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Rebrab ribadisce le promesse ma si va verso lo sciopero
L’imprenditore annuncia cantieri aperti entro l’anno per porto e agroindustria mentre due laminatoi sono fermi e il treno rotaie ha materiale per un paio di mesi
PIOMBINO. E’ un Issad Rebrab che come sempre pare impermeabile a tutto quanto gli accade intorno, dagli scioperi in arrivo in Aferpi, al pressing del ministro Carlo Calenda, quello che in un’intervista rilasciata a Parigi al Sole 24 ore, ribadisce il suo mantra: «Capisco i dubbi e l’impazienza, ma a Piombino rispetterò tutti gli impegni presi».
Nell’intervista spiana tutti i problemi che da più di un anno e mezzo hanno impedito lo svolgersi del primo piano industriale (un nuovo progetto corredato dal piano finanziario e da un nuovo cronoprogramma è quanto gli chiede il Governo da mesi) e lentamente fatto arenare anche l’attività dei laminatoi.
Rebrab dunque rispetto al problema del circolante per l’acquisto dei semiprodotti sostiene che «ora grazie all’intervento del Governo il quale ha assicurato che incoraggerà le banche a sostenere Aferpi, e a Unicredit, la soluzione sembra a portata di mano». E’ quanto sperano sindacati e lavoratori, che però ormai non attendono più da lui le risposte, ma dal Governo, inteso come garante di tutta l’operazione.
Riguardo al forno elettrico e al treno rotaie il presidente di Cevital spiega che a febbraio «avremo tutti gli elementi relativi alle gare per le opere connesse», e che quindi «si potrà partire con i lavori di genio civile». E l’aspetto finanziario? Cioè come intende Aferpi far fronte ai pagamenti di Sms Demag per la realizzazione delle opere? Anche qui secondo Rebrab tutti i problemi sono superati, «grazie a grandi società di assicurazione del credito. La tedesca Hermes e la svizzera Serv hanno già garantito il 70% dei primi 200 milioni, ci aspettiamo da Sace (società assicurativa per il commercio estero controllata dalla Cassa depositi e prestiti ndr) un impegno per il restante 30%. Quando ci sono queste garanzie, con le banche non c’è più alcun problema ad avere i finanziamenti per l’acquisto».
Nell’intervista poi cambiano in modo significativo i numeri sull’occupazione prevista: Rebrab abbassa dunque le cifre fin qui conosciute per gli addetti alla siderurgia, ridotti a «750-1000», mentre su porto e agroindustria, per i quali annuncia «cantieri aperti entro l’anno», il presidente di Cevital parla rispettivamente di «350-450 e 2000 addetti», quando per l’agroindustria, ora diventato «pilastro fondamentale dei tre su cui poggia il piano», nel piano originario veniva citata la creazione di circa 700 posti.
Infine, come anticipato dal Tirreno, Rebrab ha confermato di voler entrare in Leali, nonostante il fermo invito di Calenda a sospendere le operazioni, tanto da aver «presentato un’offerta di affitto per tre anni».
Tra gli annunci di Rebrab, il più sorprendente è senz’altro quello della presunta soluzione dei problemi finanziari. Perché se questa è la situazione l’imprenditore algerino avrebbe dovuto già illustrarla al ministro Calenda, che invece in questi giorni ha ribadito di aver chiesto a Rebrab «nero su bianco lo status dell’ottemperamento degli impegni che aveva preso».
In realtà in stabilimento c’è una grandissima preoccupazione, non solo per gli enormi ritardi nella realizzazione della nuova acciaieria elettrica, e pare ormai scontato lo sciopero con manifestazione di venerdì 20. Il problema della continuità produttiva (e quindi dei contratti di solidarietà), con due laminatoi fermi da tempo e nessun ordine di semilavorati in vista, è ormai esploso in tutta la sua evidenza. Lunedì ripartirà il treno rotaie, che lavora quasi esclusivamente per Trenitalia, ma che senza l’acquisto di blumi andrà avanti al massimo per un paio di mesi.(cloz)
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