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La sarta con la passione dello scrivere
Licena Maccanti Pizzi alla soglia degli 89 anni, si accinge a scrivere un altro libro e intanto registra un’intervista per Marzullo
PIOMBINO. Ottantotto anni e mezzo. «Per 89 bisognerà aspettare agosto», afferma con un pizzico di civetteria.
Sono giornate fredde.In redazione Licena Maccanti Pizzi indossa la sciarpa di Graziano, il figlio ucciso da un malore improvviso nell’aprile del 1995. Pochi giorni dopo il suo 36esimo compleanno. Accadde a Parigi dove, diploma di infermiere in tasca insieme ad altre certificazioni professionali, si era trasferito per lavorare all’Hopital Necker enfants malades. Reparto otorinolaringoiatria. Lì, anche i piccoli sordomuti devono imparare ad affrontare i disagi dovuti alla loro malattia. E Graziano aveva fatto uno stage proprio per questo.
Ago, filo e penna Licena è una persona conosciuta. Brava sarta dalle eleganti creazioni femminili. «In sartoria si leggeva Dostoevskij», tiene subìto a sottolineare. Con la nascita delle prime boutique, decise di provare. Prima in piazza della Costituzione, poi in via Petrarca. «Quando cessai l’attività, stavo male, sentivo che mi mancava qualcosa. E così apriii un negozio di biancheria al mercato coperto. Ci sono stata bene, più che “ai quartieri alti”», ricorda sorridendo.
Licena Maccanti è una scrittrice e una poetessa autodidatta. Non più tardi di qualche settimana fa ha registrato nella sede Rai di Firenze la presentazione del suo ultimo libro, “Cristalli di mare” (Bancarella editrice), per una trasmissione di Gigi Marzullo.
Parlarle, o meglio, ascoltarla, - perchè anche quando non sembra, è lei che conduce il gioco -, è piacevole. Un flusso ininterrotto di aneddoti, date e sensazioni che si accavallano, lasciando spazio, in chi ha davanti, ai sorrisi e alla commozione.
La passione per la scrittura l’ha sempre avuta. Prima ancora del lutto inossidabile di fronte al quale non si è arresa subito, appigliandosi per qualche tempo alla possibilità che, magari, potesse esserci un errore.
Poi, in lei e nel grande amore della sua vita, il marito scomparso pochi anni fa, i conti con la realtà si sono fatti strada. «E noi - afferma Licena - ci siamo amati di più. Oreste è stato la colonna portante della mia vita».
Come la fame «Per me - spiega - lo scrivere è una dolce fame spirituale, un desiderio di semplicità, di radici, la voglia di comunicare. E per far capire come vivo la “brama poetica”, potrei paragonarmi a qualcuno che, sul punto di non amare più la vita, di sentirne tutta l’inutilità e prossima la fine, ha cercato il nutrimento che gli mancava: l’espressione di tutti i grovigli che aveva dentro. Scrivere, riversare sulla carta i miei pensieri e i miei sentimenti, descrivere un dramma umano o una impressione, mi dona ogni volta la pace e quasi la felicità».
L’aiuto dei bambini Celine è bionda, ha l’incarnato di una bambolina ottocentesca ed è brava a scuola come lo era lei. Harry ha i capelli scuri e corti mentre la più piccola, Gratienne, prende il nome dal padre e ha i capelli rosso tiziano. A loro, i tre nipotini immaginari, Licena Maccanti Pizzi scrive ogni giorno. «Ho cominciato un po’ di tempo fa. Eravamo sotto Natale e sentivo i bambini dei vicini vociare per le scale. E allora - spiega - ho pensato che magari potevo far finta di averne, di figli di Graziano. E ho cominciato questo diario. Un dialogo muto, in cui immagino le loro vite e la mia. Non sono invidiosa di chi i nipoti li ha davvero. A me i bimbi piacciono. E’ come se mi avessero ridato la vita».
Del Maccante editrice Di scritti, pubblicati e non, ne ha in quantità. E anche di riconoscimenti. I libri, al momento, sono tre. Dopo “Crescendo crescendo” - romanzo autobiografico sulla sua giovinezza e una piccola raccolta per i dieci anni della morte di Graziano, è stata la volta di “Cristalli di mare - zibaldone di pensieri 1945-2015». Nel cassetto, altro materiale per un’altra opera. Con uno sguardo rivolto a quelle che definisce “mamme orfane” come lei. Nel cassetto accanto, il sogno di costruire una casa editrice. Il nome l’ha già in mente, prendendo spunto dal “ceppo” originario della sua famiglia, nel pisano. “Del Maccante editrice”.
Con le palme al cielo Al cimitero Licena non va più da cinque anni. «La vita - dice - è fatta di fasi. Graziano - spiega - mi è stato dato per 36 anni. Ora sono convinta che abbia il suo bel daffare. Missioni da svolgere. Sento più la mancanza di Oreste della sua. Se credo? Sì, un po’ sì. Più nella fede che nelle religioni. La sola preghiera che recito è il Padre nostro. E lo faccio a braccia aperte, con le palme rivolte al cielo. Come se tenessi mio figlio in braccio. Prima pensavo che la vita fosse come un cerchio che ruota su se stesso, dove l’inizio e la fine si congiungono. Ora immagino una prospettiva più ampia in cui niente accade per caso».
L’acciaio buono L’amore di Oreste lo incontrò a Piombino dove già si erano trasferiti gli zii. «Vieni, qua c’è l’acciaio buono, c’è lavoro e ci si può fare una famiglia», le dicevano. In cerca di marito, Licena lasciò Marti, la frazione di Palaia dove era nata e approdò nella città-fabbrica. A cui è rimasta sempre legata, appassionandosi alle attività sociali e culturali. Senza estranearsene mai. Di recente ha scritto a Issad Rebrab, il magnate algerino che ha acquistato la Lucchini, e a Fausto Azzi, amministratore delegato Aferpi. «Sono persone serie, lo sento. A Piombino la siderurgia tornerà. Prima di morire, mi piacerebbe rivedere acciaio buono. Per il resto - conclude - sono serena anche grazie a chi ho vicino e mi aiuta ad esserlo. E che ringrazio di cuore».
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