Il Tirreno

Senza un tetto, dove il freddo non dà scampo

di Luca Centini
Senza un tetto, dove il freddo non dà scampo

Giacigli di fortuna negli immobili dismessi Viaggio nella disperazione nella zona portuale

3 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. Il termometro segna zero gradi. Portoferraio si sgranchisce le ossa nelle prime ore di una mattina gelida, nella quale il sole fatica a ritemperare l’aria che si carica nella brezza sferzando i volti dei passanti. Sono le 9. Tanti elbani imbacuccati dalla testa fino ai piedi sfuggono momentaneamente al freddo infilandosi nei bar, mettendosi in fila in qualche negozio o al supermercato. È solo freddo, la vita va avanti. Eppure tra loro c’è chi, già da diverse ore, ha lasciato un giaciglio di fortuna, zuppo di umidità e di gelo. Uomini senza un tetto sopra la testa, ma coperti alla meglio da una patina di quella disperazione che è l’unico carburante per andare avanti. A tutti i costi.

C’è una parte remota di Portoferraio che sfugge a uno sguardo superficiale. Invisibile per decoro: sia nelle notti calde della bella stagione, sia nel freddo di notti come quella appena passata. Non deve essere stato semplice trovare un filo di sollievo per chi, tra venerdì e sabato, ha passato la notte rannicchiato nel cortile semicoperto del palazzo del Coppedé, l’immobile che il Comune di Portoferraio sta cercando di piazzare all’asta ormai da anni, senza fortuna. Nel piccolo corridoio, tra rifiuti e cartoni, c’è chi ha sistemato una vecchia rete, con alcune doghe in legno mancanti. Alcune vecchie coperte e dei panni raggomitolati sono sistemati come un guanciale. Accanto c’è un telo steso sul pavimento, con un piccolo materassino di colore blu dove qualcuno, solo poche ore prima, ha cercato di appoggiare la testa stretta nella morsa del gelo. In questo caso la disperazione è stata più forte dei mattoni e della calce: il Comune, infatti, aveva murato nei mesi scorsi gli accessi all’immobile, chiudendo finestre e portoni. Eppure, in alcuni punti, i muri sono stati abbattuti. Il corridoio è tornato accessibile ai senzatetto, sono stati ricavati dei pertugi anche intorno alla palazzina che, probabilmente, è vissuta anche all’interno. Ma è tutta la zona retroportuale ad accogliere nelle notti più lunghe coloro che non hanno un posto dove andare. Per anni gruppetti di giovani, in prevalenza immigrati, hanno trovato scampo nei capannoni dismessi nell’area del Cantierino, vivendo in condizioni disperate tra rifiuti, bottiglie di birra ed escrementi. Una situazione pericolosa anche dal punto di vista igienico che nei mesi scorsi ha richiesto l’intervento dell’amministrazione comunale. Sono stati murati alcuni accessi, chiusi i varchi con reti e cancelli. Non sappiamo se, in queste ore fredde, qualcuno ha trovato un modo per aggirare gli ostacoli. Ma una cosa è certa. I cancelli e i mattoni chiudono i passaggi, ma non risolvono i problemi di chi non sa dove andare. A qualche centinaio di metri dal Cantierino, nel blocco degli spogliatoi del vecchio campo della Bricchetteria, un vecchio rottame di uno scooter si para davanti all’ingresso. Anche in quel caso ci sono dei mattoni spaccati. Ci sono varchi aperti dalla disperazione. Dentro quelli che erano degli spogliatoi riemergono rifiuti, cartoni. Ma ci sono anche dei vecchi materassi sporchi, sistemati sul pavimento e incastrati un po’ alla meglio. Un odore forte - di chiuso - quasi stride a contatto con l’aria gelida della mattina. Insopportabile, osceno, ma non per chi non ha alternative.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera