Il Tirreno

da febbraio

Ok dell’Asl e i disabili rientrano al lavoro

PIOMBINO. Un documento che ritarda sul capitolo assicurazione, che rende necessaria la sospensione degli inserimenti lavorativi con conseguente disagio che, non investe solo il “dipendente”...

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PIOMBINO. Un documento che ritarda sul capitolo assicurazione, che rende necessaria la sospensione degli inserimenti lavorativi con conseguente disagio che, non investe solo il “dipendente” momentaneamente a casa. È successo, di nuovo in questo inizio anno alle famiglie con figlio disabile. Per fortuna la situazione si è già sbloccata, si riparte dal primo febbraio (come aveva già assicurato, alla fine delle scorsa settimana, la dirigente medico per le attività sanitarie di Comunità Donatella Pagliacci) ma le persone coinvolte restano stremate.

«Un foglio su una scrivania e la macchina burocratica s’inceppa – racconta un babbo – un “incidente” simile era già successo durante la scorsa estate... capita ogni volta che c’è un cambio per la copertura assicurativa: il disagio di un mese di ritardo si riversa sui ragazzi e su di noi. Mio figlio rientra con febbraio, finalmente – prosegue – e la sua preoccupazione non è certo legata al compenso mensile, pari a 52 euro, ma all’idea di non essere accettato, ben voluto... questo lo ferisce dentro. Per un mese si sentono tutti come parcheggiati a casa, senza fare niente, quasi una punizione. I familiari? Spiazzati perché devono provvedere a non lasciarli soli e per mattine intere».

«Con tutti questi computer negli uffici – interviene una mamma – che non sia possibile inserire una data di rinnovo che poi scatti con regolarità sembra impossibile... Insomma ritardi che accomunano sempre più tutte le cose in Italia, purtroppo anche in questo caso creando problemi sia ai ragazzi che ai genitori...».

Non si tratta di accusare nessuno, tutti concordi al riguardo, anzi: «Vogliamo ringraziare quanti hanno cercato di aiutarci in tutti i modi possibili, operatori, medici – sottolineano i due genitori – ma possiamo solo guardare al futuro con crescente preoccupazione, in tutti i sensi».

Insomma bisognerebbe trovare una soluzione definitiva per far sì che, confermata la posizione Inail, le sospensioni degli inserimenti lavorativi socio terapeutici per i diversamente abili non accadano più. «Importante – concludono i due genitori, che si sono rivolti al giornale come portavoce delle difficoltà – sarebbe mantenere l’impegno di alleggerimento per le famiglia, assicurando sempre il sostegno psicologico per i nostri figli, diversamente abili con handicap già di per sé difficilmente circoscrivibile e che così, proprio grazie alle aziende disponibili ad accoglierli, si sentono più coinvolti nella vita sociale della città».

Cecilia Cecchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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