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Calenda punta a far slittare i termini della “Marzano”
L’obiettivo è garantire l’occupazione anche dopo due anni dall’acquisto di Cevital Venerdì lo sciopero, Gozzi ribadisce: piano B? I siderurgici italiani non disponibili
PIOMBINO. Prosegue il lavoro del sindacato in vista della manifestazione di venerdì, lo sciopero provinciale dei metalmeccanici col corteo che prenderà il via alle 9,30 dal cavalcavia in largo Caduti sul lavoro, e si concluderà in piazza Verdi col comizio dei segretari nazionali di Fiom, Fim e Uilm, Maurizio Landini, Marco Bentivogli e Rocco Palombella.
Chiaro che l’obiettivo è quello di una manifestazione grande dal punto di vista dei numeri dei partecipanti, ad appenda tre giorni dalla data annunciata (ma ancora non confermata) per l’incontro tra Issad Rebrab e il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. Proprio il 27 infatti ad Algeri è in programma una convention a cui dovrebbe partecipare Rebrab. Se quell’impegno verrà confermato le alternative sono due: lo spostamento in avanti di pochi giorni dell’appuntamento al Mise, oppure la presenza dal ministro del solo Said Benikene, l’ad Cevital, che al timone dall’inizio di gennaio conosce ormai molto bene la situazione di Aferpi.
Del resto nel prossimo incontro il gruppo algerino è chiamato a presentare le linee guida del (nuovo) piano industriale, ma se non interverranno fatti nuovi è difficile immaginarlo come un confronto ultimativo.
Cioè, come è risultato chiaro dagli ultimi incontri, è improbabile che il Governo decida di ingaggiare con Rebrab una contesa giudiziaria (l’algerino è a pieno titolo il proprietario dello stabilimento), meno che mai in assenza di un piano B, visto che approcci più diretti con Sajjan Jindal sono condizionati a un suo eventuale successo nella gara per Ilva di Taranto.
Più probabile che, intanto, Calenda punti a imporre alla proprietà, con un’intesa da mettere nero su bianco, lo slittamento della decadenza dei termini della legge Marzano, che altrimenti prevederebbe al 30 giugno lo stop agli impegni di Rebrab dal punto di vista occupazionale. Tutto ciò quando appunto il 30 giugno è la data in cui Rebrab si è impegnato a presentare gli strumenti finanziari con cui sostenere il piano.
Se i sindacati ormai da tempo hanno chiarito di non credere più a questi impegni, Antonio Gozzi, presidente di Federacciai in questo senso è coerente. In un’intervista rilasciata a QN infatti ha spiegato «che a Piombino è giusto essere preoccupati, visto che a due anni dalla firma degli accordi non è successo niente. Siamo in presenza di un imprenditore non siderurgico che oltre ad avere difficoltà finanziarie non sa niente di siderurgia. Non mi pare poi esista un piano B – ha detto Gozzi – Gli imprenditori italiani che si erano affacciati per alimentare i treni di laminazione con l’acciaio in eccesso al nord hanno fatto altro, dopo che quel piano fu rifiutato perché dava lavoro alla metà dei dipendenti attuali, quindi oggi non credo che siano disponibili». (cloz)
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