Il Tirreno

Unicoop, verso lo sciopero con manifestazione a Vignale

di Cristiano Lozito
Unicoop, verso lo sciopero con manifestazione a Vignale

Fraddanni (Filcams): «L’azienda non ha un piano, ci sono solo esuberi e chiusure» La trattativa non parte nonostante le aperture al dialogo del presidente Lami

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PIOMBINO. Sarà uno sciopero di otto ore con manifestazione a Vignale la prima mossa del sindacato per dare il via alla mobilitazione contro i tagli annunciati da Unicoop: 481 esuberi full time (160 solo a Vignale) che, visto l’alto numero di part time, potrebbero trasformarsi in oltre 600 licenziamenti, più una ventina di negozi in cui è prevista la cessione o la chiusura.

La decisione è presa dal sindacato e sta andando al vaglio delle assemblee, «tutte molto partecipate – spiega Pieralba Fraddanni, segretario della Filcams Cgil livornese – con i lavoratori increduli, sconcertati, per uno tsunami assolutamente imprevisto».

Ieri a Vignale, dove si concentra un terzo dei tagli previsti dal piano di Unicoop, si è svolta dell’assemblea con i lavoratori che hanno deciso di convocare un’altra assemblea il 31, per preparare un documento specifico, in vista della manifestazione che vedrà la partecipazione dei lavoratori dai negozi di tutta la catena.

Non c’è ancora una data precisa, ma è considerata plausibile quella del 3 febbraio, tra l’altro il giorno dopo lo sciopero convocato dai metalmeccanici.

Quella che si è aperta all’Unicoop è infatti un’altra dura vertenza in un territorio già provato da anni di crisi delle grandi fabbriche e dell’indotto siderurgico.

Le recenti dichiarazioni del presidente Marco Lami («la nostra intenzione è trovare un accordo con le organizzazioni sindacali, il piano industriale prevede interventi per il rilancio») sembravano preludere a un incontro in tempi rapidi per iniziare una vera trattativa. Invece non c’è stata nessuna convocazione dei sindacati, che quindi vanno dritti nel loro percorso di mobilitazione, irritati dalle parole del presidente, che secondo loro non hanno finora trovato riscontri.

«Qui si parla solo di tagli – dice Fraddanni – e sfido Lami a indicarmi dov’è lo sviluppo in quel piano. Ci hanno presentato quattro fogli dove si parla solo di esuberi e di cessioni di negozi. E questo sarebbe un piano industriale per il rilancio e lo sviluppo della cooperativa»?

Il sindacato nulla sa dunque non solo delle strategie per il rilancio, ma anche degli strumenti che l’azienda pensa di mettere in campo per gestire un numero così alto di esuberi.

Se non ci saranno fatti nuovi nel giro di pochi giorni, quindi si andrà a un’azione di protesta molto forte.

Ieri, curiosamente, sia il sindacato che l’azienda hanno avuto una serie di incontri con i sindaci: i sindacati per avere appoggio e solidarietà, Unicoop per rassicurare sul fatto che la cooperativa ha un futuro.

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