Il Tirreno

L’uomo di acciaio ha scalato l’isola

di Luca Centini
L’uomo di acciaio ha scalato l’isola

Il record di Zorn: da Cavo a Pomonte in 5 ore e mezzo

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POMONTE. Poco più di cinque ore e mezzo. Giusto il tempo di tagliare l’isola in due, passando dal colore rosso bruciato dell’estremità orientale dell’isola d’Elba alla luce accecante del granito della costa occidentale. Cinquantuno chilometri di sentieri. Un’eternità di sudore, gambe indurite dalla fatica, curve, salite e punti panoramici mozzafiato sulle montagne che dominano il mare elbano. Sono questi gli ingredienti dell’impresa messa a segno da Giovanni Zorn, atleta di San Piero a Sieve, nel Mugello, ma con «una buona dose di sangue elbano, visto che mia nonna è dell’isola e io ci sono venuto tutti gli anni, d’estate», ci racconta lui stesso.

Giovanni, sportivo che si allena ogni giorno da vero “ironman” della corsa in montagna, domenica ha oltrepassto i propri limiti, con un’impresa che mai nessuno era riuscito a compiere sui sentieri dell’isola d’Elba. Zorn ha infatti completato i 51 chilometri della Gte (grande traversata elbana) in 5 ore e 37 minuti e 30 secondi, partendo da Cavo, la località orientale affacciata sul canale di Piombino e arrivando a Pomonte, nel profondo ovest dell’isola. Ha percorso a una velocità sostenuta il sentiero - arteria che divide in due l’isola e ha battuto di una manciata di minuti il record in carica, che apparteneva a Filippo Canetta.

Un’impresa straordinaria, secondo gli appassionati che conoscono i sentieri dell’isola come le proprie tasche e conoscono le insidie che vi si nascondono. «Mi sono preparato a lungo – racconta Giovanni, soddisfatto per aver centrato l’obiettivo – conoscevo già il tracciato. Per anni ho percorso quei sentieri, uno spettacolo nello spettacolo dell’isola. Mi sono allenato duramente e ho cercato di proposito tracciati difficili, per abituarmi alle pendenze e alle difficoltà che ho trovato lungo il tracciato elbano».

Giovanni ha ritardato la partenza, domenica mattina, per dare modo al sole di asciugare i viottoli resi scivolosi dalla pioggia di sabato. Ma la pazienza non è bastata per eliminare le insidie e il record è stato raggiunto davvero sul filo di lana. «Il percorso è molto difficile tecnicamente soprattutto nel suo tratto finale, nella discesa che dal Capanne porta fino a Pomonte, ancora scivolosa per la pioggia». Ma è nel tratto centrale del tracciato che Giovanni ha temuto seriamente di non farcela: «Quando da Procchio ho iniziato la salita verso il monte Perone ho avuto una crisi importante, avevo crampi sia ai quadricipiti sia ai polpacci – racconta – ho rallentato il passo e vedevo sfumare l’impresa, poi mi sono ripreso nel tratto finale della salita e in discesa, la mia specialità sono tornato in carreggiata e ho recuperato minuti importanti». Il team della società Atletica Isola d’Elba ho omologato il record di Giovanni che, in coppia con Federico Matteoli detiene il record anche sul tracciato più lungo Cavo - Patresi. Anche per questo l’uomo di acciaio si ritiene soddisfatto, per lui non ci saranno più sfide sui sentieri dell’isola: «Ora basta con le imprese – scherza – ma di sicuro tornerò a scarpinare sulla mia amata isola. Questo sport permette di godere di tutta la bellezza dell’Elba. È uno spettacolo passare nel giro di poche ore da paesaggi completamente diversi tra loro. Vale la pena faticare, è un sudore ben speso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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