvicinarsi a meno di 500 metri dal tratto segnalato (coordinate 42° 23.7’ N 010° 05.6’).
«Una precauzione – ha spiegato il comandante della Capitaneria di porto di Portoferraio, Riccardo Cozzani – per garantire al massimo la sicurezza della navigazione. Abbiamo preso questa decisione dopo che un gruppo di pescatori ha segnalato la presenza di emissioni gassose superficiali. Per capirne di più dovremmo attendere l’esito degli approfondimenti scientifici che si terranno anche nella giornata di oggi e che coinvolgeranno tecnici e studiosi». Un altro mistero che si aggiunge e, probabilmente, è collegato a quello dei boati avvertiti spesso al largo della costa occidentale dell’isola d’Elba, mai spiegati in modo definitivo.
La presenza di un’attività geologica sottomarina, secondo gli esperti forse riconducibile a un piccolo vulcano di fango, potrebbe essere la risposta per spiegare entrambi i misteri.
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