Il presidio
Aferpi, oggi al Mise sindacati da Calenda ma il piano non c’è
Niente coordinatori rsu, solo segreterie provinciali e nazionali Al tavolo anche la viceministro Bellanova, Nardi, Rossi e Giuliani
PIOMBINO. L’incontro di oggi pomeriggio al ministero dello Sviluppo economico sulla vicenda Aferpi sarà ristretto a pochissime persone: niente coordinatori delle rsu (formalmente secondo fonti sindacali per il fatto che al confronto non è presente l’azienda), segretari nazionali e provinciali di Fim, Fiom, Uim e Ugl, il ministro Carlo Calenda e la viceministro Teresa Bellanova, il presidente della Regione Enrico Rossi, il sindaco Massimo Giuliani, il commissario straordinario Piero Nardi.
Poche persone al tavolo per una riunione che si preannuncia poco formale. Non sarà comunque l’incontro che porterà le novità attese dal sindacato, al centro delle richieste del ministro a Issad Rebrab: dall’imprenditore algerino infatti non sono arrivate risposte sul piano finanziario e industriale, complessivo dei tre progetti, siderurgico, logistico e agroalimentare.
Oggi quindi si dovrebbe capire come il Governo intende affrontare la questione, se cioè fissare un ultimatum a Rebrab oppure dargli ancora tempo.
Sullo sfondo c’è l’ipotesi – in caso di default certificato dal Comitato di sorveglianza legato al mancato finanziamento del piano da parte degli azionisti – del rientro in campo della Procedura Lucchini (ancora titolare, in pegno, di una quota del 27,27 per cento delle azioni), portando con sé la Cassa depositi e prestiti, come chiesto a gran voce dai sindacati.
Ma si tratta appunto di un’ipotesi, col Governo che per il momento non sembra intenzionato a portare la situazione alle estreme conseguenze.
Il problema è che, al di là del piano industriale, il problema immediato è quello della cointinuità produttiva a cui sono legati i contratti di solidarietà. Mancano cioè i semiprodotti e due laminatoi su tre sono fermi. Anche qui c’è un’ipotesi che vede in campo la Regione per garantire con Fidi Toscana un finanziamento intorno ai 50 milioni, ovviamente condizionata alla presentazione di un piano e di un cronoprogramma.
Domani sarà il consiglio di fabbrica, convocato alle nove, a fare il punto dopo l’incontro al Mise, e e poi alle 14 l’assemblea dei lavoratori all’ex Dup deciderà se – come pare scontato nel caso che oggi da Roma non arrivino novità sostanziali – a dare il via alla mobilitazione, con sciopero e manifestazione già nei prossimi giorni. (cloz)
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