«Può essere un vulcano di fango»
L’ipotesi del direttore del Parsec: un collegamento con i boati uditi all’Elba
CAMPO NELL’ELBA. Un piccolo vulcano di fango sottomarino potrebbe essersi svegliato nel mare tra Pianosa, Montecristo e la Corsica. A poche decine di metri a nord dallo scoglio d’Affrica, il faro che emerge nel profondo blu del Tirreno, meta “cult” per pescatori e diportisti esperti. È l’ipotesi - perché al momento di questo si tratta - che potrebbe spiegare il fenomeno a cui hanno assistito, giovedì scorso alcuni pescatori della marineria di Campo nell’Elba. Stavano calando delle nasse in quel braccio di mare particolarmente pescoso, quando hanno avvertito una specie di esplosione e, a mezzo miglio da dove si trovavano, hanno visto sollevarsi dalla superficie del mare un getto di acqua nera, detriti e fango. Potente e ininterrotto, alto una decina di metri per alcune decine di metri quadrati d’ampiezza. Un altro evento misterioso, che si aggiunge a quello degli strani boati, avvertiti spesso dai residenti di Pomonte e Chiessi, nell’estremità occidentale dell’isola. «È proprio in seguito a quei boati – spiega Marco Morelli, direttore della Fondazione Parsec (Parco delle scienze e della cultura di Prato) – che abbiamo approfondito in questi anni le verifiche e le ricerche in collaborazione con Ingv sull’arcipelago toscano. Quei boati non sono mai stati spiegati sino in fondo. Abbiamo escluso rapidamente, tra le possibili cause, fenomeni legati all’attività dell’uomo come l’esplosione di bombe o il passaggio di aerei supersonici. Mentre non abbiamo mai escluso come possibili cause le attività geofisiche sottomarini superficiali».
Un’ipotesi in linea con le testimonianze dell’episodio dell’Affrichella, a cui ha fatto seguito l’ordinanza di interdizione alla navigazione emessa dalla Capitaneria di porto di Portoferraio, in attesa degli approfondimenti scientifici necessari a chiarire quanto accaduto. «È possibile che un evento di questo tipo possa essere legato all’attività di un vulcano di fango sottomarino – spiega il geologo Marco Morelli – si tratta di fenomeni piuttosto diffusi le cui caratteristiche sarebbero compatibili con le testimonianze raccolte in queste ore. Del resto in quella zona del Tirreno le testimonianze di episodi simili sono decennali Mi sentirei di escludere, invece, la possibilità di un’attività vulcanica standard ed episodi legati a terremoti».
Si dovranno attendere gli approfondimenti scientifici per delineare meglio le caratteristiche del fenomeno dell’Affrichella e per mettere in campo delle tesi. «La strada consiste nell’intensificare la rete di rilevamenti sismici e, al tempo stesso, condurre delle ispezioni sottomarine – aggiunge il direttore della Fondazione Parsec – il punto sensibile adesso è stato localizzato, questo è di grande aiuto». Resta da capire quanto un fenomeno naturale di questo tipo possa rappresentare un pericolo per l’uomo. «Ciò dipende molto da quanto è superficiale l’evento – spiega Morelli – se l’emissione avviene a grande profondità il pericolo è relativo, se al contrario avviene in un fondale poco profondo e quindi molto vicino alla superficie può rappresentare un rischio per la navigazione. A tale proposito l’ordinanza della Capitaneria è una giusta precauzione».
Secondo il direttore di Parsec il collegamento tra l’evento di giovedì e i boati più volte avvertiti nell’Elba occidentale può trovare fondamento. «È presto per arrivare alle conclusione, ma non si può escludere un nesso – spiega – del resto i boati non sono mai stati spiegati sino in fondo».
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