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Aferpi, il piano di soccorso va in giunta regionale
Possibili finanziamenti di 50 milioni per acquistare i semiprodotti per i laminatoi Anselmi: «Ma solo col piano industriale e la dimostrazione che si parte davvero»
PIOMBINO. Il piano della Regione per garantire il circolante e la continuità produttiva ad Aferpi domani va in giunta per la delibera. Come anticipato il 15 gennaio dal Tirreno la Regione userà come strumento Fidi Toscana, garante del credito attraverso le risorse provenienti dal Fondo europeo per gli investimenti.
La disponibilità dello strumento – che potrebbe portare ad Aferpi circa 50 milioni per gli acquisti dei semiprodotti – resta però condizionato dalla presentazione del nuovo piano industriale da parte di Issad Rebrab, come del resto gli ha chiesto da più di un mese, senza ricevere risposta, il ministro Carlo Calenda. Elemento decisivo, quello della presentazione di un piano concreto, che lo stesso Rossi ha evidenziato nell’incontro con Calenda di lunedì scorso.
Gianni Anselmi, presidente della Commissione sviluppo, è da tempo impegnato col presidente Rossi nello studio di iniziative che consentano di sostenere questa fase sempre più difficile della ex Lucchini. «Ma per l’aiuto sul circolante – avverte – oltre a un piano industriale serve anche una concreta dimostrazione che si parte davvero con gli interventi programmati, altrimenti non sarebbe giusto mettere risorse pubbliche in un’attività privata dalla gestione incerta».
Per essere più chiaro Anselmi spiega che secondo lui occorre ancora qualcosa in più: «Rebrab deve anche dimostrare – sostiene il consigliere regionale del Pd – che si va avanti con una gestione sana, attiva, che conta su delle commesse e su un mercato, in grado di produrre utili». Insomma, per lui il finanziamento attraverso Fidi Toscana tutto deve essere «meno che un ponte verso il nulla».
Nessun particolare entusiasmo nel sindacato, visto che del piano industriale non si vede l’ombra, ed è convinzione diffusa che un aiuto seppur importante ma non collegato a un progetto consentirebbe solo di allungare la fase di incertezza e la decisione finale sulla vicenda che Fim, Fiom, Uilm e Ugl chiedono con insistenza al ministro Calenda.
Resta il fatto che lo stabilimento è praticamente paralizzato: da tempo sono fermi il tmp e il tve, il treno rotaie si bloccherà dal 4 al 19 per febbraio per una serie di lavori programmati sugli attraversamenti ferroviari dove sono presenti le linee elettriche che alimentano l’impianto. Sul dopo fonti aziendali parlano di un altro mese di lavoro col materiale ancora disponibile. Ed è naturale a questo proposito che se un ordine di blumi non partirà già nei prossimi giorni, difficilmente il tpp andrà avanti dopo marzo.
Tutto ciò ovviamente con effetti non solo sul mantenimento dei contratti di solidarietà ma soprattutto sul mercato, che rischia di evaporare in contemporanea con l’allungamento degli stop dei treni di laminazione.
In questo clima giovedì si svolgerà il primo sciopero in Aferpi dopo molti mesi, con una manifestazione (partenza alle 9,30 da largo Caduti sul lavoro) a cui parteciperanno i vertici nazionali dei sindacati e un comizio in corso Vittorio Emanuele, davanti al palazzo comunale.
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