Il Tirreno

Provincia, cambiano 10 consiglieri su 12

di Mauro Zucchelli
Provincia, cambiano 10 consiglieri su 12

Il forfait del M5s ha spianato la strada al Pd che ha conquistato la maggioranza. Fuori Parodi

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PIOMBINO. Per amor di paradosso si potrebbe dire che è stato il forfait del gruppo M5s del Comune di Livorno a spianare la strada alla conquista di Palazzo Granducale da parte del Pd: nel nuovo identikit dello schieramento consiliare in Provincia, i “dem” avranno otto seggi mentre le sinistre radicali ne avranno due e altrettanti il centrodestra.

Si conferma cioè quanto avevamo anticipato nell'edizione di ieri prima dell'ufficializzazione dei complessi calcoli dei voti ponderati. Già, perché bisogna ricordare che il nuovo consiglio provinciale – con il presidente Alessandro Franchi (Pd) che non era in discussione in quanto scadrà fra due anni – nasce non dal voto dei cittadini bensì da quello dei consiglieri comunali, “pesati” sulla base della dimensione di ciascuna realtà e suddivisi tanto in due distinte urne (una a Livorno e l'altra a Portoferraio) quanto in varie fasce, ognuna delle quali con una propria calibratura.

Quant'è differente il verdetto rispetto all'autunno 2014, quando Livorno era ancora sotto choc dopo la sconfitta Pd che aveva portato il Movimento Cinque Stelle al governo della città capoluogo. Nel voto per il consiglio provinciale era in ballo non solo l'assetto del governo della Provincia ma soprattutto, con la vecchia procedura di nomina ancora in vigore, una casella fondamentale per influire su chi avrebbe avuto in mano il timone dell'Authority: se la coalizione anti-Pd avesse fatto centro, i “dem” si sarebbero ritrovati in palese difficoltà nel mettere in pista designazioni a loro gradite. Tant'è vero che ebbe una immediata accelerazione l'ingresso di Collesalvetti (a guida saldamente Pd) nella geografia dell'Authority…

Ne è passata di acqua sotto i ponti: non abbiamo ancora il nuovo presidente dell'Authority e, nel frattempo, si è sfaldato il fronte che si era aggregato attorno alla figura di Filippo Nogarin al ballottaggio. Risultato: adesso non c'è più un Pd groggy nell'angolo da solo con i suoi sette consiglieri (e, tutt’al più, un feeling con l'unica consigliera forzista ascoltando le sirene romane del Patto del Nazareno) contro 25 in campo avverso. Marco Cannito ha dettato parole durissime contro la giunta M5s, Buongiorno Livorno si è spaccata ed è rimasto solo Marco Bruciati mentre l'ex candidato sindaco Andrea Raspanti e l'ex presidente dell'assemblea consiliare Giovanna Cepparello non perdono occasione per marcare la propria opposizione. E soprattutto il fronte pentastellato si è ridotto a una maggioranza risicata dopo che se ne sono andati Marco Valiani (Livorno Bene Comune), Giuseppe Grillotti, Alessandro Mazzacca e Sandra Pecoretti (Livorno Libera).

Questo lungo preambolo per dire che sembra esaurita la spinta anti-Pd che due anni fa nel voto per il consiglio provinciale aveva corso dietro la leadership di Giuliano Parodi, espugnatore di Suvereto (da sinistra). C'è bisogno di un simbolo di quest'afflosciarsi? Basti guardare proprio a Parodi: resta fuori dal consiglio, al suo posto entra Fabiana Boccini.

Sia chiaro, non è l'unico subentro. Anzi, sui dodici consiglieri uscenti ne risultano confermati solamente due (Scarpellini e Bruciati).

Canta vittoria il Pd. Lo fa soprattutto giocando sul fatto che, sulla base della ponderazione, i 110 voti di consiglieri comunali equivalgono a 38.619. Ma è un puro gioco statistico: il consenso fra i cittadini in carne e ossa è altra cosa. Di più: anche guardando dentro il voto dei consiglieri si rileva qualche “faglia”. Ad esempio, è significativo che Jari De Filicaia, punto di riferimento della sinistra anti-renziana, abbia totalizzato 5 voti su 7, ma in tutti gli altri 19 Comuni solo una preferenza. Al contrario, la leadership di Sandra Scarpellini è stata consacrata dal verdetto nel resto della provincia ma ha raggranellato un solo voto a Livorno città.

In casa Pd si può rilevare anche Maurizio Scatena incassa un consenso diffuso fra le varie fasce di Comuni mentre, al contrario, Pietro Caruso riesce a entrare grazie a un sol voto di un consigliere di Palazzo Civico evitando lo smacco di uno stop. Ed è curioso che si aprano le porte del consiglio anche per Irene Visone con nessun voto.

Sta di fatto che si ripresenta una “faglia” politica che divide il capoluogo dal rimanente territorio provinciale: segno che Livorno si pensa come isola e non ha grandi doti nel presentare un disegno egemone attorno al quale aggregare tutta la costa.

Di là dal mare, all’Elba, intanto emerge nel campo di centrodestra la figura di Ruggero Barbetti: avrà messo insieme voti di tanti micro-municipi ma è quello che ha avuto più schede nelle urne. Difficile credere che a destra tutto questo non peserà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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