Il presidio
“Palla difettosa”, il rugby entra nel carcere
Il progetto della società Amatori Toscana per la diffusione dello sport nel penitenziario elbano
PORTO AZZURRO. Lo sport, in questo caso il rugby, come elemento d'integrazione e recupero sociale per chi, nella vita, ha compiuto degli sbagli. Per il secondo anno consecutivo è in pieno svolgimento, nella casa di reclusione di Porto Azzurro, il progetto "La palla difettosa", un programma che intende fondere il gioco del rugby con la voglia di riscatto e di riabilitazione. Insomma, il mondo ovale si scopre un perfetto alleato, per dare una speranza ai detenuti. «La prima volta che un detenuto ha visto e ha preso in mano un pallone da rugby – si legge nel comunicato di Amatori Rugby Toscana - ha esclamato ridendo che la palla era venuta male: era difettosa. La palla era difettosa perché non era rotonda. Non rimbalza bene. Non si calciava bene. Non si passava bene. E difettosi come la palla da rugby sono quelli che stanno in carcere. Il difetto è la cosa che unisce la palla da rugby con i detenuti. Le cose difettose o si buttano via o si mettono da una parte e li rimangono. Non interessano più a nessuno. Non ci si potrà mai fare niente con una cosa difettosa». Ma ecco l'idea vincente della società Amatori Rugby Toscana, società impegnata nella diffusione del rugby e nell’impegno sociale.
Ha iniziato il percorso nel carcere di Porto Azzurro l'educatore Paolo Madonni, coadiuvato dagli ex giocatori Massimo Mansani e Marcello Serra, in sinergia con il direttore del carcere. Coinvolti 25/30 ragazzi, di età compresa tra i 25 e i 35 anni. Lo scorso anno gli incontri erano limitati a uno a settimana (il mercoledì dalle 13 alle 15). Ma quest'anno si punta a due. «Lo sport – spiegano dalla società – può contribuire al cambiamento. La povertà, che molto spesso porta al crimine, non è soltanto la mancanza di soldi, ma anche di educazione, di valori, di opportunità».
«Il rugby - si legge nel comunicato - è uno sport che potrebbe apparire agli occhi di un profano, un guazzabuglio di botte e violenza, ma in realtà riesce ad offrire nuovi ponti di collegamento alla dignità umana».
In Sudafrica il rugby ha contribuito ad abbattere l'apartheid. Trasferito sulla realtà elbana può dare una mano a uomini che hanno solo bisogno di un'altra opportunità per dimostrare la voglia di riscatto sociale.
Intanto quattro atleti detenuti, tesserati dalla società sportiva Elba Rugby, hanno assistito invitati dalla Federazione Italiana Rugby a Roma per seguire la nazionale impegnata, il mese scorso, nel torneo delle Sei nazioni contro l'Irlanda. Inoltre 3 detenuti hanno ottenuto il trasferimento alle "Molinette" a Torino, dove sono satti inseriti nella squadra che milita in serie C.
Per il progetto di Porto Azzurro la Federazione il Comitato Regionale Toscano Rugby hanno fornito materiali per gli allenamenti, palloni, sacconi, conetti, paline, completi da gioco, toutoraggio tecnico per la crescita di istruttori. Continua le collaborazioni con il Rugby Elba con cui i detenuti in semilibertà si allenano e uno di loro gioca nelle partite di campionato (C nazionale) e con Etruria Piombino.
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