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I produttori di pomodoro vogliono maggiori certezze

I produttori di pomodoro vogliono maggiori certezze

Domani a Venturina il convegno organizzato col viceministro Olivero La Cia: «La difesa del settore passa solo attraverso il rispetto degli accordi»

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VENTURINA. Il pomodoro da industria è un pezzo importante della storia produttiva di questo territorio, in particolare a Venturina dove ha sede l’Italian food del Gruppo Petti. Una produzione che deve essere salvaguardata e rafforzata, uno dei simboli del made in Italy agroalimentare.

Di questi temi si discuterà nel convegno dal titolo “Le prospettive del pomodoro da industria in Toscana”, in programma domani alle 16 a Venturina alla saletta “Giorgio La Pira” in largo della Fiera 3, organizzato da Cia Toscana e da Cia Livorno. Tra i partecipanti Pasquale Petti, ad di Italian Food, Marco Remaschi, assessore regionale all’agricoltura, Andrea Olivero, viceministro alle politiche agricole.

Per Cia Livorno «il pomodoro da industria ha necessità di una filiera strutturata e moderna nella quale tutti i soggetti si impegnino a rispettare le condizioni, favorendo la programmazione produttiva con l’industria di trasformazione, all’insegna della qualità e delle esigenze di mercato. Servono innovazione, identificazione e tracciabilità per incidere nelle scelte di mercato e dei consumatori».

La Confederazione italiana agricoltori ritiene «che sussistano tutte le potenzialità per investire su questa coltura utilizzando anche le risorse messe a disposizione dalla Pac e dal Piano di sviluppo rurale. Poco si è fatto regionalmente, per una produzione che rappresenta una delle poche alternative colturali».

Del resto la Cia spiega di aver sostenuto «con convinzione il Protocollo d’intesa per la lavorazione del pomodoro da industria, sottoscritto il 20 marzo 2012 tra Regione, Provincia, Comune di Campiglia, Ato 5 Toscana Costa, Asa, Italian food, e sostenuto da Asport, organizzazioni professionali agricole e centrali cooperative. Un protocollo – dice la Cia – che riunisce l’intera filiera del pomodoro, gli enti pubblici, le aziende dell’acqua e quella dei rifiuti, che impegna tutti i contraenti nel garantire l’occupazione, un giusto reddito per i produttori, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia delle acque e il corretto smaltimento dei rifiuti, per un prodotto di qualità interamente prodotto e lavorato in Toscana».

Secondo la Confederazione quindi la difesa del pomodoro toscano «passa solo attraverso il rispetto degli accordi sottoscritti, senza essere tentati da scorciatoie o speculazioni, che come hanno dimostrato le difficoltà, anche recentemente incontrate, finiscono per indebolire un comparto, che trova la sua forza nell’organizzazione della filiera».

Il programma: apertura dei lavori ore 16 col sindaco Rossana Soffritti, i saluti di Luca Brunelli, presidente Cia Toscana, l’introduzione di Cinzia Pagni, presidente Cia Livorno. Poi gli interventi di Pasquale Petti, di Italian Food, Enzo Rossi (Conserve Italia), Giancarlo Ferri (Asport), Marco Remaschi, assessore regionale all’agricoltura, Andrea Olivero, viceministro alle Politiche agricole. Dibattito e conclusioni con Dino Scanavino, presidente nazionale Cia.

Partecipano anche Gianni Anselmi, presidente commissione sviluppo regionale, Antonio Dosi, vicepresidente Cia, Stefano Francia, presidente Gie nazionale ortofrutta, Massimo Chiavaroli, coordinatore regionale Gie pomodoro da industria. Nel corso della iniziativa, sarà esposta una mostra documentale delle industrie agrarie nella Val di Cornia, a cura di Gianfranco Benedettini (Centro Studi Giuseppe Mussio).

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