Il Tirreno

«Unicoop, quei tagli sono inaccettabili»

di Cristiano Lozito
«Unicoop, quei tagli sono inaccettabili»

L’azienda individua 600 esuberi, via alle assemblee. Gualtieri (Cisl): «Pronti a trattare ma vogliamo vedere il piano di rilancio»

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PIOMBINO. La trattativa sugli esuberi all’Unicoop Tirreno è appena agli inizi: non sarà facile e nemmeno breve. In ballo ci sono 600 posti di lavoro (e forse più considerando che si parla di 481 posizioni full time, ma in realtà sono molti i dipendenti part time), la disdetta dell’integrativo, la chiusura o la vendita di una ventina tra supermercati e negozi.

L’azienda ha chiarito che non procederà in modo unilaterale e che punta a un accordo. Insomma, su quel piano di maxi tagli al personale si tratterà.

Da oggi quindi si parte con l’organizzazione delle assemblee, col sindacato che si presenterà con un pacchetto di scioperi che al momento non pare intenzionato a usare, anche se saranno i lavoratori a decidere. Per completare le assemblee serviranno una decina di giorni, poi si inizierà a discutere «su qualcosa che vada oltre tagli e cessioni di negozi», riflette Alessandro Gualtieri, della Fisascat Cisl.

Perché il problema è che al momento Unicoop non ha presentato un piano industriale, che a dicembre il nuovo direttore generale, Piero Canova, annunciò per un triennio, con l’obiettivo di arrivare a un bilancio positivo nel 2019.

«Siamo pronti a discutere, certo – dice Gualtieri – partendo dai numeri che non ci convincono e sono inaccettabili. Dai conti si capisce che il problema di Unicoop non è certo il costo del lavoro, che è in linea con le altre cooperative italiane, ma piuttosto finanziario e di scelte e strategie commerciali. Poi nelle cose che ci hanno detto sabato ci sono elementi incomprensibili, tra cui chiusure di negozi che avevano un trend positivo, ma soprattutto da lì non è arrivata nessuna risposta su come la nuova dirigenza pensa di ribaltare questa situazione di crisi. Cioè, qui si parla di tagli senza un piano industriale. Su cosa punterà Unicoop nei prossimi tre anni? Come pensa di aumentare il fatturato chiudendo o cedendo una ventina di negozi e supermercati? Sono tutte domande che devono trovare risposte nella trattativa».

Quello presentato ai sindacati dunque è un piano di risanamento che manca non solo della parte principale, e cioè le strategie per il rilancio, ma anche degli strumenti che l’azienda pensa di usare per gestire un numero così alto di esuberi.

Si sa che Unicoop ha accennato alla possibilità di rioccupare nei negozi una parte del personale della sede di Vignale (dove si discute di tagliare un terzo dei dipendenti, cioè 160 su 490), in gran parte con anzianità di servizio relativamente basse, «ma non si capisce come – dice ancora Gualtieri – visto che poi l’azienda individua 95 esuberi nei punti vendita che rimarranno aperti. Ma, ripeto, tratteremo perché questi numeri non hanno senso, così come inaccettabile è l’ipotesi di annullamento del contratto integrativo, che siamo disponibili a discutere per attualizzarlo, ma non certo per vederlo revocato».

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